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Nel bene o nel male fa sempre discutere. Mario Balotelli è così, prendere o lasciare. Entra in campo e prova a dare una gomitata a Dunne, realizza un gol fantastico e non esulta. Anzi, Bonucci gli deve tappare la bocca per non fargli urlare la sua rabbia.

Rabbia repressa, rivolta chissà a chi. Forse al ct Prandelli che lo aveva escluso dai titolare. Mario Balotelli è così, non c'è niente da fare. Why always me? Perché sempre io? Lo scrisse sulla maglia sotto la divisa del Manchester City, e sfoderò la sua protesta silenziosa dopo un gol allo United.

Ieri sera, nessuna scritta, ma tanta rabbia da sfogare. Il suo sguardo non era indirizzato verso il pubblico, ma al centrocampo e soprattutto verso tutto lo stadio che all'ingresso lo aveva fischiato all'unisono anche con dei buu. E ora è caccia al labiale: insulti, rabbia, parolacce.

Secondo i più, avrebbe detto "Figlio di putt...", prontamente coperto dalla mano di Bonucci. Ma rivolto a chi? A Prandelli? Agli avversari? Al pubblico?


''Non so cosa abbia detto'', ha raccontato Bonucci, accorso a festeggiare il primo gol in partita ufficiale dell'attaccante, e poi costretto a tappargli la bocca. ''Stava parlando in inglese, gli è uscito qualcosa di troppo. Lui è fatto così". Sì, così, un giocatore senza mezze misure. Capace di giocate da fuoriclasse e uscite da bambino viziato. 
 

 ''Ma nello spogliatoio ha sorriso anche lui'', ha provato a dire Barzagli, rispondendo a chi fa notare che dallo spogliatoio SuperMario è uscito imbronciatissimo, il cappellino da rapper in testa, le cuffie alle orecchie.

Esattamente come quando era entrato allo stadio, certo a quel punto dell'esclusione decisa proprio da Prandelli, il tecnico che lo aveva difeso fino all'ultimo anche dalle arrabbiature dei compagni.

"Se il suo nervosismo si trasforma in gol - ha concluso il capitano, Buffon - tanto di guadagnato''.

Nella pazza serata di Mario un sorriso però c'è stato. Quello condiviso con il portiere Given a fine partita. Solo quello. Perché Mario? Perché sempre tu?