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Come ampiamente previsto, ha vinto, senza merito e con una grande fortuna, il Real Madrid. Bastava leggermi per capirlo, bastava leggermi per saperlo. Poi che c’entri il fato o solo la buona sorte è puramente secondario. Intanto la quattordicesima Coppa la conquista la squadra madridista e Carlo Ancelotti, allenatore più Italianista che italiano (il sacchismo è stato totalmente rinnegato a vantaggio del catenaccio e del contropiede), diventa l’allenatore che ha messo le mani su quattro Champions, più di tutti gli allenatori della storia.

Le mani, per la verità, ce le ha messe anche Courtois che ha salvato la partita almeno in cinque occasioni, diventando il protagonista della serata. Certamente più di Vinicius che ha fatto il gol (59’), certamente più di Benzema che ne aveva segnato uno, in fuorigioco, alla fine del primo tempo (43’).

Ora naturalmente tutti diranno che Ancelotti è un mago e che il Real ha vinto per merito dell’allenatore. Per me non è vero, a meno che non si voglia far coincidere la provvidenza che accompagna i successi di Carletto con quelli della squadra. Io so che allenare il Real Madrid non è come allenare il Napoli e l’Everton. E quando Ancelotti è sceso di caratura, ha rimediato figure barbine. Senza contare l’esonero al Bayern Monaco che fece emergere un limite non da lui: il cattivo rapporto con i senatori della squadra.

Certo non sarà questo il tempo dell’analisi, ma della beatificazione, già cominciata, ieri notte, senza il minimo atteggiamento critico. Per me va bene tutto, tranne che Ancelotti possa definirsi ancora sacchiano (lo è sempre stato poco e certamente non lo è più) e che questa Champions sia legittima. Come tutte le vittorie e, soprattutto tutte le sconfitte, si devono accettare, ma il percorso del Real è stato controverso e fortunoso.

Naturalmente, più di chi scrive, brucia Jurgen Klopp: tre sconfitte in quattro finali. Dura, durissima. Come fu per Marcello Lippi. A rigor di cronaca, però, l’allenatore tedesco ha poco da rimproverarsi. Il Liverpool ha dominato la partita, colpito un palo interno con Manè, creato e tirato da ogni dove. Purtroppo per gli inglesi e per fortuna dei madridisti, Courtois è stato superlativo, dimostrandolo dall’inizio alla fine.

Il Liverpool ha preso possesso del campo e ha spinto ad altissima intensità. Prima Alexander-Arnold è sceso a destra e ha messo in mezzo per Salah che, nonostante avesse preso Courtois in controtempo, si è visto bloccare il tiro a terra (15’). Poi, il portiere del Madrid ha parato su Thiago Alcantara e ancora su Salah. Infine (20’) ha deviato di un niente il destro di Mané dopo che l’attaccante aveva fatto fuori due avversari. La palla ha toccato il palo interno, ha sfiorato la schiena del portiere e poi è finita fuori. Grande intervento e gigantesca protezione del dio del pallone a cui Ancelotti deve essere devoto più di qualsiasi altro. 

Di nuovo il tempo per un tentativo di Salah (testa), parato da Courtois e, sul far della sera (43’)  della prima frazione, ecco il morso velenoso del cobra. Benzema, lanciato in profondità, approfitta di un pasticcio della difesa del Liverpool cui contribuisce anche Alisson. Poi, sulla palla persa dal portiere brasiliano, spedisce in rete. L’arbitro francese Turpin si appella al Var che si prende quasi due minuti per decidere. C’è fuorigioco probabilmente doppio: sul primo affondo del centravanti francese e, quando segna, perché è posizionato oltre Van Dijk, il portiere è fuori dai pali e c’è un unico difensore (Konaté) tra lui e la porta. Giusta la sentenza. Un lampo, ma sufficiente per confermare quale sarà il tema della gara. A parità di spartito (4-3-3 da una parte e dall’altra), il Liverpool comanda, mentre il Real controgioca.

Nel secondo tempo il ritmo cala e, nonostante la palla ce l’abbiano sempre i Reds, il Real approfitta degli spazi (squadre lunghe) per far annusare l’odore della ripartenza in campo lungo. Così, se Alexander-Arnold (54’) mette in mezzo un cross che Courtois devia con i pugni, cinque minuti dopo (59’) Valverde, bravissimo come sempre, affonda il contropiede e serve Vinicius, bravo a sorprendere Alexander-Arnold alle spalle. Errore grave del difensore. La chiamano spietatezza, ma è solo opportunismo. Lo spigolare il massimo dal minimo. Il Liverpool è colpito, ma non stordito e in tre circostanze, dal 63’ all’81 distilla la possibilità del sorpasso. Ma è sempre Courtois ad opporsi con bravura quasi sublime. Comincia su Salah, due volte: prima devia un tiro a giro destinato nel sacco, poi sventa la minaccia a ridosso del palo di sinistra su assist di Diogo Jota (entrato al 65’ per Luis Diaz) per l’egiziano. Ma è sull’ultima occasione che sfoggia il meglio di sé. Ancora Salah, nettamente il migliore del LIverpool, aggancia un lancio profondo in maniera estatica, poi forza la conclusione di destro per sorprendere il portiere, ma Courtois ci mette l’avambraccio. E’ così che il Real, alla fine, spreca anche un paio di contropiede (uno mancato da Benzema e l’altro da Ceballos, sostituto di Modric) per raddoppiare. Il 2-0 non arriva. Ma il successo del Madrid è una beffa alla logica. Si dice che questo sia il calcio. Sarà. Per me resta sempre lo stesso calcio. Quello che, in fondo, piace tanto solo agli italiani





IL TABELLINO

Liverpool-Real Madrid 0-1 (primo tempo 0-0)


Marcatori: 14' st Vinicius Jr (R).

Liverpool (4-3-3): Alisson, Alexander-Arnold, Konaté, Van Dijk, Robertson, Henderson (32' st Keita), Fabinho, Thiago Alcantara (32' st Firmino), Salah, Mané, Luis Diaz (20' st Diogo Jota). A disp.: Kelleher, Milner, Keita, Gomez, Oxlade-Chamberlain, Jones, Minamino, Tsimikas, Matip, Elliott. All.: Klopp

Real Madrid (4-3-3): Courtois; Carvajal, Militao, Alaba, Mendy; Modric (45' st Ceballos), Casemiro, Kroos; Valverde (40' st Camavinga), Benzema, Vinicius Jr (48' st Rodrygo). A disp.: Lunin, Nacho, Hazard, Asensio, Marcelo, Lucas Vazquez, Bale, Isco, Mariano Diaz. All.: Ancelotti

Arbitro: C. Turpin (Francia)

Ammoniti: Fabinho (L)