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Alejandro Dario Gomez, Marten de Roon, Sam Lammers, Ruslan Malinovskyi. Lo confesso, al fischio d’inizio la pensavo come mister Gian Piero Gasperini: ad essere in svantaggio era il Napoli, distratto da ricorsi e positività, isolato e rinchiuso a Castel Volturno da giorni, senza possibilità di giocare con le nazionali e alzare il ritmo. Ma poi, al fischio finale, dell’Atalanta salvo solo i nomi sopracitati, con Gomez mai sceso in campo nell’Argentina, de Roon e Malinovskyi rientrati all’ovile per squalifica e Lammers #rimastoacasa. Con l’unica eccezione di Berat Djimsiti, che ha giocato fino a quattro sere fa ma ha fermato finalmente quel marziano di Osimhen. Peccato non abbia meritato il posto da titolare in una formazione inedita e annicchilita di fronte a un Napoli che, tolta la mascherina, ha mostrato in anticipo la maschera di Halloween. Travestito da Atalanta per 45’ thriller e 20’ horror.
 
FORMAZIONE SCHOK- Dal 23’ al 43’ del primo tempo una Dea inerme e mai, dico mai, nella trequarti d’attacco, vede il Napoli e piange non due, ma quattro volte. Nell’11 titolare mancano Hateboer (certo, mercoledì sotto gli occhi del Gasp ha quasi regalato un gol all’Italia…), Freuler (carico di rete e assist con la sua Svizzera), Malinovskyi, Muriel e Miranchuk, che resta ancora in panca. Fabio Depaoli al debutto non convince, liscia in difesa e non corre in corsia, Pasalic non ce la fa (più) a stare in mediana, Zapata non carbura e la difesa è da mani nei capelli. Lo era anche contro Torino, Lazio e Cagliari, lo è da sempre, ma contro un Napoli da scudetto i ricci si fanno capricci. José Luis Palomino praticamente non scende in campo, va a vuoto su ogni pallone e nonostante Cristian Romero ‘spalleggi’ Mertens e salvi qualche sfera, finisce presto per imitarlo. Persino Sportiello, al poker, non si butta sul suo angolo. Avranno pesato la stanchezza, i viaggi in charter, i doppi impegni, ma c’è dell’altro. La Dea è ormai una Big e a dirlo sono i telecronisti: “Non è il Napoli ad aver vinto, ma l’Atalanta ad aver perso”.
 
SCOPPIA LA BOLLA- Ringhio ringrazierà pure la bolla, ma adesso che è scoppiata dovrà stare attento a non scivolare tra acqua e sapone. Il calcio ai tempi del Covid è questo, una girandola di vantaggi e svantaggi, di isolati out e negativi disponibili, di esiti improvvisi e formazioni da reinventare. Tutto falsato? Può darsi, quel che è certo è che l’Atalanta vuole andare avanti a giocare come ha detto mister Gasp in conferenza, che però non deve aver letto negli occhi dei suoi quello stesso mordente all’intervallo. Da questa Atalanta ci si poteva aspettare persino un 4-4, ma i cambi a inizio ripresa (Djimsiti per Palomino e Mojica per Zapata) hanno solo aperto l’ombrello sulla pioggia di gol. 

I KO PORTANO FORTUNA- Un capitolo a parte, poi, lo merita Ilicic e la sua prestazione incolore. Fa bene rivederlo in campo tanto quanto fa male vederlo sbagliare semplici passaggi, cross e dribbling. Ma Gasperini ci crede, lo sloveno pure e nei 18’ del secondo tempo in cui rimane in campo si accendono spiragli di luce sul San Josip che fu e tornerà ad essere. Più gioca, più si reincarna nell’alieno dal sinistro d’oro. Gli serve spazio nella prateria, minuti sul cronometro, gare da decidere. Mercoledì c’è il Midtjylland, sabato la Sampdoria che ha travolto la Lazio. Ora il gioco si fa duro, e se l’incubo con cui il Napoli ha svegliato l’ex capolista dall’attacco stellare somigliasse al 7-1 dell’Inter e al 4-0 di Zagabria, mi viene da dire solo una cosa. “Mettiamoci comodi”.