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Il coltello tra i denti come marchio di fabbrica, nei duelli in campo e nelle esultanze. Borini è il nuovo pirata del Karagümrük. Una sfida nuova e affascinante quella di riportare un club con una grande tradizione in Turchia nelle competizioni europee. D'altronde Fabio non ha mai avuto paura nella sua lunga carriera: a 16 anni lasciò la sua Bologna per volare a Londra e diventare, un anno dopo, il capocannoniere della squadra delle riserve del Chelsea. Poi un lungo viaggio tra Swansea, Parma, Roma, Liverpool, Sunderland, Milan e Verona. Che l'attaccante classe 1991 racconta in una lunga chiacchierata con la nostra redazione.

Borini, la sua nuova esperienza al Karagümrük si è aperta nel migliore dei modi: 4 gol nelle ultime 5 partite, l'ultimo molto bello segnato nel derby con il Fenerbahce con un tiro a giro sotto l'incrocio. E' come se fosse tornato all'inizio della sua carriera quando giocava da attaccante?
"Sicuramente il campionato turco mi permette di concentrarmi di più sulla fase offensiva. Negli altri campionati maggiori europei si lavora più sul complessivo, sull'applicazione dal punto di vista tattico. Qui si gioca più sull'istinto e su quello che vedi in anticipo. Io sono avvantaggiato perché ho giocato anche in leghe diverse da questa".

Ha ricevuto qualche messaggio in particolare dopo l'ultima prodezza di sabato scorso?
"Non in particolare, a parte i miei amici che mi seguono ovunque io giochi. Finalmente sono tornati a vedermi segnare con regolarità, ecco".

Dopo pochi mesi il bilancio può essere parziale: rifarebbe la scelta di andare a giocare nel Karagümrük?
"Si, senza nessun dubbio. E' un campionato che mi piace, mi permette di concentrarmi su me stesso. Cercheremo di ottenere risultati importanti come la qualificazione alla prossima Europa League. Il club vuole raggiungere obiettivi importanti, la squadra non è stata costruita a caso sinceramente".

E' stata costruita con tanti giocatori che provenivano dal campionato italiano, con Biglia e Bertolacci hai condiviso l'esperienza al Milan. L'hanno aiutata ad ambientarsi in un contesto diverso come quello turco?
"Con Andrea abbiamo fatto qualche allenamento insieme al Milan ma soprattutto abbiamo fatto le giovanili in Nazionale insieme. Diciamo che è stato d'aiuto anche se io sono stato molto in giro all'estero. Relazionarsi con culture e lingue diverse fa parte del mio essere, mi interessa di più. E' una cosa che mi attrae molto".

Lei fin da giovanissimo si è messo alla prova andando a giocare nel campionato, probabilmente, più bello e difficile del mondo come è la Premier League. 
"Si, sicuramente il più difficile. Ho ricordi molto belli della mia lunga esperienza in Premier League".

Com'è la vita a Istanbul?
"Istanbul ha 20/25 milioni di abitanti, da est a ovest sono 180 km. Quindi è abbastanza immensa per dare un'opinione (ride, ndr) . Hai tutto quello che ti serve, è cosmopolita al massimo. Non è di certo la Turchia tradizionale che magari la gente si aspetta".

Se dovesse continuare a segnare con regolarità, considerando l'attenzione particolare del c.t Roberto Mancini verso gli italiani all'estero, farebbe un pensierino anche al prossimo Europeo?
"Pensarci direttamente, no. Non perché non ci voglia andare o non ci creda sicuramente. E' tanto tempo che non vado in Nazionale ed è un po' di tempo che non segno e non gioco con regolarità. Quindi penso a me stesso e a essere costante nei miei risultati domenica per domenica. Davanti a me ci sono giocatori forti e molto avanti per fare l'Europeo, poi il calcio è una ruota che gira".

Nella sua esperienza al Milan si è spesso sacrificato in ruoli forse non proprio congeniali alle sue caratteristiche: esterno di centrocampo con Montella, terzino con Gattuso e mezzala con Giampaolo. Potesse tornare indietro, ridarebbe questa disponibilità totale ai suoi allenatori?
"Al Milan ho fatto meno l'attaccante che da altre parti (ride, ndr), questo è sicuro. No, avrei dato comunque una disponibilità totale perché così facendo mi sono tolto la soddisfazione di giocare di più. Davanti avevo gente forte come Calhanoglu e Suso, mi sarei tolto delle ulteriori possibilità di giocare. Ho sempre dato priorità alla squadra, è lavoro del mister quello di capire dove posso essere utile alla squadra. Dire di no a certe opportunità è come spararsi sui piedi".

