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Pezzo raccolto da Iacopo Nathan

Riprendiamo il racconto di “Baggio e Firenze, storia di un amore spezzato” entrando nel vivo del clamoroso trasferimento.

VERSO IL MONDIALE- Carlo Pallavicino: “In quel periodo lavoravo per Italia ‘90, e con il passare del tempo si creò il primo problema, ovvero dove giocare la finale di Coppa Uefa. Mentre il “Franchi” si preparava al Mondiale, la Fiorentina aveva giocato tutto il torneo sul neutro di Perugia, ma anche quel campo era stato squalificato a seguito di un tentativo di aggressione ai danni portiere del Werder Brema durante la semifinale”
Alberto Polverosi: “Ricordo bene la scena, andò così: nell’intervallo della partita  fu appesa alla rete della porta che di lì a poco sarebbe stata difesa da Oliver Reck, una sciarpa viola. Quando le squadre rientrarono in campo Reck andò a toglierla e un tifoso viola scavalcò la recinzione e dette un colpetto al portiere che stramazzò a terra Reck, da lì la squalifica. La finale di ritorno si sarebbe giocata a 300 chilometri di distanza dal campo, ma non si capiva bene se erano 300 chilometri di strada, di ferrovia o in linea d’aria e non si capiva nemmeno se quei 300 chilometri partivano dal “Franchi” di Firenze o dal “Curi” di Perugia”.
CP: “Fra l’altro iniziava a girare la voce che si potesse inaugurare il Franchi proprio in vista di quella partita, come una sorta di prova generale. Ricordo bene una riunione con Montezemolo, all’epoca presidente del comitato organizzatore del Mondiale, che stava per diventare dirigente della Juventus, che si mise in mezzo facendo in modo che non si giocasse a Verona (tifoseria gemellata con i viola), Milano o altri stadi che potevano essere riempiti da tifosi fiorentini o anti-juventini. Fu chiaro a tutti che andava spento l’entusiasmo che c’era intorno alla Fiorentina e Baggio, e che la Juventus alla fine avrebbe trovato i suoi vantaggi nel giocare ad Avellino, come poi fu. Quello fu uno dei tanti drammatici scontri tra Firenze e il potere”.
AP: “Quando arrivò la notizia andai alla sede della Fiorentina, all’epoca in Piazza Savonarola, insieme a una straordinaria collega, Manuela Righini, in quegli anni responsabile dell’Ansa. Era già tardi perché la notizia era arrivata a ridosso della chiusura dei giornali, avevo fretta. Nardino Previdi, però, continuava a non farsi trovare, ci faceva dire che era in riunione, finché dalle scale della sede della vediamo scendere Simone Ponzalli, in arte il “Turco”, uno dei capi ultras della curva Fiesole, che poi farà una bella carriera come arbitro fino in Serie C. I tifosi della Fiorentina volevano giocare a Napoli, avrebbero contattato “Palombella”, uno dei capi della curva del San Paolo, anche i napoletani nutrono una storica antipatia nei confronti della Juventus e si sarebbero stati alleati con i viola. Invece la scelta finale fu Avellino, uno dei tanti feudi bianconeri. Il vero problema di quella finale, però, fu l’andata, con l’arbitro spagnolo Soriano Aladren che fece delle cose
folli. Insieme ad altri colleghi, arrivammo davanti agli spogliatoi dell Fiorentina prima che rientrassero i giocatori, vidi e sentii Volpecina insultare tutta la terna arbitrale, e infatti prese 5 turni di squalifica. La cessione di Baggio alla Juventus, che sarebbe divenuta ufficiale pochi giorni dopo, aveva già avuto il suo peso, visto che Roberto quella partita
praticamente non la giocò. Sbagliò un gol che da uno come lui non ci si
può aspettare, in quella partita era completamente sparito”.
TRASFERIMENTO- CP: “Diciamo che in quel momento era Baggio contro tutti, visto che la dirigenza della Fiorentina tifava perché il trasferimento potesse andare a buon fine”.
AP: “Il Conte Pontello era in procinto di vendere la società e aveva bisogno di ricapitalizzare, come ha detto anche di recente suo figlio Ranieri. Il problema vero furono le promesse di lavoro che gli Agnelli fecero ai Pontello, basta vedere la valutazione che venne fatta. Roberto era stato valutato 25 miliardi, 17 lui e 8 Buso. Assurdo: se Buso valeva 8 miliardi, Baggio ne valeva almeno 50".
CP: “La cosa alla quale non sono mai riuscito a dare una risposta, però, è sempre stata come Baggio abbia vissuto tutto questo momento decisamente complicato. Lui ha avuto due procuratori in vista sua ai quali ha delegato tutto. Prima Caliendo e poi Petrone mi hanno sempre dato la sensazione di decidere per lui. Questo anche in considerazione del suo modo di essere e per la mia esperienza trentennale di agente, mi ha molto colpito ”.
AP: “Petrone non lo conosco, Caliendo sì. Caliendi prese con sé Roberto che era un ragazzino, con 7 fratelli ed un padre carpentiere, e divenne presto un riferimento totale, è stato quello che l’ha sostenuto e gli ha salvato la carriera, come accadde quando si ruppe il ginocchio e lo portò fino in Francia dal professor Bousquet. Non dimentichiamo che stiamo
parlando di quasi 40 anni fa. Naturalmente lo faceva anche nel suo interesse, ma ha sempre avuto un peso notevole per Baggio”.
CP: “Non ho mai capito, però, come Baggio abbia vissuto quei mesi con la spontaneità del ragazzino pur sapendo di dover andare via”.
AP: “Era veramente schiacciato. Era un ragazzino, con una persona di cui si fidava completamente, che gli continuava a dire che doveva andare via, e non ha potuto fare altro che fidarsi”.
CP: “Allora ti faccio unialtra provocazione: Baggio ha illuso la gente?“.
AP: “Se ha illuso i tifosi, l’ha fatto senza volerlo. La cosa era diventata troppo più grande di lui, che era solo un ragazzo di 23 anni e veniva da Caldogno, campagna vicentina. Non aveva la struttura per resistere. Caliendo lo ha raccolto quando la sua carriera era a rischio Baggio non gli ha voltato le spalle”.
CP: “In effetti ci sono le due grandi prese di responsabilità di Baggio, la conferenza stampa di Modena, dopo la cessione, dove non ha voluto vestire la maglia della Juventus e poi, quando è tornato la prima volta al Franchi, ha raccolto la sciarpa viola e l’ha portata con sé negli spogliatoi dopo aver rifiutato di calciare il rigore contro Mareggini: agli occhi della Juventus sono state due scelte molto forti”.
AP: “Dovremmo provare a metterci nei panni di Baggio. Stiamo chiedendo ad un ragazzo di prendere una decisione da uomo maturo, rifiutare la Juventus, dire no all’Avvocato Agnelli, andando contro alla persona che reputa come un secondo padre. Serviva un uomo formato e con un carattere d’acciaio, e Baggio a quell’ epoca non lo era. Per resistere a tutto questo ci voleva uno come Gigi Riva o come Gabriel Batistuta”.

