Comprendere quanto è successo al Bari in questi ultimi anni non può prescindere da un’analisi asettica e dettagliata dei fatti che hanno riguardato il club biancorosso nel bene (dall’affermazione di talenti poi diventati campioni come Zambrotta, Perrotta e Cassano alle indimenticabili partite disputate allo stadio San Nicola, da molti ribattezzato “l’astronave” per lo splendido colpo d’occhio che ha saputo offrire soprattutto nelle partite in notturna) e nel male (gli anni bui degli ultimi campionati in Serie B, ma soprattutto il marciume scoperchiato dalle indagini sul calcioscommesse condotte negli ultimi anni dalla magistratura barese). Lo scopo di “Bari Annozero”, appuntamento a puntate che comincia oggi su Calciomercato.com, è quello di focalizzare l’attenzione sulle dinamiche recenti che hanno riguardato una squadra che un tempo era conosciuta addirittura con l’appellativo di “stella del Sud” e che oggi vive una crisi (innanzitutto societaria) la cui fine è per molti ancora lontana.

In questa prima puntata analizzeremo l’arco temporale che va dalla promozione in Serie A del 1994 alla retrocessione in Serie B del 2001.

Estate 1994: il Bari, allenato da Giuseppe Materazzi (padre del futuro difensore dell’Inter), ritrova la Serie A dopo tre anni di assenza; grazie alle 17 reti messe a segno dal suo centravanti Sandro Tovalieri, acquistato due anni prima dall’Ancona, la squadra biancorossa disputa un buon campionato che si conclude con il dodicesimo posto finale e una salvezza assolutamente meritata.

Nell’estate successiva la squadra viene rivoluzionata: proprio lo stesso Tovalieri saluta la Puglia per accasarsi all’Atalanta, ma di contro c’è l’arrivo di giovani molto promettenti come il difensore Luigi Sala (proveniente dal Como), il centrocampista Klas Ingesson (proveniente dallo Sheffield Wednesday) e l’attaccante Kennet Andersson (proveniente dal Caen). Benchè possa contare su un attacco di primissimo ordine formato dal citato Andersson e da Igor Protti, la squadra biancorossa mostra delle pecche abbastanza evidenti in difesa, perde partite decisive contro dirette concorrenti per la salvezza e, come se tutto ciò non bastasse, a metà campionato Materazzi viene esonerato e sostituito dall’ex tecnico di Lazio, Torino e Verona Eugenio Fascetti; l’avvicendamento in panchina non basta a scuotere l’ambiente e così i biancorossi retrocedono in Serie B, pur avendo in rosa il capocannoniere del torneo (Protti sarà infatti il miglior marcatore del torneo con 24 centri, a pari merito con il laziale Beppe Signori).

Conseguenza immediata della retrocessione è una nuova rivoluzione all’interno della rosa, con le cessioni dello stesso Protti alla Lazio e di Andersson al Bologna e gli acquisti dell’esperto difensore Luigi Garzya (che dei biancorossi diventerà il leader difensivo capitano) dalla Cremonese, dei centrocampisti Diego De Ascentis dal Como e Sergio Volpi dal Brescia e dell’attaccante colombiano Miguel Angel Guerrero (prelevato dal club sudamericano dell’Atletico Junior); grazie ai nuovi innesti, e a dispetto di una serie di risultati altalenanti e di una forte contestazione da parte della piazza, il Bari riesce nel suo intento di riconquistare subito la Serie A perduta un anno prima.

