Tre a uno alla Spagna in rimonta, primi nel girone, doppietta di Chiesa, l’ultimo gol (rigore di Pellegrini) voluto con forza, con rabbia. La Under 21 di Di Biagio è entrata nell’Europeo da protagonista, come ci aspettavamo, con mezz’ora di sofferenza e un’ora da grande Italia. Ha fatto una partita da squadra vera, di sostanza e temperamento, con alcune giocate straordinarie (il primo gol di Chiesa da cineteca). E’ un momento fantastico per il calcio italiano che di solito, a questo punto della stagione, è già in vacanza. Questi ragazzi invece corrono ancora, come quelli della Under 20, come le ragazze e come hanno corso la scorsa settimana i ragazzi di Roberto Mancini. Quanto è successo a Bologna deve riempirci d’orgoglio. Abbiamo dei giovani fantastici.

   

NIENTE CALCOLI - Per Italia e Spagna, vista la formula che premia solo la prima del girone, era già una partita da vincere alla vigilia, figuriamoci il giorno dopo, quando sono entrate in campo sapendo che la Polonia aveva battuto il Belgio ed era già in testa alla classifica. Quei pochi calcoli che si potevano fare, quelle pochissime accortezze che si potevano usare, sono state cancellate dal 3-2 della squadra del neo viola Zurkowski. Ma la spinta all’inizio è arrivata solo per la Spagna. Noi per mezz’ora abbiamo guardato il palleggio dei rossi. E’ stato un bel guardare e quindi non un bel giocare. Fabian Ruiz costruiva come fa nel Napoli, Ceballos imperversava come fa molto spesso. Eravamo sempre fuori tempo, loro con la palla, noi a rincorrerli. Faticando e soffrendo, in preda a una frustrazione determinata da un pressing sbagliato. Quello della Spagna era collettivo, quello dell’Italia individuale. Loro una squadra, noi in attesa di una giocata individuale che non arrivava perché i sei... prestiti di Mancini non facevano valere il loro tasso tecnico.

CAPOLAVORO DI CEBALLOS - La Spagna è arrivata alla conclusione in avvìo di partita e ha segnato con una prodezza di Ceballos dopo 9': Barella, che lo stava marcando, gli ha concesso il destro e il madridista l’ha stampato sotto l’incrocio dei pali. Poi è stato Soler a creare un pericolo sempre dalla distanza. A quel punto avevamo già Calabresi e Zaniolo ammoniti. Proprio Zaniolo era il più lontano dalla gara, cambiava spesso posizione: partito come attaccante esterno a destra, si è poi accentrato come trequartista, spingendo indietro Mandragora davanti alla difesa, per poi tornare a destra. Sia in mezzo che ai lati, il romanista non incideva. Eravamo troppo nervosi, troppo insicuri, stavamo soffrendo molto più di quanto si poteva pensare. E intanto Ceballos ci stava tartassando con giocate da applausi.

CAPOLAVORO DI CHIESA - L’Italia aveva bisogno di un segnale, di un guizzo, di una mezza occasione per entrare in una partita che stava sbagliando. Vanno fatto i complimenti ai 30.000 del Dall’Ara che non hanno mai smesso di spingere gli azzurri. Ci credeva lo stadio, doveva crederci la squadra. Che ha fatto il suo primo tiro verso la porta di Unai Simon al 32' con il sinistro di Mandragora da fuori area, finito alto. Era la conclusione del capitano il segnale che aspettavamo. La Spagna si è fermata, ci ha dato campo e ha commesso un errore imperdonabile: ha lasciato il malcapitato Aguirregabiria solo contro Chiesa, raggiunto da un lancio splendido di Barella da destra a sinistra di oltre 40 metri, il viola ha agganciato la palla con un controllo da fenomeno, ha puntato il terzino, ha cambiato passo e lo ha saltato sull’esterno, Unai Simon si aspettava il cross e ha aperto il primo palo, proprio dove Chiesa ha messo la palla con un sinistro terrificante. Ecco i grandi giocatori, ecco le grandi giocate.

ANCORA CHIESA - La Spagna ha accusato il colpo e l’Italia ha preso a giocare bene, guidata da Mandragora e soprattutto da Pellegrini, la cuio crescita corrispondeva con la crescita di tutta la squadra. Al 42' è uscito Zaniolo in barella e con la borsa del ghiaccio sulla testa dopo uno scontro di 10 minuti prima con Unai Simon. E’ entrato il bolognese Orsolini, fra gli applausi dei suoi tifosi. Gli spagnoli non si sono ripresi dalla flessione del finale di primo tempo e hanno iniziato il secondo con lo stesso ritmo blando e spostandosi indietro. L’uscita di Fabian Ruiz, toccato duro nel primo tempo, ha complicato il riavvìo dell’azione spagnola. Non è che la nostra Under fosse travolgente, ma tenevamo palla e cercavamo l’attimo buono per colpire. Attimo che è arrivato dopo la sostituzione di Kean con Cutrone. Palla in area di Orsolini, contrasto fra Vallejo e Cutrone, la palla è rimasta lì, in area piccola, dove è arrivato per primo quel falco di Federico Chiesa. Tocco, gol, doppietta all’Europeo e Italia in vantaggio.

PELLEGRINI LO SAPEVA... - Una volta in vantaggio, abbiamo fatto qualche passo indietro di troppo e la Spagna, sempre con lo straordinario Ceballos, ci ha fatto paura. Dietro però tenevamo bene con Mancini: Mayoral non l'ha mai vista. E nello spazio che ora si era aperto, avevamo l’occasione di colpire. E così è successo al 36' quando Soler ha spinto giù Pellegrini, arrivato appena dentro l’area a rimorchio di un attacco a destra di Orsolini. L’arbitro olandese Gozubuyuk non se n’è accorto, ma il Var ha visto tutto. Quando lo hanno richiamato al monitor, Pellegrini non ha aspettato nemmeno un istante: la palla era dall’altra parte del campo e lui è andato diretto al dischetto: “Datemi la palla è rigore”. Gozubuyuk l’ha fischiato e Pellegrini l’ha segnato, incorniciando una partita da applausi.