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Ci sono partite nel calcio in cui un cambio azzeccato o uno sbagliato sono in grado di cambiare completamente la partita. Ci sono altri casi invece in cui una decisione può influire sul risultato finale o quantomeno sull’atteggiamento e sul gioco della squadra in campo.

E’ il caso di Atalanta-Bologna giocata ieri allo Stadio Atleti Azzurri d’Italia di Bergamo quando, nel secondo tempo, l’allenatore della Dea Gasperini sceglie di togliere un centrocampista come Cristante per inserire l’attaccante Cornelius e provare a vincere la partita. La risposta del tecnico rossoblù Donadoni, come in una partita a scacchi, non tarda ad arrivare ma non è quella che in tanti si augurano: l’allenatore del Bologna toglie Di Francesco per inserire De Maio, andando a schierare la difesa a tre, chiudendosi completamente e provando unicamente a contrastare le incursioni neroazzurre.

Il risultato è una squadra che si chiude nella propria metacampo, abbassa il baricentro e alla fine il gol lo prende proprio dal subentrato Cornelius. Dopo partite di livello, sempre all’altezza della situazione, la prestazione del Bologna nel secondo tempo di ieri è stata probabilmente una delle peggiori da inizio campionato.

Perché non approfittare di un’Atalanta senza il suo giocatore migliore ovvero il Papu Gomez? Perché non crederci fino in fondo e giocare all’attacco? Ieri la squadra rossoblù, ad eccezione di Palacio, è stata troppo remissiva per quello a cui ci ha abituato nelle ultime settimane. E proprio in riferimento all’attaccante rossoblù bisogna essere onesti e sottolineare una cosa: senza l’argentino, il Bologna è un’altra squadra.

Palacio continua a fare la differenza in ogni gara, corre avanti e indietro per tutto il campo, aiuta i compagni in entrambe le fasi e sa sempre esattamente cosa deve fare. Parliamoci chiaro però, il Bologna non può dipendere solo ed esclusivamente dalla sue gesta. Per quello e guardando all’ottava posizione in classifica, questa sconfitta deve servire per rimboccare le maniche e non commettere più certi errori.

Il cammino è ancora lungo e ora ci aspettano due gare complicate in quattro giorni contro Lazio e Roma: chiunque scenderà in campo è chiamato a dare il meglio di sè e anche Donadoni dovrà essere bravo a motivare la squadra e a fare in modo che il Bologna pensi prima a se stesso e poi, solo alla fine, all'avversario.