Il Milan si è fermato e dopo nove risultati utili consecutivi è stato sconfitto in casa del Sassuolo. A preoccupare i rossoneri c'è l'attacco, che dopo due mesi di forma brillante si è inceppato, in particolare Carlos Bacca: il colombiano non segna da tre partite in campionato e il suo gol contro il Genoa a San Valentino è l'ultima rete di un attaccante del Milan.

TROPPO LONTANO DALL'AREA - Come si spiega l'assenza del Peluca dal tabellino marcatori? Semplice, Bacca nelle ultime settimane ha arretrato il proprio raggio d'azione finendo con l'agire spesso lontano dall'area. Mihajlovic ha spiegato di non essere preoccupato e di aver chiesto lui al colombiano maggior presenza in fase di copertura e di partecipazione alla manovra, ma questo ha pregiudicato il rendimento di Carlos, completamente spaesato a 30 metri dalla porta avversaria: tanti i controlli e i passaggi anche semplici sbagliati, segno di un lavoro mai svolto in carriera se non per brevi tratti di partita. Anche in fase difensiva l'applicazione non porta risultati e lo dimostra il gol incassato da Duncan: uno schema già studiato difensivamente dal Milan, saltato proprio per l'incapacità di Bacca di leggere la situazione e uscire con il giusto tempismo sul centrocampista del Sassuolo.

IL NUOVO INZAGHI, NON IBRA: EQUIVOCO - Con 15 gol (13 in campionato, 2 in Coppa Italia) non si può certo dire che la stagione di Bacca abbia preso una piega negativa, ma dopo otto mesi dal suo arrivo si nota la distanza tra ciò che cercava il Milan e ciò che invece ha trovato. I rossoneri la scorsa estate erano a caccia di un attaccante di manovra, uno in grado di fare reparto da solo e non è un caso che il grande sogno e grande paragone di inizio anno per Bacca fosse Zlatan Ibrahimovic, l'ultimo giocatore in grado di portare a Milano un ricco bottino di gol. Il Milan ha anche provato ad adattare Carlos a 'fare l'Ibra', ma il colombiano ha dimostrato di essere più vicino a un altro bomber della storia rossonera: Filippo Inzaghi, un finalizzatore puro d'area di rigore che però risulta ininfluente se non addirittura dannoso quando allontanato dal proprio territorio di caccia. Il parallelo, non nuovo e spesso rigettato dallo stesso Bacca, mette a nudo l'equivoco del mercato estivo, perché di fatto non era il tipo di giocatore funzionale al gioco di Mihajlovic: il serbo nella sua carriera d'allenatore ha avuto bisogno di un altro tipo di centravanti, gente come Eder e Okaka (al di là di valutazioni sul valore dei due giocatori rispetto a Bacca), più funzionale alle esigenze tattiche di Miha in possesso e non possesso.

ADDIO POSSIBILE - E ora questo equivoco rischia di ripercuotersi anche sul prossimo mercato, perché nonostante la fedeltà giurata dal giocatore e dal suo agente al Milan e l'incedibilità dichiarata da Galliani, il futuro di Bacca non è certo e dipende anche da considerazioni tattiche. Le pretendenti non mancano, dal Bayern Monaco al Chelsea fino alle due di Madrid le big d'Europa sono in fila per lui, pronte a ricche offerte che possono far vacillare i rossoneri e convincere Carlos, che vuole tornare a disputare una competizione europea da protagonista l'anno prossimo, a lasciare Milano. Molto dipende appunto da questioni tattiche, perché Bacca ha sposato un progetto nel quale però non è più certo di potersi esprimere al meglio: che ci sia Mihajlovic o un altro allenatore sulla panchina del Milan la prossima stagione, deve riportare Bacca al suo lavoro abituale, quello di rapace d'area, non è possibile trasformarlo in un giocatore in grado di fare reparto da solo, se così non fosse l'addio si trasformerà da idea a ipotesi molto concreta.

Twitter: @Albri_Fede90