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Fino a quando la Bosnia Erzegovina ha giocato uno contro uno, togliendo spazi e tempi ai centrocampisti azzurri e sfondato sulla fascia destra, dove difendeva Emerson Palmieri, non solo meritava di vincere, ma avrebbe pure meritato il raddoppio. Per fortuna i nostri avversari hanno smesso di giocare a venti minuti dalla fine. Forse perché il pareggio li accontentava, forse perché avevano speso troppo nel primo tempo. Fatto sta che dal fraseggio a palla bassa, ricco di combinazioni a due per liberare il terzo uomo sulla fascia, sono passati al lancio lungo per la testa di Dzeko diventando così prevedibili e facilmente controllabili quando, uscito il nostro difensore esterno Mancini, a montare la guardia al bosniaco è passato Chiellini. 

Certo, senza le prodezze di Insigne all'inizio di ripresa e di Verratti a quattro minuti dalla fine, l'Italia non avrebbe mai raddrizzato una partita complicata e bislacca. La Bosnia è di gran lunga l'avversario più forte e, dunque, più arduo che gli azzurri abbiano affrontato finora. E quel che non si capisce è perché, nella classifica del girone, anziché subito dietro l'Italia, non ci sia la Nazionale balcanica, ma quella finlandese. La Bosnia, nonostante il carico di giocatori tecnici e dinamici, è lontana otto punti dalla vetta e a cinque dal secondo posto. Ovvio che rischi un'eliminazione precoce e assai poco giustificata da prestazioni come quella di Torino. 

L'Italia ha vinto la sua quarta gara su quattro e, dunque, è a punteggio pieno nel girone di qualificazione dell'Europeo itinerante che, tra un anno esatto, partirà dallo stadio Olimpico di Roma. Non ha brillato come ad Atene (del resto la Grecia ha perso la sua seconda partita consecutiva in casa contro l'Armenia), ma ha mostrato di avere testa, determinazione e lucidità ben oltre il 94' minuto. 
Roberto Mancini ha detto che affrontare due gare ravvicinate alla fine della stagione è sempre pericoloso. Sono d’accordo con lui, ma aver giocato con un uomo in meno fino all’80’ è una responsabilità che chiama in causa le sue scelte.

Chi era l'uomo in meno? Ma Federico Bernardeschi, ovviamente, ormai involuto e solipsistico, tanto da scoraggiare i suoi stessi estimatori. Quando all'intervallo il c.t. ha inserito Chiesa (decisione ineccepibile) ha sbagliato a togliere Quagliarella. Sia perché il capocannoniere del campionato era stato l'unico ad aver tirato verso la porta (decisivo Sehic con una prodigiosa deviazione al 41'), sia perché l'Italia aveva bisogno del centravanti e non di un falso nove come ha provato a essere Bernardeschi. 
Se poi lo si vuole giudicare positivamente solo perché ha battuto il calcio d'angolo che Insigne ha trasformato in gol con un prodigioso tiro al volo di destro, si faccia pure. Ma così non si rende giustizia né alla realtà, né allo stesso Insigne, autore di un'autentica prodezza. 
La triste verità, soprattutto per chi, come la Juve, l'ha pagato più di 40 milioni due anni or sono, è che Bernardeschi in stagione ha giocato egregiamente solo una partita (il ritorno con l'Atletico Madrid in Champions League) come certi poeti autori di un verso felice in tutta la loro arruffata  produzione. Chiesa, che non andrà alla Juve, giustamente vale il doppio o giù di lì. 
Sorprende, quindi, sia che Mancini lo abbia scelto dall’inizio, sia che lo abbia sostituito con Belotti solo all'80'. Non è un caso, almeno secondo me, che sei minuti dopo l'Italia abbia realizzato il gol del successo con Verratti su assist di Insigne. 

Il primo tempo del napoletano è stato insufficiente, ma nella ripresa è risultato decisivo.
Più di tutti, comunque, per un'Italia balbettante che nel primo tempo non teneva una palla a centrocampo (male Jorginho, Verratti si è riscattato nell'ultima mezz'ora), hanno fatto Bonucci (salvataggio maestoso su Visca), Chiellini (ha spento Dzeko dopo l'uscita di Mancini e l'ingresso di De Sciglio) e lo stesso Sirigu (decisivi un paio di interventi, uno anche di piede al limite dell'area). E se sul gol di Dzeko nulla hanno potuto è perché l'azione, tutta di prima, con rifinitura di Visca è stata da applausi. 
Forse un punto a testa, per il numero di tiri e di occasioni, sarebbe stato più giusto. Tuttavia Mancini rivendica il coraggio: questa Italia vuole sempre comandare e non si impressiona se  subisce qualche contropiede. Rischi calcolati. Per adesso pagano.