Ritrovata la massima serie, la rosa biancorossa viene rinforzata dal direttore generale Carlo Regalia con un mix di calciatori esperti e giovani talenti di grande prospettiva: in porta Franco Mancini (portiere del mitico Foggia di Zeman all’inizio degli anni ’90 e purtroppo venuto a mancare il 30 marzo del 2012) sostituisce Alberto Fontana, trasferitosi all’Atalanta; la difesa, vero tallone d’Achille in occasione della retrocessione di due anni prima, viene puntellata con l’innesto di Gaetano De Rosa (stopper proveniente dal Savoia, ma cresciuto calcisticamente nel Napoli) e del difensore marocchino Rachid Neqrouz (prelevato dallo Young Boys); le fasce laterali vengono rinforzate con gli acquisti dell’interessante fluidificante Gianluca Zambrotta dal Como e di Mauro Bressan dal Cagliari; a centrocampo viene acquistato il 22enne mediano Michele Marcolini dal Sora (club che in quel momento milita in Serie C1), mentre in attacco si registrano gli acquisti dell’attaccante sudafricano Phil Masinga dalla Salernitana e del centravanti svedese Marcus Allback (proveniente dal club danese del Lyngby) e la promozione in prima squadra del centravanti della Primavera Nicola Ventola. Grazie alla sapienza tattica di un tecnico navigato come Fascetti, il Bari disputa un ottimo campionato ottenendo una meritatissima salvezza e togliendosi alla penultima giornata la soddisfazione di battere l’Inter in un San Nicola gremito, grazie alle reti siglate da Ventola (che nell’estate successiva passerà proprio alla corte di Moratti) e Masinga dopo il vantaggio interista firmato da Ronaldo.

Nell’estate del 1998 salutano il club barese Sala (che passa al Milan, dove un anno dopo vincerà lo scudetto con Alberto Zaccheroni), Ingesson (destinazione Bologna), Volpi (ceduto al neopromosso Venezia) e Ventola, ma in loro sostituzione la società biancorossa acquista il difensore Duccio Innocenti dalla Lucchese, il centrocampista danese Michael Madsen dall’Akademisk Boldklub, il regista Daniel Andersson e l’attaccante Yksel Osmanovski dal Malmoe e l’attaccante Gionatha Spinesi dal Castel di Sangro. Con questi elementi a disposizione, Fascetti schiera la squadra con un 4-4-2 atipico: in difesa De Rosa viene posizionato nel ruolo di libero, mentre davanti a lui agisce il terzetto tutto grinta e polmoni formato da capitan Garzya, Neqrouz e Innocenti; a centrocampo Zambrotta e Bressan agiscono sulle fasce, con Andersson e Madsen a formare una solida cerniera centrale; in avanti, invece, spazio alla coppia formata da Masinga e Osmanovski, con Spinesi eventualmente pronto a subentrare. Grazie alla solidità del reparto arretrato, alla vivacità e all’ottima tecnica espresse dal centrocampo e ai 17 gol messi a segno dal duo Masinga-Osmanovski, il Bari chiude il campionato al decimo posto con 42 punti conquistati (ci vorranno undici anni prima che i biancorossi, con Giampiero Ventura in panchina, possano ottenere un risultato migliore in Serie A) ed ottiene anche il diritto di partecipare all’Intertoto: tuttavia la società, d’accordo con il tecnico Fascetti, opta per la non iscrizione della squadra alla manifestazione europea.

Nell’estate successiva si assiste ad un nuovo viavai di calciatori in organico: Zambrotta passa alla Juventus, dove nei successivi sette anni diventerà uno dei terzini più forti del mondo, e De Ascentis si trasferisce al Milan fresco Campione d’Italia; arrivano però elementi molto interessanti come il terzino Alessandro Del Grosso (proveniente dalla Salernitana, appena retrocessa in Serie B dopo una sola stagione in Serie A), il giovane difensore centrale Matteo Ferrari (proveniente dagli odiati rivali del Lecce), l’esterno Mattia Collauto (prelevato dalla Cremonese), il centrocampista Antonio Bellavista (richiamato alla base dopo aver giocato la stagione in prestito al Treviso), il mediano argentino Diego Markic (proveniente dall’Argentinos Juniors) e un centrocampista di belle speranze come Simone Perrotta (reduce da un’annata fallimentare nella Juventus, ma che negli anni successivi avrà modo di riscattarsi alla grande…), mentre dal settore giovanile vengono aggregati alla prima squadra due attaccanti ancora sconosciuti ma interessantissimi come il nigeriano Hugo Enyinnaya e, soprattutto, il talento di Bari Vecchia Antonio Cassano. Rispetto alla stagione precedente, i biancorossi ottengono alcuni punti in meno, ma riescono ugualmente a salvarsi grazie al quattordicesimo posto finale e si tolgono lo sfizio di ottenere risultati prestigiosi come l’1-1 contro la Juventus (al vantaggio bianconero siglato da Pessotto e risponde Spinesi) e, soprattutto, il 2-1 contro l’Inter di Marcello Lippi

