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"Se penso alle sfide che abbiamo dovuto affrontare al Milan, sin dal primo giorno... Dovevamo portare in pari i conti, perché il rosso aveva superato il livello di guardia, e allo stesso tempo migliorare le performance sul campo". Parole firmate Ivan Gazidis, colui che sta aiutando il Milan a raggiungere, lentamente, il suo obiettivo. Lo ha fatto in campo, ritrovando l'amata Champions League dopo 8 lunghi anni. Lo sta facendo fuori, con un taglio dei costi e una politica sostenibile che aiuta ad aggiustare un bilancio affossato da alcune cattive scelte precedenti. "Se avessimo copiato dei modelli esistenti avremmo fallito entrambi gli obiettivi" ha spiegato recentemente il CEO rossonero in un'intervista. "Dovevamo fare qualcosa di rottura, trovare un modo di agire tutto nostro, altrimenti non avremmo avuto alcuna possibilità di evitare l'angolo morto. Siamo in viaggio, la cosa difficile da accettare è che non esistono scorciatoie". 

DENOMINATORE PRESTITO - Strada dritta, complicata ma chiara. Verso un pareggio di bilancio e un equilibrio economico quanto mai fondamentali in periodo Covid. Il Milan ci lavora da tempo, da prima che la pandemia mettesse in ginocchio l'intero sistema calcio: (anche) per questo la crisi non ha particolarmente modificato il modus operandi dalle parti di via Aldo Rossi. Lì dove le parole d'ordine sono sostenibilità e attenzione. Attenzione agli investimenti, ricchi e cospicui ma sempre pesati con razionalità. Ne sono dimostrazione le scelte operate in fase di calciomercato: si prendano le ultime due annate e i volti nuovi comparsi a Milanello. Da Rebic a Tomori, passando per Kjaer, Saelemaekers, Tonali e Meitè. Sei giocatori con un denominatore comune: il prestito come formula in sede di trattativa. 
Già, il prestito. Una formula che spesso, dalle nostre parti, fa rima con soluzione improvvisata, jolly d'emergenza per scavalcare problemi economici o per tamponare ruoli scoperti senza credere (o potersi permettere) investimenti di peso. La strategia del Milan, invece, appare chiara: puntare sui prestiti per non sperperare liquidità, ma valutare con tempo e attenzione ogni giocatore. E, di conseguenza, ogni investimento. Ne sono esempio le operazioni legate a Rebic, riscattato con un anno d'anticipo; il doppio affare dell'estate scorsa, con le conferme del leader Kjaer e della sorpresa Saelemaekers. Ma anche l'ultimo autografo su un contratto, quello di Fikayo Tomori, pagato ben 27 milioni al Chelsea. Investimenti, appunto, valutati con cura negli ultimi sei mesi. Lo stesso che si sta facendo, per guardare all'altro lato della medaglia, con Sandro Tonali (e che si è già fatto con Soualiho Meïté, tornato al Torino). Dell'ex centrocampista del Brescia abbiamo parlato a lungo, così come del rebus legato al suo futuro: ai 10 milioni già versati l'anno scorso il Milan dovrebbe aggiungerne 15 per il riscatto (più 10 bonus). Cifre sui quali la dirigenza sta valutando con meticolosità, provando a rivedere le condizioni.

IL FUTURO... - Valutazioni in corso anche su Brahim Diaz e Dalot, anch'essi arrivati in prestito (secco, in questo caso). Ma chi ha fatto bene va premiato, ed è per questo che Maldini e Massara sono al lavoro con Real Madrid e Manchester United per trovare una quadra. Lo stesso si dica per l'asse che collega Milano con Barcellona, dove gioca Junior Firpo, obiettivo rossonero per un prestito con diritto di riscatto. Perchè ogni investimento va pesato, in linea con la razionale (nuova) politica rossonera. Basata anche - e forse soprattutto - sui prestiti.