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Ciascuno si prenda il proprio pezzo di storia. È stata una giornata particolare quella vissuta sabato 20 giugno dai tifosi del Beira-Mar, squadra della cittadina marittima di Aveiro dal passato glorioso e un presente di militanza nel Campeonato de Portugal, la terza serie della piramide calcistica lusitana. Dalle 9 alle 12, i tifosi auri-negros (gialloneri) hanno avuto la possibilità di recarsi presso il vecchio Estádio Mário Duarte, che si trova in fase di demolizione, e prelevarne un frammento. Cioè prendersi un seggiolino o una zolla d'erba per farne un pezzo di museo diffuso della memoria. Ciò che comunque renderà immortale la vecchia casa del Beira-Mar, un luogo fondamentale per l'identità locale e per la sua storia calcistica. Ma che adesso si appresta a lasciare posto all'espansione dell'Hospital Infante Dom Pedro, il principale ospedale di Aveiro.

Questa trasformazione, che ha impatto sul disegno funzionale della città marittima e risulta particolarmente auspicata nei giorni in cui anche il Portogallo prova a uscire dall'emergenza Covid-19, è stata sancita quattro anni fa (23 settembre 2016) con un protocollo sottoscritto da SC Beira-Mar e Câmara Municipal de Aveiro. Grazie a questo accordo, il club cede definitivamente la struttura e l'area dell'Estádio Mário Duarte ottenendo in cambio l'utilizzo dell'Estádio Municipal de Aveiro (che nel frattempo ha assunto la denominazione del vecchio impianto, intitolato a Mário Ferreira Duarte, figura di spicco dello sport e della società aveirensi). Quest'ultimo può essere indicato come un caso di studio sull'eredità che viene lasciata alle comunità locali dai grandi eventi sportivi. Progettato dall'architetto Tomás Taveira in vista dei Campionati Europei del 2004, esso viene inaugurato a novembre 2003 con un'amichevole che vista retrospettivamente si rivela densa di pessimi presagi: ospite è infatti la nazionale greca (la gara termina 1-1), che poi batterà la nazionale portoghese nella gara iniziale e in quella finale dell'Europeo 2004.

Il nuovo stadio di Aveiro è bellissimo per giudizio unanime e accoglie due gare dell'Europeo (Repubblica Ceca-Lituania 2-1 e Olanda-Repubblica Ceca 2-3). Ma presenta anche un aspetto problematico: è nettamente sovradimensionato rispetto alla municipalità. È dotato infatti di oltre 30 mila posti a sedere, in una città che non tocca i 75 mila abitanti. Ciò che va bene per ospitare di tanto in tanto la nazionale portoghese, o per l'appuntamento annuale con la Supertaça Cândido de Oliveira (la Supercoppa portoghese che dal 2009 viene giocata lì 9 volte su 11), ma non certo per le esigenze calcistiche di una cittadina dalla popolazione nettamente sotto i 100 mila abitanti. Facendo le proporzioni, è come se l'Olimpico di Roma sfiorasse i 2 milioni di posti a sedere. Fatale che, messa alle spalle la grande kermesse di Euro 2004, l'Estádio Municipal si riveli una struttura dai costi gravosi. Inoltre, per il piccolo Beira-Mar essa è nettamente fuori scala. Abituata a confrontarsi coi 12 mila spettatori del Mário Duarte, la squadra aurinegra si trova spaesata nell'impianto extralarge. E ciò porta a un rapporto sofferto col nuovo stadio e a un ritorno al Duarte (denominato affettuosamente dai tifosi “O velhinho”, il Vecchietto) nel 2015.
Ma le cose non tornano mai come prima. E “O Velhinho”, inaugurato nel 1935 e rimasto 12 anni in stato di abbandono, ha ormai fatto il suo tempo. Bisogna prendere atto anche delle verità più dolorose. I tifosi e cittadini di Aveiro fanno. E il lungo pellegrinaggio di ieri mattina, compiuto per prendersi un pezzo di memoria, lo testimonia. La pagina Facebook del club ospita un intero album fotografico all'evento. Immagini toccanti, bellissime. Chi davvero ama il calcio, e ne tiene in conto l'aspetto sentimentale e identitario come il suo vero patrimonio, non rimane insensibile a quella vista.

@pippoevai