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Di epico, in quel 4-3 di Parma, c'è gran poco. Altro che Italia-Germania, la partita del secolo. Rischia quasi di essere la partita dell'anno, in negativo, se non si invertirà la rotta: una fotografia di ciò che si è visto in questo primissimo scorcio di stagione e una diapositiva sul futuro che potrebbe tetramente stagliarsi all'orizzonte. Tanta sofferenza, un bel po' d'ingenuità, il tutto mitigato solo da una reazione tardiva ed effimera.

Ci si interrogava sull'attacco, sui gol che parevano l'oasi nel Sahara. Sono arrivati, e meno male, ma si è dimenticato tutto il resto. I fondamentali, a partire dalla difesa. Allo sbando. Tocca fare anche mea culpa: chi scrive aveva apprezzato l'arrivo di Yepes; rischia invece di tramutarsi in un abbaglio di mezza estate. Quattro gol incassati dal Parma, ovvero la squadra che finora vantava il peggior score di tiri nello specchio della porta. Una metamorfosi kafkiana delle trame offensive ducali o situazioni kafkiane nella retroguardia nerazzurra? Parrebbe più credibile la seconda, di ipotesi.

Colantuono dovrà rimettere insieme i cocci del Tardini: già, e con quale collante riassettarli? Forse con la vecchia Attak che ha nella cassetta degli attrezzi, il 4-4-2 rottamato ma da reimmatricolare presto. Si è sbloccato il Tanque, con lui anche Jack e Livaja, i tre tenori del tridente originario. Lampi d'ottimismo, saette di sereno in una serata buia.

Bene, il vecchio modulo può comunque fornire tre maglie per i tra big d'attacco, a differenza del 5-3-1-1 che a Parma è naufragato nel paradosso: troppo difensivista, e con quattro gol sul groppone. Roba da Linea gotica. Ripartire, un refrain che pare un mantra in questo primo scorcio di plumbea stagione. Farlo con l'Udinese non è il massimo: ma, a proposito di Linea gotica, anche la disperazione – non siamo ancora a questi livelli, ma l'umore della piazza non è quello dei tempi migliori... – impone dei doveri.