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Sono i numeri a raccontare un match che ha dell’incredibile: trentanove i tiri dei giocatori dell’Atalanta verso la porta avversaria senza riuscire a fare gol, di cui dodici solo di Zapata, due traverse, nove parate e quattro miracoli di Vicario. Già, mentre il portiere dei toscani faceva gli straordinari a Bergamo per affinare il contratto, guarda un po’, proprio con la Fiorentina, la Juve inseriva Aké e Pinsoglio per renderle le cose ancora più facili. E la Dea ha presto mollato il colpo, ma in fondo in fondo l’aveva già fatto tempo fa, all’inizio del girone di ritorno, spartiacque di questa stagione amara: quella contro l’Empoli è stata la settima sconfitta interna in 19 gare, solo 4 le vittorie raccolte in casa in tutta la stagione, una sola nel 2022, 59 i punti totali, meno dei 60 del 2017/18. E’ la stagione più fallimentare di tutte, dall’era Gasp. Ma ora almeno l’Atalanta potrà ricominciare, senza il peso di partite in più a Ferragosto contro avversari impronunciabili, per tornare in zona Champions, la sua vera casa in tutti questi anni.

SPECCHIO DELLE MIE TRAME- Dopo tre anni consecutivi al terzo posto in classifica, raggiunto anche lo scorso 12 dicembre quando si parlava di scudetto e vittoria dell’Europa League, la Dea ha subìto un tracollo negli ultimi quattro mesi. E la partita di ieri è stata la sintesi perfetta di una seconda parte di stagione dominata da infortuni, partenze, sfortune, Covid, torti arbitrali, prestazioni sottotono, errori in fase difensiva, l’ultimo passaggio che non arriva mai. E ora, con mister Gasperini che al 99% rimarrà con la benedizione di Percassi e Pagliuca, si apre un dilemma per la Dea: ripartire subito con questa squadra, senza troppe rivoluzioni, per cercare di risalire la china europea complici i mancati impegni dell’infrasettimanale oppure rischiare di prendersi un anno sabbatico per rifondare una squadra nuova, con tante partenze e nuovi giovani? Sarà tema del dibattito della tavola rotonda attesa a Zingonia in settimana.
NUOVO CICLO AL VIA- Il primo a decidere del suo futuro sarà Josip Ilicic, che tanto è mancato da gennaio a oggi, e si è visto nelle sette giocate da fuoriclasse prodotte in 12’ nonostante l’evidente calo della condizione fisica. Ma la classe e la tecnica sono rimaste intatte. All’orizzonte si delinea un ‘mix and match’ di veterani e giovani: Palomino e Toloi hanno rinnovato, Freuler pure, Zapata anche, de Roon è a un passo. A imparare da loro ci saranno i talenti in erba, da Scalvini, Lovato e Okoli in difesa a Cambiaghi e Cisse in area piccola. Il nodo resta quello delle fasce, Lee Congerton ha fatto un salto in Inghilterra per stanare il nuovo Gosens, Ruggeri e Zortea non bastano per i traguardi europei: Hateboer dovrebbe partire, insieme a Miranchuk, ma sono attese offerte anche per Pessina.