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"Che cos'è il genio? È fantasia, intuizione, decisione e velocità d'esecuzione" spiegava Il Perozzi in 'Amici Miei' anticipando un colpo del Necchi durante una zingarata. E che cos'è il genio, se non il tacco di Karim Benzema? Il controllo volante con bordata sotto l'incrocio al Valencia era solo un antipasto del vero capolavoro, messo a segno contro l'Espanyol: tacco no look, tunnel al difensore e assist a Casemiro che si ritrova a porta libera per un gol pesantissimo, decisivo per mandare in vetta solitaria il Real Madrid. Decimo assist stagionale, una giocata che ha riportato alla memoria dei tifosi blancos il taconazo di Guti al Riazor, assist guarda a caso proprio per... Benzema. "Per me il calcio è questo", un vero e proprio manifesto del Karim-pensiero, già sintetizzato nella frase diventata iconica dopo lo 0-5 al Viktoria Plzen in Champions lo scorso anno: "Io gioco a calcio per fare la storia. Io gioco per la gente a cui piace il calcio, per la gente che conosce il calcio".

RONALDO DIMENTICATO - Un fuoriclasse elitario che oggi si prende la luce dei riflettori e con Sergio Ramos viene inequivocabilmente riconosciuto come l'incarnazione del madridismo. Un campione non per tutti, spesso sottovalutato in carriera e soprattutto nel corso della sua lunga militanza tra le fila merengues, quando per i più non era altro che lo scudiero di Cristiano Ronaldo. Ma dietro ai successi e ai record di CR7 c'è proprio il lavoro sporco del franco-algerino, capace nonostante tutto di non lasciarsi fagocitare dall'ombra del portoghese e di trovare il modo di incidere a modo suo: lo dicono i gol (solo tre volte in undici stagioni al Real non è andato oltre le 20 reti stagionali), lo dicono gli assist, lo dicono i trofei alzati, lo dice la capacità di incidere nei momenti chiave della stagione. E l'addio di Ronaldo ha liberato Benzema di ogni vincolo, permettendogli di sfruttare anche l'infortunio di Hazard e la cronica discontinuità di un Bale sempre più separato in casa per prendersi le luci della ribalta. Karim ora brilla da solo come ai tempi del Lione e ha dimenticato Ronaldo, quel CR7 che alla Juventus non ha trovato un'altra spalla all'altezza: in campionato i gol arrivano a raffica, ma in Champions le reti sono solo 8 negli ultimi due anni, la metà di quante ne aveva realizzate solo nell'ultimo anno a Madrid e le stesse messe a segno da Benzema tra il 2018/19 e il 2019/20. Una flessione netta per il portoghese dopo la separazione, ulteriore conferma dell'importanza dei Karim.

PALLONE D'ORO? - Giocatori, ruoli e figure diverse, ma dopo anni quasi da bistrattato Benzema si sta prendendo le sue rivincite e si sta consacrando nel gotha del pallone. Se Lewandowski si è imposto come prototipo di macchina da gol, il nove del Real ha contribuito allo sviluppo del centravanti moderno e non è eresia ritenerlo l'attaccante più completo dell'ultimo decennio di calcio. Abbastanza da candidarlo seriamente per il Pallone d'Oro. Almeno questo è l'auspicio che molteplici tifosi ed esperti di questo sport hanno esplicitato sui social lanciando l'hashtag #BenzemaBalonDeOro. L'acclamazione popolare da sola non basterà certamente a regalare il premio individuale più ambito all'attaccante, servirà un finale di stagione da leader per regalare la Liga al Real e provare la rimonta Champions sul Manchester City dopo il ko nell'andata degli ottavi. E serviranno altre magie come quel colpo di tacco. Magari il Pallone d'Oro alla fine non arriverà, ma per il genio Benzema non sarà importante: a lui, 'basterà' continuare a fare la storia.

@Albri_Fede90