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C'era una volta una squadra che faceva impazzire l'Italia. Un Bari che affrontava qualsiasi avversari a testa alta, sciorinando un gioco sbarazzino e spumeggiante. Un gruppo che, dato già per retrocesso prima del via, terminò il campionato al decimo posto, mancando l'Europa forse per un comprensibile appagamento o forse perché non era ancora pronto per certi traguardi. C'era anche una tifoseria che si è distinta in tutta Italia per partecipazione (memorabili i 10.000 supporter accorsi a Roma, i 7.000 di Genova, i 5.000 di Bologna), correttezza e calore. Sette mesi fa, insomma, esisteva una base su cui costruire un futuro radioso, assecondando finalmente le secolari ambizioni della città.

Il progetto, però, finora è miseramente fallito. E la ragione è semplice: sono venuti meno troppi cardini in una sola volta. Perché è partito innanzitutto Giorgio Perinetti, l'architetto del Bari dei miracoli, ma anche l'uomo che la piazza valutava come garanzia per stimolare la società ad un ulteriore salto di qualità. Non solo: il ds romano è stato rimpiazzato troppo tardi. La lacuna che, in realtà, era nota fin dallo scorso gennaio è stata colmata soltanto agli inizi di giugno. Il neo ds, Guido Angelozzi, si è così trovato a dover immediatamente operare, senza poter prendere effettiva conoscenza di ambiente e situazioni.

Occorreva mantenere il meglio di quel gruppo che tanto bene si era disimpegnato. Ma il meglio (la coppia di difensori centrali Ranocchia-Bonucci) era già destinato ad altri lidi. Sul mercato estivo, pur confermando elementi cardine come Barreto e Almiron, si è vivacchiato più che vissuto, affidandosi ad una serie di giocatori che avrebbero sì potuto aiutare il gruppo preesistente, senza, però, arricchirlo di chissà quale qualità. In una parola, si sono sottovalutate le intemperie di quell'imprevedibile mare chiamato serie A. Errore fatale. E puntualmente punito.

Forse eccessivamente, perché l'emergenza che ha colpito Ventura negli ultimi due mesi (in alcune gare il tecnico ha dovuto rinunciare fino a 12 elementi) ha quasi del grottesco. Ma è pur vero che raramente la mala sorte colpisce per caso. Risultato: il Bari meraviglia non c'è più. C'è una squadra che naviga triste all'ultimo posto in classifica. Sorprendentemente, invece, c'è ancora una tifoseria forse unica. E' vero: il San Nicola ha perso qualche spettatore, le trasferte sono meno frequentate. Ma, in uno stile quasi inglese, il popolo biancorosso continua a sostenere Gillet e compagni con un trasporto commovente.

Già, ma quanto durerà la pazienza? Malgrado i guai, tuttavia, il destino offre una chance al club dei Matarrese. Una speranza che viene da una classifica corta (la zona salvezza dista appena quattro lunghezze) e, quindi, ampiamente rimediabile. Occorrerà, però, fare ciò che non si è fatto negli scorsi mesi. Ovvero, effettuare un mercato convincente, basato su certezze e non su azzardate scommesse. D'altra parte, la proprietà sa fin troppo bene quanto pesi il mantenimento della categoria per le casse societarie.

Vale la pena, però, sottolineare un altro aspetto. Cioè che, in caso di retrocessione, il famoso paracadute potrà forse salvare il Bari da gravi problemi, ma non eviterà l'abbandono. I tifosi hanno scelto il massimo sostegno perché vogliono recitare fino in fondo la loro parte per restare in serie A. Ma la B ed il ricordo di otto campionati intrisi di stenti, sofferenze e mediocrità, è materia che non interessa. Pertanto, occorre fare l'impossibile per recuperare quel patrimonio di vittorie, entusiasmo ed ambizioni disperso con imperdonabile leggerezza. Pena, la caduta nella totale apatia.