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Contro il Livorno, domenica al Dall’Ara, Stefano Pioli si gioca la panchina. Lo sa lui, lo sa la squadra, lo sa la dirigenza e lo sa la città di Bologna, che dopo due anni super sta gradualmente perdendo la fiducia in un tecnico che ha sicuramente a che fare con una squadra molto debole ma che non è più il valore aggiunto delle ultime due stagioni. Sassuolo pareva già un’ultima chance, ma la dirigenza nella sconfitta in terra reggiana ha visto una reazione da parte della squadra e il tecnico si giocherà tutto contro il Livorno: non cambia la sostanza, che ha visto il Bologna sconfitto 2-1 dai neroverdi, al primo storico successo in A. Un passo falso pesante, che ha confermato tutti i guai rossoblù: un portiere che para solo quando gli tirano addosso, una difesa che fa acqua e un attacco che non segna. Al Mapei Stadium i problemi offensivi sono stati ancora più evidenziati da un forcing che ha messo il Bologna in area sassolese a lungo ma incapace di piazzare la stoccata vincente. Il tutto mentre Gilardino segnava due gol al Chievo….

Qualcuno il giorno dopo la sconfitta ha visto il bicchiere mezzo pieno, dicendo che il Bologna aveva comunque dominato la partita, meritando un pareggio che non è arrivato. La domanda sorge spontanea: sotto 2-0 al 16’ contro una squadra che fin lì aveva segnato solo cinque gol, questo bolognetto avrebbe dovuto subire ancora, magari finendo in goleada contro Roma e Verona? Vero, si sono viste più occasioni del solito ma di fronte c’era la peggior difesa del torneo (ora brillantemente pareggiata dai rossoblù) pertanto i segnali di rinnovata speranza andrebbero tarati meglio. Non è mancato il carattere, questo di sicuro, e probabilmente questo ha concesso a Pioli altro tempo, perché in fondo, sotto 2-0, se la squadra non è con l’allenatore non cerca la rimonta in quel modo.

Ora, però, arriva il Livorno, e per dirla con un francesismo della prestazione non frega niente a nessuno. Il Bologna è l’unica squadra del campionato di serie A che non ha ancora vinto una partita, ha vinto una sola partita (0-2 a Parma, a maggio) delle ultime diciotto disputate in serie A e il baratro è davvero a un passo. Il 3-5-1-1 di Reggio Emilia qualche buona indicazione l’ha data ma a Pioli ora servono le scelte giuste per la partita da dentro o fuori: il modulo rimarrà quello, gli uomini forse cambieranno. Di certo Rene Krhin non appare l’uomo adatto a cui affidare una mediana che con Kone e Laxalt ha già due mezze ali molto propense ad attaccare, s’era detto prima di Reggio Emilia e la partita ha confermato questa idea. Forse torneranno Garics ed Antonsson ma poco importa, perché ormai in questo Bologna chi è fuori fa sempre miglior figura di chi è in campo. E questo, Pioli o non Pioli, è un segnale evidente di quanto sia stata costruita una squadra priva di alcun senso e con difetti strutturali pesantissimi. Forse, nemmeno risolvibili.