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Il giorno di Lionel Messi, ma non solo. Il 24 giugno è anche il compleanno di uno dei talenti più limpidi del calcio sudamericano, una storia professionale la sua che, proprio come accade per il giorno della sua nascita, è stata a volte oscurata da quella di chi ha conquistato più titoli di lui: parliamo di Juan Roman Riquelme, 39 anni oggi, uno dei più grandi artisti che il mondo del pallone abbia mai visto.

"Chiunque, dovendo andare da un punto A a un punto B, sceglierebbe un'autostrada a quattro corsie impiegando due ore. Chiunque tranne Riquelme, che ce ne metterebbe sei utilizzando una tortuosa strada panoramica, ma riempiendovi gli occhi di paesaggi meravigliosi". Basta questa celebre citazione di Jorge Valdano per capire quale sia il carattere di Riquelme: introverso e schivo, caratteristica che gli vale il soprannome El Mudo, trequartista imprevedibile e in grado di pensare e ideare giocate e traiettorie che nessun altro poteva vedere. "Genio", "Maestro", tanti gli epiteti che gli sono stati affibiati fin dai tempi del Boca Juniors, club al quale il fantasista argentino ha legato a triplo filo la propria vita fin da quando, nel 1996, decise di rifiutare il passaggio dall'Argentinos Juniors al River Plate per vestire invece agli xeneizes ("Se avessi indossato la maglietta del River, mia madre non sarebbe mai venuta a vedermi giocare").

Con il Boca ha vissuto i momenti più alti della sua carriera, in due diverse riprese. La prima è quella che vede il suo talento presentarsi al mondo con grazia e decisione: un Sudamericano Under 20 e un Moniale Under 20, poi nel 1998 il definitivo salto di qualità con gli xeneizes, merito anche dell'intuizione dell'allora tecnico Carlos Bianchi che decide di costruire la squadra attorno alla classe di Riquelme senza porre freni o limiti ai suoi movimenti e alle sue giocate. Il risultato sono tre campionati, due Coppa Libertadores e l'Intercontinentale del 2000 conquistata sul Real Madrid (foto SoyBoca), che valgono al Mudo anche due premi come miglior calciatore argentino (2000, 2001) e migior calciatore sudamericano (2001). Non va peggio nella sua seconda parentesi al Boca dopo il ritorno nel 2007: arrivano altri due titoli nazionali, una Coppa Libertadores, una Recopa Sudamericana e l'Oro Olimpico con l'Albiceleste nel 2008 a Pechino. Arrivano anche altri due premi come miglior argentino dell'anno (2008, 2011), che lo portano ad eguagliare a quota quattro niente meno che Diego Armando Maradona.
In mezzo la sua avventura in Europa, in Spagna, dove vive fortune alterne. Nel 2002 il Barcellona lo acquista contro la volontà dell'allora allenatore van Gaal e Riquelme non riesce a esprimersi ai livelli del Boca, finendo per perdere il posto da titolare. Un anno dopo di nuovo valigie in mano, destinazione Villarreal, dove dopo una stagione di ambientamento torna a fare il suo gioco e con il bel calcio arrivano anche i risultati: vittoria in Coppa Intertoto, 15 gol e 11 assist che trascinano il Submarino Amarillo fino al terzo posto e dunque alla partecipazione alla seguente Champions League. Anni di pura magia, che si chiudono però con una nota agrodolce nel 2006, quando a pochi minuti dal termine si fa parare un calcio di rigore da Lehmann impedendo al Villarreal di riacciuffare l'Arsenal nella semifinale di ritorno di Champions (1-0 per i Gunners all'andata) e condannando i suoi all'eliminazione ad un passo dal coronamento di un sogno.

Quei maledetti undici metri, a un passo dal consacrarsi anche nella storia del calcio europeo e abbandonare l'etichetta di talento fine a se stesso. Ma in fondo è proprio questa la storia di Riquelme, in un calcio sempre più atletico e fisico è stato uno degli ultimi esempi di classe cristallina, di tecnica individuale e giocate esteticamente sopraffine, capaci di stregare tifosi ad ogni latitudine e longitudine a prescindere da quello che fosse il risultato finale delle partite. Un amore incondizionato per lui da parte dei fan che ancora sperano in un nuovo ritorno sulle scene per deliziare gli appassionati, in astinenza da quando nel 2015, dopo un breve ritorno all'Argentinos Juniors, ha deciso di appendere le scarpette al chiodo. #abbracciamifinoachenontornaRomán recita l'hashtag rilanciato in Italia dalla celebre pagina Dio è del Boca, ultimo appello di chi non vuole rinunciare all'idea di pallone che Riquelme e la sua camiseta 10 hanno rappresentato e ad unirsi al coro sono molti: in un calcio dove sono sempre più soldi e doti atletiche a farla da padrone, mancano sempre più reazionari simboli di pura estetica e classe, manca quel tocco di romantico. Manca Riquelme.

@Albri_Fede90