Arriva il momento di farlo. Anche se non è mai facile chiudere in un borsone, per sempre, la tua passione per il calcio, il tuo amore incondizionato per il pallone, i tuoi scarpini consumati e buttare tutto lì, in un angolo, per riprenderli in mano in quei momenti di crisi nostalgica che ti annebbiano la mente e ti fanno sussultare il cuore. Ci vuoi arrivare "mentalmente pronto e fisicamente a posto", come ha detto qualcuno di recente, per scoprire poi di non volerci arrivare per niente. Il momento dell'addio è sempre duro da affrontare: lo è stato per Totti, in lacrime tra la sua gente, nella sua città, sul suo prato; lo è stato per Del Piero, che di lacrime non ne ha versate pubblicamente ma è riuscito, con una camminata a bordo campo, a diventare lui la partita mentre la partita stessa si giocava alle sue spalle; senza dimenticare la generazione di Nesta, Gattuso, Zambrotta e Inzaghi, che ha salutato San Siro in uno dei pomeriggi più commoventi di sempre vissuti in quel di Milano.

LA PARTITA D'ADDIO - Tutti hanno salutato, chi subito, chi dopo un esilio all'estero, senza, però, fare la celeberrima "partita d'addio", tanto in voga in passato. Andrea Pirlo, uno che il passato e il presente li ha spesso abbinati in pantaloncini e scarpini, la farà, la disputerà, la organizzera. Sì, perché poi si tratta proprio di organizzarla, come un calcetto tra amici: tante stelle, tanti avversari, tanti vecchi compagni in un amarcord di emozioni e giocate che manca, ai nostri occhi, da tanto, troppo tempo. E il 21 maggio, a San Siro, ci sarà la sua partita di saluto al calcio. "Testimonial match" lo chiamano in Inghilterra, "partita d'addio" la chiamiamo noi. Sì, siamo decisamente più romantici...

CHE STELLE! - La Classifica di CM di questa settimana è dedicata alle 10 più belle partite d'addio. Quelle organizzate, non le ultime ufficiali. Tanti, tantissimi match splendidi. Maradona che gioca un tempo col Boca e uno con l'Argentina e piange nella sua Bombonera, Baresi che sfida i nemici di sempre con la sola maglia che ha indossato in carriera e piange nel suo San Siro, Best che indossa la 11 e non la 7 con la barba incolta e sorride, come sempre, nella sua Belfast. C'è il tempo anche per sorridere nostalgicamente ricordando l'addio di Conti a Cagliari, con quel giallo di Bergonzi: Daniele entra al posto di papà Bruno e eccola li, l'ammonizione, siparietto che lo mette di diritto fuori classifica...Tante stelle, mille ricordi, infinite emozioni. Sì, perché poi succede che vai all'addio di Demetrio Albertini e ti ricapita di vedere un Cigno volare. Di nuovo...




@AngeTaglieri88