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Se la Juventus non battesse questa sera il Barcellona, nella seconda gara ai gironi di Champions, ci sarebbe da dubitare sempre più di Andrea Pirlo. A Torino, infatti, è arrivato un avversario senza presidente (Bartomeu si è dimesso ieri), privo di Piquè, Umtiti, del portiere Ter Stegen e di Coutinho, mortificato dall’1-3 subito nel Clasico, senza identità tattica e con Messi e Griezmann che Koeman ieri non sapeva ancora come schierare. Probabilmente Messi finta prima punta con Griezmann, Dembelé e Ansu Fati appena dietro.
E’ vero che alla Juve manca Ronaldo. E che la difesa, senza Chiellini e de Ligt, con Bonucci in dubbio, può contare solo su Demiral, Danilo e Cuadrado (il quarto va inventato), ma lo stesso problema ce l’ha il Barcellona, i cui due centrali sono Lenglet e Araujo. Alternative non ce ne sono.

Se, dunque, il Barcellona è in crisi, la Juve sarà sul ciglio del burrone in caso di sconfitta. In campionato ha vinto solo la prima partita, con la Sampdoria, e poi ha infilato tre pareggi (Roma, Crotone e, in casa, con il Verona), risollevando la testa a Kiev dove ha battuto la Dinamo senza troppi patemi. Ma la squadra di Pirlo resta una cosa ancora difficile da definire. Gli interpreti sono di assoluto valore - tranne, al momento, in difesa - ma l’equilibrio e la compattezza sono due elementi sconosciuti. L’assenza di Ronaldo è un alibi che non regge.

Primo, perché per battere Crotone e Verona bastavano e avanzano anche i sostituti. Secondo, perché questa sera la squadra avrà contemporaneamente in campo Morata, Dybala, Kulusevski, Ramsey o Chiesa e segnare non può essere il problema di questa Juve. Terzo, lo stimolo di affrontare il Barcellona coinvolgerà tutti. Contro i catalani lo snodo è cruciale. Ci si gioca non solo la qualificazione, ma - ancor di più - il primato del girone. Vincere non è la sola cosa che conti, ma il minimo per rialzare la considerazione di Pirlo che, invece, è in vertiginosa discesa.
Chi mi legge sa come la penso e, soprattutto, come la pensavo su di lui, quando tutti intonavano peana e cori di giubilo. Pirlo non è un allenatore semplicemente perché non l’ha mai fatto ed è destinato a fallire perché non sa come si gestisce uno spogliatoio. Un conto è farne parte, un altro  è comandarlo. Se a questo si aggiunge la sua voglia di stupire con un sistema di gioco binario (3-4-1-2 in fase offensiva, 4-4-2 in quella difensiva) e l’inserimento di giovani sconosciuti (Frabotta e Portanova) che giocavano poco anche nell’Under 23 bianconera, il quadro è desolatamente dipinto. Solo che, ben lungi dall’essere un capolavoro, è irrimediabilmente una crosta. Tuttavia penso che Pirlo possa questa sera dimostrare che la Juve non è dipendente da Ronaldo e che una formazione logica - seppur sbilanciata - può battere il Barcellona.

Certo, servono meno errori anche da parte dei giocatori. Meno errori tecnici (sembra strano, ma sono ancora troppi) e meno errori tattici (posizione, marcature preventive, movimenti negli spazi, copertura degli stessi). Poi serve un ritmo alto e un’aggressione costante. Il Barcellona è una squadra con poche certezze e quelle poche vanno sbriciolate con il pressing, un giro palla veloce, le verticalizzazioni e i cambi di gioco. Nel caso in cui venisse a mancare Bonucci, assenza che peserebbe più di quella di Cristiano, non mi scandalizzerei di vedere McKennie quarto in difesa. Intanto perchè l’ha già fatto. E poi perchè Sarri, nella passata stagione, aveva messo Matuidi nello stesso ruolo. Il problema è che Pirlo non pensa al 4-3-3. La partita, in ogni caso, non sarà una passeggiata. Ma la Juve, più che dal Barcellona, deve guardarsi da se stessa. Nessuna velleità, molta umiltà. E’ la strada per ritrovarsi forti.