Ci hanno provato i tifosi di Milan e Inter a fermare questa Atalanta, un bisogno talmente disperato che li ha spinti a imprese ancora più impossibili dell’allunaggio di mezzo secolo fa: gemellarsi per l’occasione per tutelare la ‘sacralità’ di San Siro. Ma allora, in un posto così ‘sacro,’ quale squadra sarebbe più adatta di una Dea? Non solo per il nome, intendiamoci: per la genuinità di un organico e di una società pulita, con i conti a posto, con giocatori semplici e con la testa sulle spalle, che hanno restituito all’Italia il piacere di ammirare il gioco del calcio. Ogni riferimento a fatti contrari o persone esistenti è puramente casuale, ma dovrebbe essere un onore, per Milano, ospitare questa Atalanta delle meraviglie.
 
REGINA DI LOMBARDIA- Eppure i tifosi di Milano ci avevano provato in tutti i modi a mettere i bastoni tra le ruote alla Dea, persino quel 26 maggio: trascinando le loro squadre a una vittoria inutile, perché il terzo posto è rimasto bergamasco. Quest’anno l’Atalanta le ha vinte tutte, bisogna farsene una ragione, sia in campo che sulla carta è la regina della Regione. Di certo qualcosa è successo con mister Squinzi per giocare le prime due a Parma e tentare l’impossibile per non tornare a Reggio, ma l’idea San Siro bolliva in pentola già da un po’. La più piccola e povera Atalanta non disse niente però quando il 29 aprile 1990 il Milan giocò a Bergamo contro il Bari, causa ristrutturazione del Meazza: ‘il denaro fa l’uomo ricco, l’educazione lo fa signore’. E non tutti sono Signori in quei di Milano anche se molti – bisogna dirlo- sì, perché vanno controcorrente, felici e contenti di offrire un tetto e un pasto caldo agli allievi del Maestro Gasperini.
 
NON TUTTI I DIAVOLI ROSICANO- Così i meno ultras della metropoli non storcono il naso, e come biasimarli? Alla piccola Dea si erano affezionati e persino i milanisti delusi hanno puntato tutto sulla sportività ammettendo -almeno per una stagione- la superiorità dell’Atalanta ai danni del Diavolo. E quindi sono fioccati gli ‘In bocca al lupo’ direttamente dai Navigli, spesso seguiti dalla volontà di osservare da più vicino questa Atalanta che tenta l’impresa contro le più grandi. Ora avranno l’opportunità di vedere ben tre partite a due passi da casa, ammirando i talenti contesi da tutte le big d’Europa e un gioco che appassiona. Non solo, perché potranno contemplare le contendenti Champions che sfideranno la Dea, con Messi, Neymar e compagnia cantante a esibirsi alla Scala. Insomma, quest’anno il Milan non vedrà le stelle, ma tranquilli che le star del calcio ve le porta l’Atalanta.
 
UN'OPPORTUNITA' PER IL MILAN- A dirla proprio tutta poi, lo stadio di San Siro non è mai stato solo ed esclusivamente di Milan e Inter. Da sempre ospita concerti, partite delle Nazionali, e a breve cerimonie per le Olimpiadi Invernali. La struttura del Meazza ha sempre accolto il meglio, ma questo non è sempre e solo coinciso con Milan e Inter. Quindi perché Vasco e la Svezia sì e l’Atalanta no? Una gelosia sospetta che cela brutalmente un’invidia puerile. Da parte sua, la Dea si mostra una grande Signora e da ormai 24 ore ringrazia a destra e a manca il popolo milanese: Sala in primis, le due società in secundis. Percassi parla di rispetto, Gomez di onore, Ilicic- sempre fuori dal coro- replica che non vuole andare a Milano. Alcuni tifosi in effetti sentono la nostalgia dello gnocco fritto e temono la coda dei pendolari a fine giornata. Ma il rientro sarà sicuramente più comodo per tutti, 49 minuti dal Gewiss Stadium e 42 secchi da Zingonia, dove i giocatori avranno più tempo per riposarsi e prepararsi all’imminente sfida di campionato. Quindi grazie anche alle tifoserie che, anziché rosicare, oggi possono tradurre in italiano e in concreto il carpe diem oraziano: cogliete l’attimo e venite ad applaudire l’Atalanta, il Real, il Psg o il Barça. Che poi non si sa quando vi ricapiterà l’occasione…