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Anche Mihajlovic. Dopo Allegri, Seedorf e Inzaghi, Berlusconi ha mandato via anche Mihajlovic. La sua colpa? La stessa dei predecessori: non avere lottato per lo scudetto con una squadra che non può lottare per lo scudetto. Assolutamente non competitiva rispetto alla Juve; decisamente inferiore rispetto a Napoli e Roma; peggiore dell'Inter. Valutazione obiettiva: gruppo da quinto-sesto posto. Quarto se tutto va benissimo, settimo se molte cose vanno male. Galleggia in quelle posizioni, oggi, il Milan: tutto normale, insomma. Attenzione: è in finale di Coppa Italia. Okay, il calendario l'ha agevolato, ma quest'anno in Italia vinceranno due club: uno, quasi di certo la Juve, lo scudetto; uno, Juve o Milan, la Coppa. Eppure l'ha cacciato via. 

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Solo un presidente, oggi, fa scelte più ridicole di Berlusconi: Zamparini. Non è un complimento. Il problema è che il padrone del club rossonero continua a pensare che il Milan debba vincere, indipendentemente dai calciatori che schiera. Qualcuno gli spieghi che non è così: se hai Van Basten, Ancelotti e Baresi vinci, se hai Honda, Alex e Kucka non vinci. Con tutto il rispetto. Poi lui, Berlusconi, per giustificare gli insuccessi caccia gli allenatori: una strategia di comodo, la ricerca di un responsabile che paghi per tutti. Una roba da Zamparini, appunto. Dicono non ci fosse feeling con Mihajlovic, così come con Allegri. Seedorf, invece, non aveva feeling con la squadra, Inzaghi con i risultati. La verità è che è il Milan, oggi, a non avere feeling con la propria storia, costruita sui trionfi. E Berlusconi, con queste scelte, sta macchiando la propria fantastica epopea rossonera: sarà ricordato per le vittorie, ci mancherebbe, ma adesso anche per la scellerata gestione di questo periodo di insuccessi. 

E pensare che basterebbe poco per gestire un periodo non proprio florido sul piano economico: sarebbero sufficienti la programmazione e la chiarezza. La programmazione impone di progettare una squadra magari costruita sui giovani, gestita con oculatezza, cercando talenti da valorizzare; la chiarezza obbliga a dire alla gente che il Milan oggi non può vincere, ma deve provare a costruire con pazienza. Siamo sicuri che i tifosi capirebbero: sono molto meno stupidi di quanto i padroni del vapore possano immaginare. Ma tutto questo richiederebbe un uomo di calcio sul ponte di comando, certamente non Galliani che è il vero responsabile del recente sfascio milanista. Invece Adriano resta lì: Berlusconi esonera tutti, tranne lui

Berlusconi ha cacciato Mihajlovic per un motivo in fondo banale: se avesse vinto la Coppa Italia, sarebbe stato quasi impossibile licenziarlo. Ora, invece, ha un piccolo, piccolissimo pretesto: la sconfitta di sabato sera con la Juve. Ha perso, va via. E chissenefrega se ha giocato una buonissima partita e se non avrebbe meritato di uscire battuto: basta avere la scusa per farlo fuori, e la scusa è quel 2-1. Ridicolo, già.  Adesso prova a valorizzare Brocchi: dicono che si giocherà la conferma in queste poche partite. Incomprensibile: se ci credi punti su di lui per ora e per il futuro, altrimenti è una pagliacciata. Un'altra. 

L'uomo che ha costruito il Milan più grande, ora lo sta distruggendo. Difficile accettare il tempo che passa e che cambia il mondo. Difficilissimo. 

Stefano Agresti
@steagresti