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Due gol nel primo tempo, gara in cassaforte, ripresa lenta e incassata. No, i titolari devono ancora entrare e la partita ri-inizia qui, Muriel e Ilicic innescano il terzo tempo e sfiorano il tris nel nuovo tridente con Pasalic. Sei punte, sette con il difensore offensivo Romero. Ed è proprio sui goleador nerazzurri che mister Gasp, in piena emergenza esterni, ridisegna il motore per volare senza ali. 4-2-3-1, la Dea fa subito amicizia con il poker di musicanti in retrovia, neanche fossero quasi cinque anni che non partiva suonando così. Ma ormai si conoscono tutti così bene da contarsi i nei, e giocano a memoria in qualsivoglia schieramento. Un doppio ‘batti 5’ da 55 punti come la Juve, 65 gol come la capolista e ‘quasi’ come il Bayern (78), di cui 56 su azione. E con Gollini, dopo tre settimane, torna pure il clean sheet.
 
GOLLINI CHIUDE LO…SPORTIELLO- Polemiche zittite da una parata alla Neuer che l’X la fa ma non la vuole: la Dea finora subisce un gol in meno della capolista in Bundes. Se vedere Sportiello per 5 90esimi ha aiutato Gollorius a ‘rappare’ tra i pali col ritmo giusto, aumentando la sua fame d’azzurro con Lasagna davanti all’ora di pranzo, è un metodo che va registrato per non perderne i diritti. Se riguardiamo numeri e stato di forma, per un po’ rivedremo il 95 tra i pali: ha giocato 3 gare in più, ha preso 10 gol in meno, e fa 9-3 il conto dei clean scheet sull’ex viola. Sportiello torna a prender freddo ma si scalda per fare ‘sliding door’ al primo inciampo ferrarese. Ma così c’è davvero bisogno di un primo ultimo uomo dal mercato?
 
SUPER MALINOVSKYI- Concreto e cinico, proprio come piace a mister Gasp, che vuole raccogliere punti, vittorie, reti. Il suo mancino fa tremare l’area, poi Silvestri gli chiede cortesemente dove batterà dagli 11 metri, ma lui fa orecchie da mercante e scopri che è più freddo dei soliti battitori. Ne ha sbagliato solo uno dal dischetto, 8 mesi fa vs Donnarumma, ma ne ha trasformati 10, e il Genk se lo ricorda bene. Fa il lavoro sporco, ci mette la testa su l’assist e tutto il corpo per riprendersi la maglia: dopo la sosta, prevedo che la sana competitività non si fermerà alla porta.
 
CAPITAN TOLOI- Infine un plauso al leader silenzioso dell’Atalanta, Rafael Toloi, che non abbandona la nave anche se sta affondando in un mare di sangue, che controlla il nervosismo e non vede rosso mettendoci le pezze, non solo in volto, ma un po’ ovunque tra Barak e Zaccagni. La Nazionale se la merita e se lo merita, non solo per allungare la panca.