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Se la sono vista davvero brutta ieri sera i bianconeri. Quella Provinciale che gli insegnava a giocare a calcio a casa loro, ad abbassare la testa e a pedalare, gli stava meritatamente strappando i 3 punti e il sogno scudetto. Che onta. Ma, a un tratto, l’illuminazione: se tatticamente, tecnicamente e fisicamente non potevano nulla contro la Dea, il regolamento poteva dar loro una mano (e un braccio). E così, Paulo Dybala e Gonzalo Higuain, non sapendo più che pesci pigliare, sperano almeno di agganciare un braccio avversario. Ma non è colpa loro, sono il regolamento e la sua interpretazione ad essere folli. Come sempre in Italia, non solo nel calcio per carità, a trionfare alla fine non è la meritocrazia, ma la furbizia. Vince il più astuto, non il più forte. Vince la Juve su rigore, non l’Atalanta che si è spesa e sacrificata con qualità per oltre 90’. Sì, per la Juve quel punto vale quanto una vittoria perché, rigori a parte, la gara l’ha persa malamente su tutti gli altri fronti.
 
NIENTE PAURA- Che poi non avrebbe nemmeno giocato male in sé la banda di Sarri, ma a farla sfigurare ci ha pensato una Dea eccezionale, da Finale di Champions League. E non parlo solo del tridente delle meraviglie, anzi, Ilicic non era ancora in perfette condizioni, Gosens ha alzato bandiera bianca nel riscaldamento, e il gol dell’1-2 è arrivato da Muriel e Malinovskyi, i due panchinari di lusso. Parlo della mentalità vincente di un team che non si pone limiti, che non ha paura di aggredire la capolista fin dal 1’ perché sa di avere il 100% in fiato ed energie, senza entrare in risparmio di batteria. Gioca meglio con le Big, questa EuroDea, non con le piccole che le tolgono spazio e si chiudono. Mister Gian Piero Gasperini ancora una volta ha azzeccato modulo, tattica e cambi, mettendo in difficoltà l’avversario. Ma ha anche capito che questa Dea comincia a dare fastidio, come ha sottolineato a fine gara, per gli introiti che riceverà dalla Champions, per la bravura nel centrare obiettivi che nemmeno squadre col doppio del capitale raggiungono. L’Atalanta non voleva, né doveva, forse, lottare per lo scudetto, eppure eccola lì sul podio, con quei fuoriclasse che non arrivano ai 2 milioni. La città all’ombra di Milano, solo col duro lavoro, la forza di volontà, la fame e la passione- questa sconosciuta!- ha messo in ombra le squadre di Milano, della capitale e perfino la capolista.
 
RIGORI E REGALI- Già, mezza Europa ieri sera ha guardato la partita e ha capito solo dopo 10’ che i verdi non erano i primi in classifica. Eppure nella nostra Penisola la classifica marcatori è dominata da Ciro Immobile e CR7 che si contendono la bravura nel tirare in rete dagli 11 metri davanti al portiere (e vorrebbero pure la Scarpa d’Oro!), e non dalle prodezze a bomba di Malinovskyi, dai dribbling da cui nascono le magie nel sette di Ilicic, dalle cannonate da fuori area inventate da Muriel, dalle zuccate di difensori goleador come Toloi. Davvero l’Italia preferisce questo calcio, passato dai 16 ai 50 tiri dal dischetto stagionali? Si emoziona con rigori e regali piuttosto che con la bellezza di possesso e pennellate, corse instancabili e verticalizzazioni evergreen? Fate la vostra scelta ma, se la risposta è sì, l’Atalanta non è per voi, non è per l’Italia e per questo suo regolamento mal interpretato. È per l’Europa, per il calcio vero, giocato, sofferto e vinto, solo meritatamente. Perfino gli juventini, che hanno portato a casa (quasi) tutto e hanno giocato con formazioni storiche, sanno che questa Atalanta è di un’altra categoria. Sanno che se gioca così contro il Psg non ce ne sarà per nessuno, né per Mbappè, né per Neymar. Lisbona è un po’ fuori mano, ma con gli arbitri internazionali sarà in buone mani, certa che dimostrando il suo valore potrà raccogliere il bottino a piene mani. Sognando di sollevare al cielo, proprio con quelle mani tanto incriminate, una Coppa che vale molto, ma molto di più, di uno scudetto di rigori.