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"Més que un club": il motto che campeggia sulle tribune del Camp Nou non è un semplice slogan, ma il vero e proprio dna di una macchina tanto semplice quanto complessa. Semplice, perché il diktat è todo por el Barça. Complessa, perché la struttura catalana rende il club blaugrana unico al mondo. Chiariamo: il Barcellona è una presidenza elettiva, guidata - al momento - da Josep Maria Bartomeu. È lui il grande nemico di Leo Messi e, in generale, dei senatori. È soprattutto a lui che si è rivolto Gerard Piqué al termine dell'umiliante 8-2 contro il Bayern Monaco: "La società ha bisogno di cambiamenti e non parlo dell'allenatore o dei giocatori, non voglio segnalare nessuno. Penso che il club abbia bisogno di cambiamenti di ogni tipo".

SCONTRO - Parole e musica, tanto chiare quanto dure. Piqué, vero leader dello spogliatoio, ci ha messo la faccia e non le ha mandate a dire. Niente di nuovo dalle parti della Catalogna: da tempo, infatti, la frattura tra i senatori e la dirigenza è insanabile. Le recenti decisioni di Bartomeu non hanno convinto Messi e soci, a partire dalla scelta di Setién. Un tecnico con il quale la Pulce non ha mai legato, fonte di scontro anche con il team manager Abidal, che aveva incolpato i giocatori stessi dell'allontanamento di Valverde. Per questo motivo, da mesi, nello spogliatoio si fa il tifo per un solo nome, John Laporta. Già presidente dal 2003 al 2010, Laporta ha portato in Catalogna 4 campionati, 2 Champions League e un Mondiale per Club. Nei mesi scorsi ecco l'annuncio: "Sono pronto a ricandidarmi per risolvere la precaria situazione economica". Una vera e propria rivoluzione per cambiare il Barcellona da testa a piedi. A partire dal ds Ramòn Planes e dal dg Oscar Grau, altri elementi che godono - eufemismo - di decisamente poca stima nello spogliatoio. Nel mirino ci sono spese folli e scelte di mercato totalmente errate: da Dembélé a Coutinho, fino al flop Griezmann. Esborsi che hanno portato il Barça in una grave crisi economica, dove i debiti la fanno da padrone. 
RIVOLUZIONE - Inevitabili, ora, anche le riflessioni sulla panchina. Dopo l'8-2 di Lisbona, il presidente Bartomeu ha assicurato: "Dobbiamo prendere decisioni: alcune le abbiamo già prese, le annunceremo nei prossimi giorni". E le decisioni sono scritte: sarà addio per Setién, Abidal, Planes e Grau. Gli zero titoli conquistati in stagione, prima volta dal 2007-2008, sono un macigno troppo grande per non considerarlo. In pole, per sostituire l'ex allenatore del Betis Siviglia, c'è ora Xavi, blaugrana doc, elogiato dallo stesso Bartomeu nelle scorse settimane: "Con lui ho un rapporto eccellente, parliamo di molti temi". Altra ipotesi da tenere in considerazione è legata a Mauricio Pochettino, libero dopo l'esonero dal Tottenham e pronto a rimettersi in sella. Non trovano riscontri, invece, le voci su Massimiliano Allegri, la cui filosofia appare inoltre decisamente diversa da quella del Barcellona. Una squadra particolare, una società unica. Més que un club. Pronto alla rivoluzione.