Come allenatore di calcio con il Torino femminile non ho avuto una carriera propriamente trionfale (terzo, secondo e quinto posto in Serie A, una finale di Coppa Italia persa ai rigori), ma nei giorni in cui tutti cercano notizie su Barbara Bonansea, la piemontese che ha battuto l’Australia con due gol, sono in grado di fornirne una quasi inedita: a farla esordire in Serie A sono stato io.


Non cerco meriti, non rivendico diritti. Barbara è stata scoperta da Roberto Panigari, tredici anni fa allenatore della squadra Primavera, dove giocava, ed è diventata brava soprattutto grazie a chi l’ha cresciuta dopo. Mi riferisco a Milena Bertolini, ora c.t e prima sua allenatrice a Brescia, e a Rita Guarino, coach della Juventus che in due anni ha conquistato altrettanti scudetti e una Coppa Italia. Tuttavia un dato è certo e incontrovertibile: in Serie A è arrivata con me nel campionato 2005-2006. La primissima volta fu a Sanremo, in Coppa Italia, contro la Matuziana, una formazione di serie B. Era il 7 gennaio 2006 e si giocava una partita quasi inutile, visto che il nostro girone eliminatorio lo avevamo già vinto.

Ma era una buona occasione per schierare qualche giocatrice della Primavera che l’anno successivo avrebbe potuto fare il salto in prima squadra. Panigari mi suggerì alcuni nomi: c’era Pamela Gueli che, a quel tempo, era di gran lunga la più promettente, ma che preferì una partecipazione ad “Amici” della De Filippi alla Nazionale di Ghedin; c’era Maura Bruno, piccola, scattante, molto tecnica; c’era Serena Giuliano che noi chiamavamo “Ringhio” perché aveva tanta grinta e i piedi ruvidi; c’era Silvia Pisano che, dopo una carriera nella quale ha raccolto meno di quanto meritasse, gioca ancora centrocampista nell’Inter. E c’era una ragazza alta alta, tutta gambe e scatti, la più giovane tra quelle che avevamo portato in trasferta. Aveva quindici anni (ne ha fatti 28 proprio oggi, il 13 giugno) e si chiamava Barbara Bonansea.

Fino a mezz’ora dalla fine restò seduta in panchina assieme ad un’altra giovanissima, il portiere Chiara Sabatino. Poi decisi che anche per loro fosse venuto il momento di entrare. In quel 4-4-2 Barbara giocava esterno di destra e subito mi accorsi della facilità della sua corsa. Aveva uno strano modo di giocare e non solo perché, allora, non rientrasse quasi mai sotto la linea della palla. In pratica non dribblava le avversarie, ma lanciava il pallone e se lo andava a prendere con uno sprint facile facile. In fase offensiva era uno spettacolo. Dalla panchina due o tre volte le gridai di rientrare e anche di passare la palla. Lei però faceva di testa sua. Ad un trattò si bloccò, mi guardò e mi disse: “Come faccio a giocar bene se continui ad urlare?”. Allora mi rivolsi a Panigari: “Ma chi è questa Bonansea?”.

Un tipo molto sveglio, questo è sicuro. Non che fosse sfrontata, ma certo non le mancava il coraggio di rispondere ad un allenatore che conosceva poco o per nulla. Quando rientrammo in albergo, dopo la cena e sotto la lampada (come avrebbe scritto il grande maestro di ciclismo Mario Fossati), chiesi alle giovani della Primavera di raggiungermi nella hall dove le aspettavo con mister Panigari. Rimosso l’episodio del pomeriggio, volli fare loro un discorso impegnativo. “Nonostante nessuno lo dica, il calcio femminile diventerà il calcio del futuro. Fra vent’anni potreste essere delle professioniste che, anche se non pagate quanto gli uomini, potranno vivere facendo sport. E anche se sembro troppo ottimista, una certezza ce l’ho: nel 2020 si svolgerà l’Olimpiade e se Roma (allora in corsa n.d.r.) dovesse essere la città ospitante, voi potreste arrivarci comunque”.

Barbara mi ascoltava attenta, ma - si sa - i ragazzi hanno sempre un po’ di diffidenza delle parole dei grandi. Certo, pensare adesso ai Giochi che si svolgeranno a Tokio, è più acrobatico che credere di passare il primo turno a questo Mondiale. Ma la previsione in sé non era poi così azzardata: Bonansea, anche grazie a Sky e Rai, in pochi giorni è diventata famosa quanto Paolo Rossi e, quando ho letto, che lui si rivedeva in lei, ho avuto un brivido lungo la schiena. Non so se fosse orgoglio o sincero terrore.

Non vorrei, infatti, che fin da domani montassero aspettative eccessive sia per lei, sia per la Nazionale. Battere l’Australia è stato un piccolo capolavoro, ma la normalità è che accada il contrario. Gli stessi gol di Barbara non dico che siano l’eccezione, ma non certo la regola. Bonansea non è un bomber anche se segna molto, è duttile e polivalente, però è anche altalenante e a partite eccelse (due gol e mezzo contro le australiane) alterna prestazioni poco più che sufficienti. 

Domani, contro la Giamaica, la vittoria è quasi un obbligo e, proprio per questo, non sarà facile. Si gioca dopo appena cinque giorni e a certi ritmi le nostre non sono abituate. Tutto questo per dire che sarò contento anche di un pari ed eventualmente ad una partita con gol di qualche altra ragazza. L’Italia è una squadra e un assist per la compagna vale quanto un gol. A volte di più. Se ne ricordino tutte e Barbara di più.