105
Come cambia la difesa della Juventus e, più in generale, il gioco da dietro con il rientro di Matthijs De Ligt e di Alex Sandro?

Intanto è opinione comune che la squadra ne guadagni, in secondo luogo è importante capire chi lascerà il posto all’olandese e all’esterno brasiliano. Secondo logica Danilo sarà sostituito da Alex Sandro e Demiral da De Ligt. Chiellini, infatti, è un infortunato cronico e, anche se non soffre di una patologia traumatica come quella dello scorso anno (rottura del legamento di un ginocchio, rientrò alla fine di una stagione extralarge causa Covid) è chiaro a tutti come Pirlo vi possa contare solo saltuariamente. Si va, dunque, verso una coppia formata da Bonucci e De Ligt con Demiral unica alternativa.

Dopo la gara con la Lazio, ho avuto modo di avere un confronto a muso duro con Bonucci il cui ego, nonostante il flop al Milan e i molti errori compiuti in carriera, resta sempre smisurato. Non voleva ammettere, Bonucci, di avere impunemente fatto girare Caicedo, nell’ultima azione della partita, costata il pareggio alla Juve. “Cosa avrei dovuto fare?” mi ha chiesto con prosopopea,  come se la risposta la conoscesse solo lui.

“Semplicemente - ho ribattuto - non dargli né la destra, né la sinistra perché se ha fatto gol con il piede non suo significa che Caicedo va marcato in maniera aggressiva”.

Non dico che voglio avere ragione a tutti i costi, ma il giorno dopo sia su La Gazzetta dello Sport (Fabio Licari) che su Tuttosport (Guido Vaciago), un quotidiano non esattamente ostile, le pagelle riservate a Bonucci rimarcavano la manchevolezza del centrale bianconero. La rosea in maniera esplicita (“ha la colpa di far girare Caicedo), Tuttosport più soft (“forse è il meno colpevole sul gol del pareggio”).

Perché ho tirato in ballo Bonucci se l’argomento è De Ligt?

Per la semplice ragione che, secondo il mio controvertibile parere, i due si completano. Non che Bonucci-Chiellini non sia una coppia affidabile, ma servirebbe più efficienza che manca da parte del secondo.

Non male anche Bonucci-Demiral, anche se il turco è troppo esuberante e, a volte, troppo falloso nella marcatura. Tuttavia una cosa mi è chiara e - spero - lo sia a tutti. Bonucci non è un marcatore, mentre lo sono Chiellini, Demiral e De Ligt.
Per quanto possa sembrare paradossale, anziché essere un limite, questo non è un difetto, ma una virtù. Bonucci, infatti, seppur con meno frequenza e precisione, ha ancora la capacità di servire palloni in profondità per lo scatto delle punte o degli esterni, sa mettere ordine ai palloni sporchi della difesa, riesce ad impostare da dietro con continuità. E’ vero che il passaggio è spesso scontato ed elementare, ma quando si deve muovere la palla, per scardinare il pressing avversario, è importante non fare errori.

Bonucci li commette quando si sente troppo sicuro di se stesso (e qui c’entra l’ego), quando vuole abbandonarsi ad una finezza che, pur essendo un calciatore molto tecnico, non gli appartiene, oppure quando, in piena trance agonistica, pensa all’azione personale. Un paio di volte, contro il Verona, l’abbiamo visto anche prendersi licenza di sganciarsi dalla difesa per stazionare a centrocampo o lanciarsi in attacco. Un atteggiamento incomprensibile.

Bonucci al fianco di De Ligt dovrebbe essere invece una garanzia. Da una parte perché si sentirà maggiormente responsabilizzato con un compagno che è assente da tre mesi per infortunio. Dall’altra perché se de Ligt è la forza, Bonucci è la tecnica. Il primo è destinato a controllare l’avversario, fargli sentire il vigore del suo corpo e strappargli la palla. Il secondo, invece, di giocarla con proprietà e visione di gioco.

A Roma, contro la Lazio, e fino al pareggio di Caicedo, la prestazione di Bonucci era stata quasi impeccabile. Poi si è trovato a fare quel che meno gli riesce, ovvero chiudere Caicedo con il proprio corpo. Anche se nessuno ha la controprova o può con certezza affermare il contrario, io penso che se ci fosse stato De Ligt in quel frangente, il pareggio della Lazio non sarebbe arrivato.

Questo non significa né che l’olandese sia infallibile (proprio un anno fa a Roma aveva mancato l’intervento su Milinkovic Savic), né che al rientro dopo un così lungo stop possa essere al massimo. Ci vorrà tempo, ma se Bonucci saprà aiutarlo, ne guadagnerà tutto il reparto.

Meno scontato è invece il ritorno immediato di Alex Sandro. Un po’ perché l’infortunio muscolare è stato più grave del previsto, un po’ perché Danilo, a sorpresa, almeno per me, è stato convincente.

Dato a Danilo ciò che gli spetta, se Alex Sandro è in forma e, soprattutto, in vena è preferibile a tutti. Soprattutto con la Juve di Pirlo che vuole costruire anche attraverso le catene esterne. Con Chiesa davanti a sé, Alex Sandro avrebbe un compagno dal movimento continuo e non univoco. Chiesa sa saltare l’uomo, ma è anche in grado di rientrare sotto la linea della palla per coprire le avanzate del brasiliano. Il problema della Juve è che c’è sempre qualcuno che non sta bene e la squadra titolare - ammesso che Pirlo ne abbia una - non si vede mai.