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L’abito forse non fa il monaco, ma uno stadio fa la squadra e la racconta meglio di amichevoli e allenamenti che nemmeno si possono vedere. Invece, tra le feritoie del Gewiss Stadium, a ridosso della Nord e della Sud, si possono scorgere operai con le tute arancio fluorescente che, a qualsiasi ora del giorno e della notte, costruiscono la Casa della Dea. Manca poco più di un mese all’appuntamento più importante dopo il ‘Sì’ della Uefa, la Champions League a Bergamo per la prima volta in 113 anni di Storia. La scritta ‘Atalanta’ e i seggiolini neri e azzurri stanno colorando le gradinate, la vista da Città Alta è mozzafiato. La squadra si sta preparando alla ripresa stagionale con lo stesso spirito degli infaticabili operai: appassionati, determinati in una lotta contro il tempo, ambiziosi. Come Luis Muriel, che non è riuscito a trattenere la verità: “Sicuramente l’obiettivo è ripetere la stagione dello scorso anno”, magari sbagliando qualcosa in meno, aggiunge, “saremo lì a lottare per quel che resta sempre un sogno”. Sarà più tosta per la Juve, più squadre lotteranno per lo scudetto. La prima, come tale, comincia con la ‘A’.
 
CI VEDE DOPPIO- Ma non è colpa del gomito alzato a mo’ di saluto ai compagni in tempi Covid a fargli vedere doppio. Ad oggi l’Atalanta è una delle poche squadre ad avere a disposizione due team completi di titolari senza aver speso follie (come il Napoli), ma con innesti oculati, moderati dalla vendita di Timothy Castagne. C’è un’Atalanta A, quella dei Big match e della Champions League: Gollini; Toloi, Caldara, Romero; Hateboer, de Roon, Freuler, Gosens; Miranchuk, Gomez, Zapata. E poi c’è un’Atalanta B, bella uguale, competitiva pure, per le infrasettimanali, le Cenerentole, le prime di Coppa: Sportiello (o Carnesecchi, in caso di partenza dell’ex viola); Sutalo, Palomino, Djimsiti; Piccini, Pasalic, Da Riva, Reca; Ilicic, Malinovskyi, Muriel. L’allenatore? Sempre Gian Piero Gasperini, che potrà scambiare a piacimento le 22 pedine e a breve conterà su un ulteriore rinforzo in avanti, Sam Lammers. Un centrifugato di esperienza e giovinezza, maturità e fisicità. Dell’Atalanta A non c’è niente da dire, ha parlato Muriel. Della B, a voler proprio fare i pignoli, ci sono un paio di nomi che potrebbero indurre la dirigenza a rimettere mano al mercato. 
 
ALA E CENTROCAMPISTA- Da Riva e Reca, il giovanissimo (ancora 19enne!) conosciuto ai più perché lanciato a occhi chiusi contro il Psg, l’altro di rientro da una buona annata alla Spal. Forse ancora troppo inesperto il primo, poco avvezzo a grandi palcoscenici il secondo. Remo Freuler e Marten de Roon, chiodi fissi della mediana gasperiniana, di certo non possono correre altri 10 mesi per 95’ ogni tre giorni. Mario Pasalic può arretrare a coprire la posizione dell’olandese, ma con Matteo Pessina a un passo dal Verona serve un altro uomo. Uno come Adrien Tameze, o come Ibrahim Sangaré, mediano ivoriano da almeno 12 milioni, due di troppo per le tasche nerazzurre. Lo stesso gap da limare per l’alternativa più fidata di Reca, Dimitrios Giannoulis, il greco del Paok per cui la Dea sborserebbe 8 ma non 10 milioni. E che, giusto per salutare definitivamente i saldi di fine estate, ieri è andato a segno nel terzo turno di qualificazione di Champions contro il Benfica. Gol e assist. La prossima gara? Venerdì, la Dea deve sbrigarsi…