La vittoria del 18 dicembre 1999 contro i nerazzurri è una gara che è entrata di diritto nel novero delle sfide indimenticabili disputate al San Nicola negli ultimi anni, ragion per cui merita una trattazione a parte: il Bari si presenta all’appuntamento privo di entrambe le sue punte titolari Masinga e Osmanovski (oltre che del suo pilastro difensivo De Rosa), ragion per cui Fascetti si ritrova costretto a schierare dal primo minuto l’inedita coppia d’attacco formata dai giovani Enyinnaya e Cassano; dopo appena sette minuti è il primo a portare in vantaggio la formazione biancorossa con una splendida conclusione dalla distanza; l’Inter pareggia pochi minuti più tardi grazie ad una zampata di Vieri in mischia, ma a pochi minuti dal termine è Antonio Cassano a dribblare con una magia Panucci e Blanc (e scusate se è poco!), a battere il portiere interista Ferron e a mandare in visibilio l’intero stadio con il suo primo gol in Serie A. Le immagini che meglio di tutte riassumono la serata sono le due esultanze dei due giovani marcatori biancorossi, i quali festeggiano i rispettivi gol (e che gol!) con delle corse sfrenate a metà strada tra la gioia e lo stupore per i gesti tecnici.

La stagione successiva, tuttavia, non si apre sotto i migliori auspici: l’astro nascente Cassano, che ormai si è ritagliato un posto da titolare in squadra, inizia a diventare oggetto di voci sempre più insistenti circa un suo futuro lontano da Bari (pochi mesi dopo sarà la Roma ad assicurarsene le prestazioni per la stagione successiva, versando 60 miliardi di lire nelle casse del club biancorosso), ma soprattutto c’è l’addio improvviso di due pilastri come il capitano Gigi Garzya (destinazione Torino) e il portiere Franco Mancini (che si trasferisce al Napoli, ma in sostituzione del quale si alterneranno in stagione ben quattro portieri) per dissidi con allenatore e società; in sede di mercato, inoltre, arrivano acquisti poco convincenti come quello del difensore svizzero Giuseppe Mazzarelli dal San Gallo. Anche tra allenatore e società i rapporti non sembrano più idilliaci, con la conseguenza che il mercato è non poco confusionario e, a campionato ancora in corso, la società annuncia l’addio a fine stagione di Fascetti e il suo futuro avvicendamento con il tecnico della Primavera Angelo Sciannimanico. Conseguenza diretta di tutte queste dinamiche è un campionato assolutamente deludente: i risultati non arrivano, la tifoseria entra in subbuglio, lo stadio San Nicola inizia a registrare un’affluenza sempre più bassa rispetto alle stagioni precedenti e, dulcis in fundo, a metà del girone di ritorno salta pure la panchina di Fascetti e viene anticipata la sua annunciata sostituzione con il già citato Sciannimanico; una mossa che si rivela infruttuosa, dal momento che il Bari chiude il campionato all’ultimo posto e torna mestamente in Serie B dopo cinque anni, ma stavolta l’impressione è che nel meccanismo biancorosso qualcosa si sia rotto.