Venti sconfitte in trentasette partite non è solo un record o un dato statistico. Venti sconfitte in trentasette partite sono le lacrime di un bambino fuori dallo stadio "perché quest'anno io non ho mai visto il Bologna vincere" o la delusione di un tifoso che uscendo dal Dall'Ara si chiede perché il Bologna continui a fare così fatica e non sia riuscito a mettere in campo una stagione migliore delle precedenti.

Già, perché il Bologna perdendo in casa contro il Chievo per 2-1, subisce la sua terza sconfitta consecutiva e rimane piazzato a 39 punti: solo in caso di vittoria contro l'Udinese nell'ultima giornata si supererebbe il risultato ottenuto lo scorso anno. E in un clima tutt'altro che semplice, con buona parte della piazza a contestare Donadoni e colpevolizzare la dirigenza, la stagione del Bologna volge al termine come mai ci saremmo immaginati nove mesi fa.
Aspetteremo la fine del campionato per fare un bilancio complessivo ma l'ennesimo passo falso, un'altra partita sbagliata, invece che riaccendere l'entusiasmo nei tifosi ha portato ad una visione pessimistica per quel che riguarda il presente ed il futuro. Com'è stato possibile arrivare a ciò? E' questa la domanda che il club rossoblù deve porsi per far sì che sia un'estate di riflessione, un'estate di cambiamento e di progetti concreti.

Qualcosa deve cambiare, una scossa va data. Il tifoso rossoblù ha bisogno di credere ancora, di continuare a sperare in una "Squadra di cui essere fieri" tanto per citare le parole del Presidente Saputo nel 2015. Ora, alla luce di un'altra stagione non all'altezza della situazione, c'è bisogno di assistere a prese di posizione e ammissioni di responsabilità. Imparare dagli errori commessi quest'anno può essere fondamentale per la prossima stagione: non basta sentirsi dire "Dobbiamo crescere", bisogna crescere sul serio.