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Non fate quelle facce. Ho visto la gara di ieri contro un’Udinese che, dopo soli quattro giorni dalla gara con la Dea, d’improvviso è sembrata fortissima. Non dico che la Roma andrà in Champions grazie ai passaggi a vuoto di Smalling, alle dormite di Cristante o alle scelte di Fonseca che lascia il migliore in panca. Lo dico solo per una questione di matematica: i giallorossi, a -12 e 9 gare dalla fine, si sentono ancora in corsa per l’Europa più bella. Bruno Peres la vuole, anche a costo di vestire i panni di Tom Cruise in Mission Impossible e fare il killer come il cmpagno Perotti. La Roma, in evidente caduta libera, rincorre ancora l’Atalanta. E allora la Dea, a -12 dalla capolista e in evidente volo libero, punta alla Juve e spera in un suo passo falso. Fa meno ridere immaginare questa Dea con tricolore e Coppa, che questa Roma ai sorteggi di Nyon.
 
DEA DA JUVE- Forse è l’unica squadra che regge il confronto dell’Atalanta, che ha inanellato 7 vittorie consecutive in A, centrato la porta 12 volte in 11 giorni e in 4 gare, raccogliendo- e questo numero ritorna magicamente ancora- 12 punti. Forse è l’unica squadra a giocare con la stessa astuzia nerazzurra, consumando il Napoli nel primo tempo e facendogli credere che sì, anche le forze bergamasche si sono esaurite. Ma Insigne e compagni non avevano studiato il famoso ritornello orobico del ‘Mola Mia’- ‘Non mollare mai’, e hanno assistito scioccati ai colpi da cecchini che Pasalic e Gosens hanno riservato loro una volta usciti dal tunnel del divertimento post break. Sicuramente, la Juve, è l’unica squadra che l’Atalanta non è mai riuscita a superare in classifica. Per ora. Perché tecnica, qualità, ambizioni e Big non le mancano affatto, e questi ingredienti bastano e avanzano per un dolce da primato. Serve solo un investimento alla 'Provinciale', un Marcos Senesi in attacco o un Alessandro Florenzi sulla mediana, perché tra 3 mesi si intrufoli nella lotta Scudetto. Una mina vagante che finalmente, dopo anni, terrà testa alla solita vincitrice.
 
PROVA DELLE 9- Nove gare di fila vinte dalla Dea, sette in Serie A e due in Champions League, altre nove rimaste di qui alla fine, per doppiare un traguardo storico e…presentarsi ad agosto alle Final Eight. A tre gare secche dalla Coppa, praticamente come una Semifinale, dove la Juve, per esempio e per restare in tema, ancora non c’è. In ballo non c’è solo il terzo posto e una Finale che riscriverebbe le leggi del calcio (ma se non a Lisbona, dove?), c’è anche un record di punti e di reti segnate, che ‘danno i numeri’: 87 punti e 109 gol tenendo, per punti e reti, la costante media dei 3 a partita. Superando quota 100 e un certo Bayern Monaco. Perché un Thomas Muller ce l’ha anche l’Atalanta e si chiama Papu Gomez.
 
‘SOSTANZA’ DELLA DEA- Quindici assist al bacio per altrettanti gol, il capitano dell’Atalanta è il recordman di Serie A, il primo a riuscirci in quindici anni. Quattro assist di fila nelle ultime quattro gare, ma sarebbe un peccato mortale fermarsi solo ai numeri, ai cross pennellati, alle parabole precise, ai tiri a spiovente che centrano sempre la buca numero 18. Papu Gomez è molto di più di questo, è il capitano che negli spogliatoi striglia i compagni per cambiare volto alla gara: “Torniamo in campo e la ribaltiamo”, aveva detto nel break contro la Lazio, “rientriamo e la chiudiamo”, ha tuonato alla pausa tè pre Napoli. Papu Gomez è quel jolly che dove lo metti sta e fa pure bene, è quel fantasista dotato di genio e vivacità che fa un passo indietro al momento giusto per regalare agli altri la gioia di esultare. Papu Gomez è quel folletto che fa ubriacare Politano prendendolo- letteralmente!- in giro, per poi correre di scivolata dall’altra parte del campo e salvare la palla gol di Lobotka. Papu Gomez è quel numero 10 che dovrebbe pretendere un minimo di turnover, e invece è il primo a calcare il prato verde e l'ultimo a uscirne, nemmeno con dieci cambi verrebbe sostituito, sarebbe l’unico a rimanere, sempre. Ma soprattutto, Papu Gomez, è il giocatore che tutti vorrebbero e invece nessuno vuole davvero. Niente sirene di mercato, pazzesco, ma meglio così per la Bergamasca, che si gode il suo giocatore ‘di sostanza’. Già, caro Zeman, fossero tutti ‘dopati’ di energia, corsa, carisma e fantasia come il Papu, sarebbe davvero un mondo migliore.