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Intervistato dal Corriere dello Sport l'ex attaccante di Roma e Juventus e presidente della Federcalcio polacca, Zbigniew Boniek, ha parlato a tutto tondo del calcio italiano e dei giocatori polacchi che vogliono emergere qui. Da Piaetk a Milik, passando per l'avventura di Pirlo alla Juve fino all'arrivo di Firedkin a Roma. 
 
PIATEK -
"È un grosso attaccante. Ha avuto un momento di difficoltà, è vero, ma niente di diverso rispetto a quanto succede in quasi tutte le situazioni sportive. Quella sua prima “crisi” (di fatto, dopo il passaggio al Milan dal Genoa, con un’avventura in rossonero durata appena 12 mesi, ndr) secondo me, è stata gestita male. Piatek resta un centravanti molto valido, di quelli capaci di garantire sempre un buon bottino di gol".

MILIK - "Con la fiducia dell’allenatore, Milik può fare le fortune di ogni squadra. Arek è un attaccante capace di giocare in qualsiasi squadra al mondo, ci ho parlato ma non entro nel dettaglio. Si chiacchiera da troppo tempo del suo futuro: di certo le sue qualità tecniche non hanno bisogno di sponsor".
PIRLO - "A me piacciono le scommesse di questo tipo, le ho fatte in passato indirizzando anche io l’attenzione su allenatori giovani, gli “insospettabili”, quelli che nessuno immaginava di vedere lì, in panchina. La Juventus, col Bayern Monaco, è uno dei due primi club al mondo per organizzazione: Pirlo avrà il sostegno di tutti e già questo sarà un buon punto di partenza. E poi, in campo non ci va mai l’allenatore, non vinci con lui, ma coi giocatori. Dirigere dalla panchina la Juventus potrà essere “stressante”, ma il palcoscenico è di quelli di primissima fascia. Quanto a Sarri, ha comunque vinto lo scudetto, che poi è il nono di fila, con disinvoltura. La Champions? Non è andata per il verso giusto".

FRIEDKIN - "C’era tanto entusiasmo anche al momento dell’arrivo di Pallotta, ma stavolta si percepisce qualcosa in più, legato anche al fatto che il patrimonio di Friedkin è più facilmente riconoscibile rispetto al passato. Mi auguro che nei disegni della nuova proprietà ci sia davvero quello di rendere la Roma un grande club, anche se è evidente che si dovrà portare avanti anche un business-plan. Credo che servirà un anno di transizione, in cui magari far di tutto per vincere l’Europa League, puntando magari al quarto posto in campionato, per poi spiccare il volo in maniera definitiva"