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Bojan Krkic, ex giocatore di Barcellona e Roma, ha rilasciato un'intervista al sito spagnolo elmondo.es. Inevitabile per il calciatore dello Stoke City ripercorrere le tappe della sua carriera e analizzare le sue due vecchie squadre che domani si affronteranno all'Olimpico. 
Queste le sue parole:
La Roma ha provato a esportare la filosofia del Barcellona. E' un modello che si può adattare alla Serie A?
"Sì, ma la filosofia del Barça è del Barça. Anche se riunisci una serie di giocatori, l'importante è sapersi adattare. Andando in Italia, devi conoscere la mentalità italiana. Puoi creare un bel gioco ma non devi paragonarti con il Barcellona".
Hai detto che avevi la Roma nel cuore.
"E' stata la prima squadra che mi aprì le porte dopo 12 anni di Barcellona. Tutta la mia vita. Il Barça è una squadra che considero la mia casa, una parte della mia famiglia, dove sono cresciuto umanamente e calcisticamente. Lasciare questa casa per andare altrove, in un posto come la Roma e la Serie A, è stata una tappa molto importante. Fu un anno molto intenso anche se piano piano il collettivo non riuscì a fare quanto si era prefissato. Il popolo romano e il club però mi ha segnato".
Cosa rende unica la Roma?
"Ha investito molto denaro, ha un grande progetto. Sono sicuro che diventerà uno dei club italiani ed europei più forti".
Qual è la tua opinione su un icona come Francesco Totti?
"Mi ha insegnato molto. Senza considerare che giocatore è, riesce a mantenere un livello calcistico molto alto da molti anni e non è una cosa facile. Giocare sempre nello stesso club, con gli stessi colori e la stessa affezione, in più farlo a Roma... E' unico come giocatore, e una persona ammirevole: come è dentro al campo lo è fuori. Per esempio, non mantiene le distanze, è molto presente. E' incredibile incontrarlo nello spogliatorio e allenarsi con lui per quello che trasmette".
Cosa hai sbagliato alla Roma?
"Non lo so, ho parlato molte volte di questa esperienza. In fin dei conti il mondo del calcio è così. A volte cerchi di dare il massimo ma non riesci. Non andarono al meglio quell'anno per qualche ragione. La verità è che è stato un peccato, perché Roma è una piazza che si sarebbe meritata di meglio, ma gli ingredienti non funzionarono".
Dai la colpa a Luis Enrique per l'insuccesso a Roma?
"Quando non si raggiungono i risultati la colpa non è solo dell'allenatore, ma di tutti. A cominciare dai giocatori. Quell'anno non fu buono per la Roma. Noi eravamo in sintonia con Luis. Tutti quanti stavamo nella stessa barca e abbiamo le stesse responsabilità per ciò che non funzionò".
Qualcosa accomuna il Barcellona di Luis Enrique e quella Roma?
"Ci sono delle differenze, a partire dai giocatori. Quelli del Barça sono i migliori del mondo. La Roma aveva una grande rosa e grandi giocatori però non erano paragonabili con quelli dell'attuale Barcellona".
Luis Enrique è il leader delle sue squadre?
"Credo che mai nella storia del calcio, tantomeno ora, un allenatore sia stato il leader di uno spogliatoio. Tantomeno nello spogliatoio del Barça, dove il leader è un altro. Non è l'allenatore".
Come vedi il Barcellona in questa stagione?
"Sono molto velice che gli vadano bene le cose. E' come casa mia. Il mio affetto è per la gente che tifa questo club, come per i suoi giocatori. Gli vorrò sempre bene. Sarò sempre del Barça".