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Un re è re per sempre anche se è costretto a scendere dal trono. E chi deve abdicare lo fa meno a malincuore se l'erede è degno e se, soprattutto, viene dalla stessa casata. E ha le stesse origini nobili: la provincia di Brescia. Stasera a Genova, nell'amichevole con gli Stati Uniti, Andrea Pirlo stacca il gettone numero 82 in azzurro e diventa il bresciano con il maggior numero di presenze in Nazionale: «Quante presenze ha Pirlo in Nazionale? Quante? 81? Come me... Ehhh, allora mi batte davvero». Franco Baresi, il re detroniazzato ma sempre re, non nasconde un pizzico di meraviglia. E dentro di sè probabilmente si fa largo anche una punta di amarezza. Che scompare subito, però, pensando alla stoffa dell'erede. Da Baresi a Pirlo, da Travagliato a Flero: il trono bresciano in Nazionale passa di mano. Sensazioni? Intanto lo so da voi ed è una sorpresa. Non ci pensavo proprio. Dispiacere? Insomma... Dica la verità. Diciamo che, adesso che lo so, era un bel primato. Ci teneva, Baresi? Ci tenevo, sì. Anche perchè delle mie origini bresciane vado orgoglioso. A Travagliato torno spesso: ho un fratello, una sorella. E guai a rinnegare i luoghi dell'infanzia, i primi passi. Bresciani si nasce e si resta. Già. Però... Però? Sono contento che a battermi sia Pirlo. Anche dopo quello che è successo sabato tra Milan e Juventus? Ma non c'entra niente. Stiamo parlando di Pirlo, non di uno qualunque. Uno che ha fatto la storia del Milan per un decennio e fino alla scorsa stagione. Esattamente e sono contento proprio per questo. Dieci anni con la maglia rossonera non sono pochi e poi Pirlo ha vinto tantissimo con il Milan, è stato l'artefice di grandi successi, di una delle tante epoche d'oro di questi ultimi decenni. Non le fa effetto vederlo con la Juve? E guardacaso, con il suo... erede, i bianconeri sono tornati una squadra di vertice. Posso dire la verità? Prego, Baresi... Con il senno di poi il Milan uno come Pirlo non lo cederebbe più, soprattutto a una rivale come la Juventus. Forse c'era chi lo credeva finito. Non lo so, i fatti stanno dimostrando che non lo è. C'è un giocatore con cui lei ha giocato in passato, nel Milan e in Nazionale, che si può accostare a Pirlo? Così sui due piedi... mi faccia pensare... uhm... Un nome: Rivera... No, erano diversissimi. Nella mia carriera ho giocato con centrocampisti più dinamici che tecnici. Uno dei più bravi era Ancelotti, ma non aveva le caratteristiche di Pirlo. Non sono paragonabili. In che senso, Baresi? Pirlo è unico. Non c'è mai stato in passato e non c'è attualmente un campione delle sue caratteristiche. Un esemplare unico, insomma. Sì, proprio un esemplare unico. È uno dei pochi fuoriclasse che possono cambiare la faccia a una squadra. Per dieci anni è stato il motore, il cervello del Milan. Adesso ha riportato la Juve ai fasti di un tempo. E con la Nazionale, ricordate il Mondiale 2006? Pirlo fu l'elemento determinante. Aiutato anche da una grande difesa con un Buffon immenso. Però, Baresi, permette una domanda? Prego. Nel 2006 il Pallone d'oro fu assegnato a Cannavaro. Giusto? È così. Con tutto il rispetto per Cannavaro, ma le sembra possibile che grandissimi difensori italiani come lei, come Paolo Maldini, come Gaetano Scirea e come Giacinto Facchetti non abbiano mai vinto il Pallone d'oro? Credo che, in quell'anno, sia contato il grande risultato dell'Italia al Mondiale. E Cannavaro era il perno della difesa e il capitano della Nazionale campione del mondo. Baresi, non si fa fatica a immaginare che il più grande rimpianto della sua carriera sia legata proprio alla maglia azzurra. Il Mondiale del '94 negli Stati Uniti. Perdemmo in finale ai rigori con il Brasile, andai molto vicino ad alzare quella Coppa da capitano. Ed era la mia ultima occasione: avevo 34 anni. Magari, se ai rigori contro il Brasile a Pasadena avesse vinto l'Italia, magari Baresi avrebbe conquistato il Pallone d'oro, vista anche la storia dell'incredibile recupero dopo l'operazione a ginocchio. Non lo so. Chi può dirlo? Con il Milan ne ha alzati parecchi, di trofei, soprattutto con le grandi orecchie. Non mi posso lamentare. Ma anche con l'Italia. Nell'82 facevo parte della spedizione che vinse il Mondiale di Spagna. Non giocai nemmeno un minuto, ma fu un orgoglio far parte di quel gruppo. E poi in azzurro non sono mai arrivato fuori dalle prime 4: ai Mondiali primo nell'82, terzo nel '90 e secondo nel '94. Saltai la spedizione in Messico dell'86. Ma un Baresi c'era sempre: suo fratello Beppe. Appunto: la famiglia era comunque rappresentata. E agli Europei? Ho preso parte a quelli dell'80, in Italia. Arrivai quarto. Cosa farà l'Italia di Prandelli agli Europei? Può fare bene, senz'altro. Se poi Pirlo resta questo... Pirlo è un giocatore unico. Una fortuna per chi ce l'ha. E il Milan questa fortuna non l'ha più. È un'operazione finora andata bene a tutti: alla Juventus, al giocatore, allo stesso Milan che è in piena lotta per lo scudetto. Ma con il senno di poi non so se il Milan si priverebbe di un giocatore, di un campione così unico.