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'L'anno della salvezza in serie A con la Fiorentina, come secondo di Zoff, è stato molto importante per la mia formazione professionale. Sono contento che da quel momento sia partito concretamente il progetto viola'. Fresco di esonero dalla panchina del Bologna, ed ex giocatore dell'Empoli - oggi pomeriggio avversario della Fiorentina in Tim Cup -, Pierpaolo Bisoli è intervenuto ai microfoni di Radio Toscana.

'Noi allenatori siamo l'anello debole: a Mihajlovic bisognava dar tempo, così come ora va dato a Delio Rossi, che è un maestro, e che ha sempre fatto giocare bene le sue squadre - ha aggiunto il 45enne di Porretta Terme -. Dopo alcune difficoltà il tecnico serbo si stava riprendo, ma il calcio non ammette errori se non ci sono i risultati. Secondo me un allenatore non si può giudicare dopo quattro partite, come è successo a me a Bologna, ma neanche dopo dodici-tredici partite. Ci vuole tempo. E' come se un manager di una grande azienda, dopo un mese, venisse mandato via'.

'Le squadre italiane solitamente affrontano con superficialità la coppa Italia, ma Delio Rossi, che è arrivato da pochissimo tempo, vuole dare una svolta, e credo che stasera se la giocherà con il massimo impegno - ha spiegato -. Ramirez ha ampi margini di miglioramento, è un giocatore a cui è stata gettata addosso una grande responsabilità, e può sentirsi per questo appagato, ma ha velocità e resistenza importante, e ha tutti i mezzi per diventare un grande giocatore. Per me come seconda punta rende meglio, così come Jovetic. Però i due potrebbero coesistere, essendo il montenegrino un destro, mentre l'uruguaiano è mancino. Lazzari ha potenzialità che lui ha ancora non conosce. I limiti maggiori ce l'ha in fase difensiva. I suoi gol li fa sempre, ha un tiro da lontano importante, deve imparare però a difendere. Mettendolo trequartista può diventare l'arma in più della Fiorentina'.

Pierpaolo Bisoli ha parlato anche di Milan-Barcellona di ieri sera: 'Gli spagnoli hanno cambiato qualcosa rispetto al passato, avendo giocato con più velocità e intensità. E poi sono undici fenomeni, messi alla grande in campo da un grandissimo allenatore. Se qualcuno pensava di aver trovato la medicina anti-Barcellona, ora dovrà pensare ad altro. Quest'anno ho visto la Juventus, squadra del grande blasone, avere una mentalità operaia che deriva dal proprio allenatore. I bianconeri non sono cambiati tantissimo rispetto agli altri anni, ma evidentemente Conte ha fatto cambiare mentalità ai suoi, portando la Juve ad essere ai vertici della nostra serie A'.