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Nonostante l’addio si sia consumato ormai da diversi mesi, con il passaggio dal Milan al Barcellona, in Italia si continua a parlare con una certa insistenza di Franck Kessié. Per il centrocampista ivoriano il rossonero rappresenta il passato. Un passato di crescita e vittorie, di fantastici momenti da ricordare, non da ricostruire, come in molti vorrebbero far credere. È quanto racconta l’agente di Kessié, George Atangana, a Calciomercato.com.

A Barcellona si sta così male come dicono?
Sorride… (ndr) “Franck non è mai stato felice come lo è adesso. Ha raggiunto un obiettivo che per molti calciatori rimane solo un sogno, cioè quello di giocare per il Barcellona e sfido chiunque a dire il contrario”.

Si è integrato anche in città?
“Il calcio lo ha sempre portato in città splendide: Cesena, Bergamo, Milano e adesso Barcellona. Tutti posti dove lui e la sua famiglia si sono trovati e si trovano meravigliosamente”.

Ci racconta la scelta Barcellona?
“È arrivata dopo sette anni in cui Franck ha dimostrato in Italia il suo valore. Franck è cresciuto, è maturato e si è guadagnato il consenso di tutti. La chiamata del Barcellona è stata una logica conseguenza di tutto questo e noi siamo sempre stati fedeli ai nostri programmi”.

Anche se non ha visto molto il campo?
“Niente che non avessimo già previsto. È chiaro che con il tempo si aspetta di entrare sempre di più nei meccanismi, ma siamo arrivati in Spagna e qui la filosofia è diversa, Franck si sta adattando a un tipo di calcio nuovo per lui, che ha sempre giocato in un modo diverso. Ma non è certo questo che lo spaventa, anzi, questi sono tutti stimoli che fanno parte di un processo di crescita. È solo questione di tempo e siamo sereni perché l’unico aspetto fondamentale che ci riguarda è la considerazione che il club ha di Franck. A Barcellona sono tutti molto felici del calciatore e del professionista”.

A Milano iniziano ad essere molti quelli che sostengono che Kessié sia pentito di essere andato via. Vi siete proposti in Italia?
“Quando leggo certe notizie ho sempre la sensazione di trovarmi di fronte a qualcosa di irrealistico… Franck non è un calciatore che si propone né in Italia né altrove, non ha mai dovuto farlo in carriera. Il Milan è venuto a chiamarci quando eravamo all’Atalanta e il Barcellona ha fatto altrettanto. E ci tengo a chiarire una volta per tutte che oggi non è in programma una partenza da Barcellona, di conseguenza anche il ritorno in Italia è poco concretizzabile”.

Quale sentimento lega Kessié al Milan?
“Di realizzazione, perché è riuscito a raggiungere quello che sognava quando ha firmato per i rossoneri. Era il primo Milan post Berlusconi, è stata una scommessa anche per noi e l’abbiamo vinta. Ha partecipato attivamente alla conquista di uno scudetto che mancava dal 2010-11. Ma non dobbiamo neanche dimenticare la doppietta di Bergamo nella stagione precedente, perché se non avesse segnato quei due rigori all’ultima giornata, il Milan non sarebbe andato in Champions e forse sarebbe cambiata anche la storia della stagione successiva. E poi c’è quel rapporto che per tanti anni ha avuto con il popolo milanista, che per quanto ci riguarda rimane intatto perché sappiamo essere grati e anche perché, francamente, sappiamo come sono andate le cose”.
Perché non siete rimasti?
“Sono andati via Calhanoglu, Donnarumma e Romagnoli e per lo stesso motivo si fa fatica anche a chiudere rinnovi attuali, almeno da quello che mi sembra. Non capisco perché solo l’addio di Franck sia stato così tormentato”.

Forse perché aveva promesso qualcosa?
“Certo, l’intenzione era quella. Tuttavia non si può chiudere un rinnovo a senso unico. Noi abbiamo rifiutato offerte da club importanti anche nel mese di gennaio, proprio perché c’era viva la volontà di arrivare a un accordo con il Milan. C’è una cosa che mi suona strana, cioè che dopo l’addio di Kessié, pare che certi tetti che prima parevano invalicabili, adesso possano essere sforati”.

Le dispiace che spesso di parli di lui in termini poco gentili?
“Da una parte posso capire la frustrazione di qualche tifoso, può sempre accadere quando va via uno dei giocatori più forti. Mentre non comprendo quelli che trattano il calcio per mestiere e che puntualmente scrivono o comunque diffondono notizie insensate e prive di fondamento su Kessié. Certo, ormai accade da tempo, ma è meglio che certe cose non diventino abitudine. Confesso che anche per noi è stata una separazione dolorosa, ma i matrimoni si fanno in due e a un certo punto non c’erano più i presupposti per andare avanti”.

Franck ha nelle corde quel tipo di calcio che gli chiedono in Spagna?
“Si, altrimenti non ci avrebbero cercato e noi non saremmo andati. Franck è un calciatore moderno e in carriera ha già dimostrato di poter interpretare tutti i ruoli di centrocampo. A conferma di quanto dico, le note di stima che riceviamo dal team dirigenziale e dallo staff tecnico, nonostante il risicato utilizzo del calciatore in questa prima parte di stagione”.

Com’è il  rapporto Kessié-Xavi?
“Non ho mai trovato un tecnico che sia venuto da me a lamentarsi di Franck. Ha sempre ricevuto stima umana e tecnica da parte dei suoi allenatori ed è quanto accade anche oggi a Barcellona con Xavi”.

Sta seguendo i Mondiali?
“Con grande interesse e posso dirmi fiero e orgoglioso di quanto le squadre africane stiano dimostrando in campo”.

Ce n’è una che l’ha sorpresa di più?
“Il Marocco è quella che sta entusiasmando maggiormente, abbinano qualità e fisicità a un gioco armonico. Ma sta facendo bene anche il Senegal, che ha dovuto rinunciare a Sadio Mané. E da camerunense, spero in un sorprendente exploit della mia nazionale contro il Brasile”.