SCONTRI- AP: “Purtroppo credo che quegli scontri, scoppiati all’annuncio di Baggio alla Juventus, non fossero facilmente evitabili. Quelle scene devono essere collocate in quell’epoca, in quel contesto storico. C’è una serie di ragioni che hanno portato a quella situazione, prima tra tutte il fatto che i Pontello erano invisi alla città, probabilmente ci sarebbero state rivolte anche se avessero venduto Iachini alla Juventus. La seconda è perché lo stesso Caliendo era odiato dalla città, già dai tempi della cessione di Passarella all’Inter. Firenze aveva già individuato i cattivi e nessuno poteva farle cambiare idea. Per di più c’era anche la Juventus di mezzo, che ha aumentato la rabbia dei tifosi. Forse se Baggio fosse andato al Milan la situazione sarebbe stata meno incandescente”.
CP: In quegli anni la Fiorentina aveva ceduto tanti giocatori, ma mai nessuno alla Juve, ed era in effetti una cosa impensabile. Ne nacquero dei momenti veramente complicati, di grande tensione, con la città messa a ferro e fuoco. Andrebbe anche raccontato che partì una vera e propria caccia da parte della polizia, una reazione molto violenta, con ragazzi
che sono stati in carcere. La cosa più incredibile è stata la rivolta delle persone che abitavano in piazza Savonarola, con le signore anziane che tiravano i vasi da fiori ai poliziotti, nascondendo i giovani nelle cantine. Ci furono scene di inaudita violenza”.
AP: “Il giorno dopo lo scoppio delle rivolte andai dal questore di Firenze, ed era  arrabbiato, diciamo sconcertato. Non capiva come la gente comune avesse difeso in quel modo i tifosi violenti. Tutta Firenze era scatenata contro i Pontello, mi ricordo sempre in quei giorni quando i tifosi bloccarono i viali, con oltre mille persone in Piazzale Donatello. Erano tutti sotto casa dei Pontello, a lanciare sassi, uova, pomodori e altro, urlando “Tutte le sere, torniamo tutte le sere”. Da lì, poi, la rivolta si spostò a Coverciano per il raduno della Nazionale in vista di Italia ‘90: Con Vicini gli allenamenti erano a porte aperte e intorno a
uno dei campi avevano costruito una tribunetta per i tifosi. Il giorno del primo allenamento, quella tribuna era strapiena di tifosi. Non appena i giocatori entrarono in campo, Schillachi mise un braccio intorno al collo di Baggio. Non l’avesse mai fatto, dagli spalti partì un coro “Schillaci non lo toccare, non lo toccare”. Baggio era già juventino, ma non per i tifosi viola che, con quel coro, volevano evitare il contagio. Per me è l’essenza di tutta la storia, il distacco già avvenuto solo ufficialmente, ma che nel cuore di quella gente ancora non c’è. I cori dei tifosi viola contro la Juventus furono talmente tanti, che lo stesso Vicini provò a riportare la pace, andando a parlare direttamente con i tifosi, ma fu costretto a sospendere gli allenamenti aperti al pubblico”.