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Chi è il personaggio che ha fatto la storia del Milan? Secondo il sondaggio di calciomercato.com il vincitore è Silvio Berlusconi, il più votato davanti a Marco Van Basten, Paolo Maldini e Franco Baresi. Un poker extralusso, niente da dire, anche se non andrebbe dimenticato Rivera, primo vincitore della Coppa dei Campioni, nel 1963, poi bissata da capitano nel 1969 e primo Pallone d’oro italiano. Il mio voto, però, va a Baresi, che metto davanti a Berlusconi, il presidente più vincente della storia del Milan e anche a Maldini, il giocatore che ha sollevato più coppe dei Campioni/Champions, ben 5, nel 1989, 1990, 1994, 2003 e 2007. 

Franco Baresi, infatti, rappresenta il Milan più di Berlusconi e Maldini, perché ha vissuto per 42 anni, più di un terzo dei 120 anni del club quindi, la storia della società rossonera nel bene e nel male, con una fedeltà unica, in campo e fuori. Lanciato da Liedholm quando non aveva ancora 18 anni, il 23 aprile 1978 a Verona, subito con la maglia numero 6 per sostituire lo squalificato Turone, già allora era il classico predestinato. "Sarà il nuovo Beckenbauer", disse il 'Barone' Liedholm e come al solito aveva ragione perché poi per tutti Franco diventò Franz, il nome del mitico capitano tedesco. Prima, però, è stato il 'piscinin', il 'piccolino' in dialetto milanese, soprannome che gli diede il massaggiatore Paolo Mariconti, che lo aveva visto crescere nella Primavera' e poi nella prima squadra. Subito titolare l’anno dopo, e subito campione d’Italia nel Milan della stella, nell’ultimo campionato con Rivera in campo, Baresi si è però trovato la stagione successiva in serie B per colpa del calcioscommesse e quando è tornato in A pensava di non rivivere più un’esperienza simile. 
Invece, alla fine del campionato 1981-‘82, si è ritrovato di nuovo in B nella stessa estate in cui ha vinto il mondiale in Spagna con l’Italia di Bearzot sia pure senza mai giocare. Collovati, milanista e campione del mondo come lui, a quel punto ha chiesto di essere ceduto perché non voleva rimanere per il secondo anno in B e passò addirittura all’Inter. Baresi, invece, malgrado le offerte della Juventus e della Sampdoria non ha mai chiesto di andarsene
e il presidente Farina non cercò di venderlo per non indebolire la squadra. E così, ad appena 22 anni, Baresi è diventato capitano della rinascita, dalla serie B alla A per sempre e soprattutto primo leader del nuovo Milan di Berlusconi. Dai campi sconosciuti della Mitropa Cup riservata ai vincitori della serie B, a Szombathely in Ungheria, Ostrava in Cecoslovacchia e Osjek in Jugoslavia, Baresi è arrivato a Tokyo dove ha sollevato la prima coppa intercontinentale, il punto più alto della sua carriera, dopo il secondo scudetto e la prima coppa dei Campioni nella famosa notte di Barcellona contro la Steaua. 

Sempre più leader e sempre più capitano, Baresi ha mostrato la sua fedeltà anche quando ha smesso di giocare, prima come responsabile della Primavera, poi come dirigente, in seconda fila per il suo carattere riservato, ma sempre presente e sempre applaudito in tutto il mondo, nel suo ruolo di ambasciatore che tutti gli hanno riconosciuto, da Berlusconi all’ultima gestione del fondo Elliott, dalla vecchia sede di via Turati alla nuova di Casa Milan. Più di 40 anni di fedeltà, senza interruzioni come Maldini, con la continuità che nemmeno Berlusconi ha potuto offrire. E sempre con lo stile di un capitano silenzioso che però tutti hanno ascoltato con rispetto e ammirazione. Perché Berlusconi e Maldini hanno vinto tanto, ma nessuno ha rappresentato il Milan come 'Franz' o 'Piscinin', simbolo di classe, grinta e fedeltà. E non a caso l’unica maglia rossonera che è stata ritirata è la sua, numero 6. Perché come cantavano e canteranno ancora i tifosi a San Siro 'un capitano, c’è solo un capitano'. Franco Baresi, appunto, che tra pochi giorni, l’8 maggio, festeggerà i suoi primi meravigliosi 60 anni tutti rossoneri. Capito perché il mio voto va a lui?