Nei cinque principali campionati europei solo quattro squadre non hanno mai assaggiato il sapore amaro della retrocessione. E dopo il passo falso dell'Amburgo, che nella scorsa primavera ha detto addio alla Bundesliga dopo oltre 50 anni, l'esclusivo club dei "mai stati in B" potrebbe presto restringersi ulteriormente. Se Inter, Barcellona e Real Madrid non corrono al momento nessun rischio di scendere nella categoria inferiore, la stagione da incubo dell'Athletic Bilbao non può far stare tranquilli i tifosi baschi. I soli 11 punti conquistati fin qui nelle prime 14 giornate di Liga collocano i Leoni in piena zona emergenza: terzultimo posto a sole quattro lunghezze di distanza dal fanalino di coda Huesca.

CRISI DI RISULTATI - Ma i numeri parlano di una situazione di gran lunga più preoccupante. L'ultimo (ed unico) successo in questo campionato dell'Athletic risale addirittura al 20 agosto, un 2-1 casalingo contro il Leganes. Oltre tre mesi senza vittorie, con un successo esterno che manca dal 9 aprile, quando i biancorossi si imposero per 1-3 sul campo del Villarreal. L'esonero dell'allenatore Eduardo Berizzo, arrivato nella giornata di martedì dopo la sconfitta contro il Levante, appariva ormai inevitabile. Ma nella recente deriva le colpe dello staff tecnico e quelle del reparto dirigenziale vanno di pari passo.
GENERAZIONE FLOP - Negli ultimi due anni fiumi di milioni hanno rimpinguato le casse del club. Le cessioni illustri di giocatori come Laporte (per 65 milioni al Manchester City) e Kepa (per 80 milioni al Chelsea) hanno fruttato un tesoretto monstre. Ma la politica dell'Athletic è ormai più che nota: a Bilbao giocano solo giocatori baschi, di nascita o di adozione. Una dichiarazione d'amore alle proprie origini, da un lato, una condanna a dover contare sempre e solo sull'efficienza dei lombi delle donne della Biscaglia, dall'altro. Se finora questa scelta identitaria ha sempre pagato, permettendo alla squadra di prendere parte a tutte le 88 edizioni della Liga, ora potrebbe essere giunto il momento del conto. Dopo il 16° posto dello scorso anno, il trend negativo non è stato invertito. Il solo Muniain - forse unico vero talento rimasto a brillare al San Mames - non sembra sufficiente per risalire la china così in fretta. Le generazioni degli Etxeberria, degli Llorente o degli Iribar sono solo un lontano ricordo. I tifosi baschi, comunque, non smetteranno certo di cantare. D'altronde, come recita uno dei loro motti più famosi, "Dio creò una sola squadra perfetta: le altre le riempì di stranieri...".