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Alcuni tifosi hanno suggerito di chiamarlo Palombino, come la roccia calcarea e compatta. E José Luis Palomino una roccia lo è davvero: i suoi 188 centimetri in 87 kg fanno di lui un gigante facile da individuare in campo. Che fosse un acquisto di un certo peso, quindi, lo sapevamo già, ma che potesse ricoprire così bene il ruolo di vice Caldara no, nessuno l’avrebbe scommesso. Ieri invece è stato il migliore in campo contro la Roma, in una partita mai decollata per gli orobici, su un campo dell’Atleti Azzurri d’Italia costellato tanto di buche quanto di buchi.

QUANTE BUCHE…- Prima partita di campionato in casa. Niente di più letterale dal momento che il presidente Percassi ha potuto acquisire ufficialmente lo stadio, ex Comunale, lo scorso 8 agosto, che ora è a tutti gli effetti casa dell’Atalanta. Tanta euforia e tanti lavori previsti con l’abbattimento delle curve che renderanno l’impianto sicuro e a norma Uefa. Si pensa alla cornice, ma si deve pensare anche al quadro: ieri il terreno di gioco era costellato di evidenti falle ancor prima del fischio d’inizio di Giacomelli e a poco sono valsi i lavori di contenimento dell’ultimo minuto dei giardinieri che hanno innaffiato il campo. Caldo e buche non sono e non devono essere delle scusanti per questa Atalanta, ma ora che finalmente abbiamo uno stadio di proprietà è bene porre rimedio una volta per tutte ai problemi del terreno di gioco con un restyling ad hoc.

…E QUANTI BUCHI- Rettangolo verde a parte, l’Atalanta è ferma al palo, e non mi riferisco solo al legno di Ilicic. La mancanza di Conti e Spinazzola, che lo si voglia o no, si sente: Hateboer e Gosens, entrambi reduci dall’Eredivisie, devono ancora rodare in Serie A. L’olandese ha fatto bene in pre-campionato ma gli manca quella continuità del titolare che non ha da gennaio, mentre il tedesco ha brillato in alcuni spunti di partita ma ha ancora tanta strada da fare per diventare l’uomo chiave della fascia sinistra. Il vero problema sembra però essere ancora una volta il reparto offensivo: Kurtic e Petagna non convincono. Il mister sceglie di affidarsi al carrarmato triestino, che durante l’estate non ha fatto pace con il problema del gol: quando lo servono, è al posto giusto ma senza il piede giusto e il numero di palloni persi, lisciati o colpiti male resta troppo alto. Scene già viste, come quella di Kurtic sottoporta che schizza al cielo la sfera. La scena inedita è la spinta del biondo Cornelius, che si dà da fare ma deve prendere le misure con la porta italiana. Se gli attaccanti replicheranno la scarsezza di gol della scorsa stagione, anche quest’anno ci dovremo affidare ai difensori, goleador dell’Atalanta ’16-’17, e il roccioso Palomino sembra fare al caso nostro.
PALOMINO- Toloi e Masiello non hanno più l’età: scherzi a parte, i due “vecchi” dell’Atalanta hanno faticato non poco a tenere a freno le incursioni giallorosse, ricorrendo a falli che hanno regalato punizioni nocive alla Dea. Nella gara tra chi ha difeso peggio, gode solo Palomino, l’uomo che non ti aspettavi: perché alla sua prima in A, perché non più giovanissimo nemmeno lui e perché non ha mai brillato in carriera. Ma si sa che da noi gli argentini sbocciano e così, tra una canzone latino americana e l’altra che il connazionale ballerino e compagno di stanza gli propina, le ottime prestazioni del difensore centrale fanno ben sperare per il futuro. Palle recuperate, ottime chiusure e quella fisicità che nell’area piccola mette in crisi, chiedere a un professionista del calibro di Dzeko. Con il Lille era stata una bellissima sorpresa, contro il Valencia una piacevole conferma: difesa perfetta e gol della vittoria. Ha capito perfettamente come gira all’Atalanta e ora lo attendono le reti da bucare in campionato.

IL DOPO CALDARA- Se in campionato giocherà ancora però, perché al momento è solo il sostituto di un Caldara non al meglio della condizione dopo il problema al tendine d’Achille. «Ancora una settimana d’allenamento e sarà pronto», aveva detto il Gasp alla vigilia della sfida con Di Francesco, probabile che quindi contro il Napoli vedremo il rientro in campo del giovane bergamasco. Mercato permettendo, visto che le ultime parlano di un’ulteriore spinta bianconera non solo su Spinazzola, ma per trasferire entrambi in quei di Torino. Una forzatura di cattivo gusto dopo la vicenda del folignate e la multa che rischia, fermo restando che in questo caso la volontà di Caldara non sarebbe così forte. Ma anche se l’ultima decade di mercato dovesse riservare un’ulteriore perdita ai nerazzurri, avremo di che consolarci: con José Luis Palomino siamo in una botte di ferro, anzi, di roccia. L’Atalanta ha il suo Palombino.