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Malesani lavora per il Bologna, il Bologna lavora per Di Vaio, Di Vaio lavora per la Storia. Spieghiamo: il tecnico del Bologna durante la sosta sta cercando, tra le altre cose, di ovviare alla Di Vaio-dipendenza in fatto di gol realizzati. Ne ha segnati 7 il Bologna, 4 sono targati Di Vaio. Più della metà. Non è una novità. Negli ultimi due anni la tendenza è stata questa. Perché c’è una squadra al servizio della vena realizzativa del centravanti. Cioè: finora il Bologna ha appoggiato il suo gioco su Marco Di Vaio. E’ stata una necessità (segnava solo lui), si è rivelato un privilegio. Oggi qualcosa sta cambiando. Il Bologna gioca un calcio più arioso del passato, forse più frenetico, e quindi sia più spettacolare (dove per spettacolo si intende la velocità di esecuzione all’interno di una precisa organizzazione di gioco) che più esposto agli errori; in ogni caso, un calcio basato sul possesso palla che si sviluppa rasoterra: questa è la prima impronta dopo un mese e mezzo di nuova gestione. Di Vaio deve essere funzionale al Bologna; il Bologna deve vivere di vita propria anche quando Di Vaio incapperà in una domenica no: questo il ragionamento del tecnico rossoblu. Ecco perché Malesani chiederà anche agli altri attaccanti un contributo importante in zona-gol. Mudingayi con la Lazio, Gimenez con l’Udinese, Britos con la Sampdoria. Tre gol senza il timbro di Di Vaio. Anzi no. Se andiamo a vedere pure lì il capitano ci ha messo lo zampino in due occasioni. Suo l’assist (cross da sinistra) per l’1-1 di Gimenez contro l’Udinese. E sua la punizione-assist per il gol del pareggio di Britos contro i blucerchiati prima della sosta. Ma a Malesani tutto questo non basta. Il Male sta lavorando per creare alternative valide. Non solo a livello di modulo: verificate le garanzie che dà il 4-3-3, ora il Bologna si sta misurando anche sul 4-2-3-1, schema nella ripresa anti-Sampdoria. Ma soprattutto per quanto riguarda i giocatori. Meggiorini ormai può considerarsi pienamente recuperato, e Malesani potrebbe anche decidere di schierarlo punta centrale, con Di Vaio largo a sinistra. Da Gimenez il tecnico si aspetta maggiore capacità di incidere sulla partita, anche negli ultimi sedici metri dove l’uruguaiano tende a perdersi. Qualcosa chiederà anche a Siligardi e Ramirez, esterni di piede dolce che, negli schemi di Malesani entreranno con più frequenza in area di rigore. 40 gol in 68 presenze in serie A, per una media di 0.54 gol a partita. Questi i numeri di Marco Di Vaio. Nessuno ha questa media gol in serie A tra i grandi cannonieri che hanno vestito per almeno due o più stagioni (quindi escluso Roby Baggio e il suo exploit delle 22 reti nel 1997/98) la maglia rossoblu. Ha superato di poco Gino Pivatelli (196 partite, 105 gol) che si è fermato alla media di 0.53 reti in A e un altro big come Harald Nielsen (157 partite, 81 gol) che sta più sotto: media di 0.51 reti a partita per lui. Di Vaio ha fatto meglio di Beppe Signori (143 partite e 67 gol), che ha una media di 0.46. Non ci arriva neppure Ezio Pascutti (296 partite, 130 gol) che si ferma a 0.43. E dietro c’è anche Beppe Savoldi (230 partite, 96 gol), che si attesa a 0.41. Ecco perché Di Vaio si sta guadagnando un posto nella storia del club rossoblu. Sta stracciando un record dopo l’altro. Al momento si piazza al 17° posto tra i cannonieri di sempre del Bologna in serie A. E’ a sole tre reti dalla bandiera rossoblu di tutti i tempi: Giacomo Bulgarelli con la maglia rossoblu in serie A ha segnato 43 reti. A Di Vaio ne mancano tre. La corsa è già cominciata.