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È bergamasco, ha ventisei anni, è alto 1,89, pesa 76 kg e all’Atalanta è cresciuto, ha esordito e si è fatto notare in tutta Europa. Lo so, pensate che stia parlando di Roberto Gagliardini, invece no, ho appena ritratto le principali caratteristiche di Mattia Caldara. Nessun fraintendimento però, la descrizione si cuce su misura addosso a entrambi i nerazzurri, chi di Bergamo, chi di Milano. Due facce della stessa medaglia, ma quella dorata del primo gradino del podio. Cambia il ruolo, ma non l’importanza delle pedine, entrambe strategiche per il gioco di mister Gian Piero Gasperini. Che li lancia sul campo e sul mercato a prezzi esorbitanti, per poi riprenderseli a suo piacimento a metà della spesa, come il più abile dei giocolieri. E adesso le palline di Zingonia sono pronte per tornare tra i piedi del centrocampista di Dalmine. L’Inter sorride, i suoi tifosi anche, ma forse si sbagliano.
 
TUTTO DACCAPO- Prima di tutto, restituirebbero al mittente al prezzo di 13 milioni (la sua valutazione) un ragazzo preso a oltre 22. Quasi la metà, quindi, ed è l’EuroDea a sorridere. Così facendo, infatti, vanno a rinforzare il centrocampo di una squadra già fortissima sulla mediana, ormai da più di un anno diretta concorrente per l’Europa più bella. Non certo una mossa furba. Non solo, la dirigenza impaziente e ambiziosa dell’Inter alzerebbe per l’ennesima volta bandiera bianca di fronte a un talento che ancora non aveva dato tutti i suoi frutti, nascondendosi dietro al trito e ritritoè il solito giovane che brilla nelle Provinciali ma nelle grandi squadre non esplode’. I nerazzurri milanesi si privano di un uomo di sacrificio, educato e rispettoso, prima che di un calciatore, che con mister Antonio Conte stava incominciando a ingranare. Invece no, dovranno ripartire da zero, che sia con un Sandro Tonali o un Radja Nainggolan, sarà comunque un profilo che si dovrà reiventare, adattare dall’inizio al gioco, al gruppo, al modulo, agli obiettivi dell’Inter 2020/21. Esattamente la ricetta contraria a quella vincente seguita dall’Atalanta: mantenere da anni gli stessi titolari fissi, lavorare su di loro per farli crescere e renderli insostituibili. Come quel Robin Gosens corteggiato proprio dall’Inter, che magari tra tre anni farà ritorno alla Dea, indebolito e sfiduciato.
 
DOPPIA SFIDA- Con il tecnico da Panchina d’Oro, Gagliardini ha già vinto la sua sfida: Gasperini l’ha voluto in campo allora con la prima squadra, l’ha mostrato al mondo e adesso, dopo tre anni, gli ha fatto sapere che non ha mai smesso di credere in lui. Ora è a Roberto Mancini che deve dimostrare di valere una maglia azzurra per l’Europeo e l’occasione ner-azzurra è più che ghiotta: sotto le Mura ritroverebbe la continuità e la possibilità di mettersi in luce. Prima però, deve vincere un’altra sfida: abbattere le resistenze di alcuni nerazzurri e tornare a farsi amare dal pubblico di casa. Marten de Roon e Remo Freuler sono gli idoli incontrastati del centrocampo orobico, e c’è anche un certo Matteo Pessina pronto al grande salto, che tornerebbe all’ovile a costo zero. Pesano invece, su Gagliardini, i 2 milioni di ingaggio, anche per le tasche di patron Antonio Percassi. Ma con Caldara la minestra riscaldata, servita su un piatto d’argento in pieno inverno, ha dato i suoi frutti: la Dea ha rinforzato il suo tallone d’Achille delle retrovie, il neo papà ha ritrovato fiducia, passione e un 4-1 in Champions League. Gagliardini, incollato alla tv, qualche pensiero se l’è fatto.