177
Cominciare presto, come il Sassuolo nella scorsa stagione e come il Milan quest’anno, non sempre aiuta a fare un buon campionato.

Anzi, a scorrere le cifre raccolte ed elaborate dall’ottimo statistico Massimo Fiandrino, si rischia di retrocedere (accadde al Torino nel 2002-2003) o di subire una dolorosa rimonta-scudetto (Juve 1999-2000). In quel campionato, la squadra di Carlo Ancelotti aveva nove punti di vantaggio (59 a 50) sulla Lazio di Eriksson, quando mancavano otto giornate alla fine. Alla penultima partita, con i bianconeri sulle gambe e fiaccati dalle sconfitte con Milan, Lazio e Verona, il margine si riduce a più 2.

Domenica 14 maggio, ultima di campionato, succede l’inimmaginabile: la Juventus, in dieci (espulso Zambrotta), affonda a Perugia (gol di Calori), mentre la Lazio travolge la Reggina. E’ un finale in differita perché a Perugia, tra il primo e il secondo tempo, la gara viene interrotta dall’ineffabile Collina per 63 minuti causa un acquazzone che riduce il campo in un acquitrino. All’Olimpico i tifosi della Lazio seguono via radio l’intero secondo tempo, sperando nella sconfitta della Juve che arriva al culmine di una ripresa giocata senza più una stilla di energia.

Molte furono le polemiche, soprattutto per le condizioni del terreno di gioco, ma pochi si ricordarono del “peccato” originale. Nell’estate del 1999 la Juve aveva partecipato all’Intertoto, la Coppa che dava accesso all’Europa di scorta.

Accadde perché la Juve, transitata da Lippi (esonerato) ad Ancelotti (chiamato in anticipo), non aveva centrato la qualificazione europea. E la dirigenza di allora - incarnata da Giraudo, Bettega e Moggi - aveva preteso che tutto iniziasse prima, dalla preparazione al ritiro, dalle amichevoli alle partite ufficiali. Quel provvedimento, così duro ma non malvisto da critica e tifoseria, finì per cementare la squadra, ma anche per accorciarle il fiato.

Fino alla stagione 2008-2009, quando ci si qualificava attraverso l’Intertoto, solo due squadre hanno saputo migliorare la propria posizione rispetto all’anno precedente. Sono la Lazio che nel 2005-2006 fece 62 punti sul campo (poi ridotti di 30 per la penalizzazione successiva a Calciopoli), diciotto in più dell’annata precedente, e la Sampdoria che nel 2007-2008 ne fece undici in più. Prima e dopo il saldo è solo negativo con il meno 22 della retrocessione del Torino (2002-2003), il meno 12 dell’Udinese (2000-2001), il meno 10 del Perugia (2002-2003).
 
La tendenza non cambia quando si passa dall’Intertoto ai preliminari di Europa League. Se è vero, infatti, che nelle due prime stagioni (2009-2010 e 2010-2011), Roma (più diciassette, secondo posto in classifica) e Juve (più tre) si migliorano - la prima sensibilmente, l’altra impercettibilmente -, dal 2011 fino a ieri il segno è sempre negativo.

Male il Palermo (meno 13 nel 2011-2012), male la Sampdoria (meno 16 nel 2015-2016), male il Sassuolo quest’anno.

 Il Milan di Montella entrerà in gioco al terzo turno preliminare, andata il 27 luglio, esattamente 364 giorni dopo il Sassuolo. Prima, però, ci sarà una tournée in Cina (contro Borussia e Bayern). Dopo ci si augura che l’avventura continui e, soprattutto, che non pesi sul finale di campionato (l’obiettivo del Milan è uno dei quattro posti che assegnano la Champions). 
La differenza rispetto al passato, anche recente, è che il Milan sta attrezzando una rosa competitiva per i tre fronti (Europa League, campionato e Coppa Italia). Sarebbe assurdo che, secondo un costume nostrano assai poco condivisibile, il MIlan avesse fatto uno sforzo per arrivare nella seconda competizione europea ed ora la snobbasse. 

Il Manchester United - una grande società come il MIlan - non l’ha fatto. Sarebbe il caso che qualcuno ne prendesse atto