Lei è un buon amico di Hakan Calhanoglu. E' sorpreso da questa evoluzione avuta dal nazionale turco nell'ultimo anno e mezzo?
"Non sono affatto sorpreso. Si vedeva che ce l'aveva, che voleva tirare fuori tutta la sua personalità. Solo che è un personaggio molto sensibile, da fuori non si vede. Qualche situazione non in suo controllo, come i cambi di allenatore e l'instabilità societaria, hanno influito. Sensibile non vuole dire essere debole, anzi è il contrario. Adesso si sta vedendo, con un po' più di supporto e con la forza che danno i risultati e i compagni, cosa può dare in campo. Forse, secondo me, può fare ancora un po' di più".
Le consiglierebbe di rinnovare con il Milan o è giusto pensare a nuove sfide?
"Vedendo com'è andata nella mia esperienza, che è comunque diversa rispetto alla sua, il Covid influenza molto nell'arrivare a scadenza nel 2020 o 2021. E' un'altra roba essere a scadenza in questi tempi, quindi gli consiglierei assolutamente di rinnovare".

Lei fu decisivo in Europa con il Milan nel doppio confronto con il Ludogorets. Qual è stato il suo momento più alto in rossonero e cosa deve aspettarsi il Diavolo dalla partita contro la Stella Rossa di giovedì?
"Le finali che abbiamo giocato di coppa Italia e Supercoppa, che potevamo portare dei trofei in più. E i momenti europei, l'habitat naturale del club. La Stella Rossa è un avversario ostico con un campo ostico, che ci siano o non ci siano i tifosi. In qualche modo si faranno sentire o vedere i loro tifosi, un modo lo trovano. Sono le cose belle del calcio, io in Turchia sto vivendo questo tipo di situazioni. Il Karagümrük è una delle squadre con una grande tradizione ma che era un po' sparita dai radar. Una buona parte dei tifosi di Fenerbahce, Besiktas e Galatasaray era originariamente del Karagümrük e si sono spostati. Speravo di giocare con qualche stadio aperto, qui i tifosi si fanno sentire molto. Io preferisco giocare sotto la pressione del tifoso piuttosto che con lo stadio vuoto. Mi carico con il sostegno dei tifosi, anche semplicemente con una scivolata, penso si veda in campo. Tutto questo deriva dalla mia esperienza nel calcio inglese. Io avevo giocato qui sul campo del Besiktas, c'erano già 60.000 tifosi a fischiarti due ore prima del fischio d'inizio".

Ha avuto pressione dai tifosi ma anche da qualche allenatore come Gattuso. Lei aveva un buon rapporto con l'allenatore del Napoli, che effetto le fa vederlo così spesso in discussione?
"Il nostro rapporto era buono, mi descriveva sempre come un grande uomo. Diceva che mettevo il muso in allenamento ma andavo comunque a duemila all'ora. Lui come allenatore è uguale, si appoggia sulle critiche. Lavora dalla mattina alla sera e si appoggia su quello perché gli dà garanzie, giustamente. Non si può criticare Gattuso quando sta facendo un lavoro in linea con gli obiettivi, siamo solo a metà febbraio. Senza tifosi non è la stessa cosa il campionato, lo vedi ovunque che senza di loro certe partite prendono direzioni molto strane".

Da un allenatore sanguigno all'altro come Ivan Juric che lei ha avuto a Verona. E' pronto per una grande squadra al netto di una stagione molto positiva, come quella scorsa, senza particolari sforzi sul mercato?
"Si , lui lo sottolinea spesso ma queste sono robe sue. Se è pronto per il passo quello deve decidere lui, se lo deve sentire lui. A Verona so che ha trovato la sua dimensione, può lavorare come vuole, può spremere i giocatori a suo piacimento, può fare quello che vuole con i suoi giocatori. Il passo per la grande squadra se lo devono sentire gli allenatori, non può essere determinato da altri fattori o da altre persone. Ci sono stati tanti allenatori, come lo stesso Stefano Pioli, che ci sono andati e poi hanno cambiato traiettoria prima di tornare su una panchina importante".

La decisione di non restare a Verona è stata presa di comune accordo o dettata dalle ristrettezze economiche dovute al Covid?
"Le ristrettezze economiche non sono mai state un problema. Ce ne sono stati dal punto di vista delle ambizioni, come ha menzionato lei pocanzi. Juric chiedeva investimenti importanti per migliorare la squadra, non che non sia successo, per dare un segnale al campionato, di provare a stare in alto piuttosto che avere solo l'obiettivo minimo dei 40 punti. A me non andava tanto bene e ho scelto per quello che si addiceva al periodo specifico della mia carriera. Se devo essere sincero, qui guadagno meno rispetto a quello che mi offriva il Verona".

Domenica ci sarà il derby che lei vedrà, immagino, da tifoso del Milan. I suoi ex compagni di squadra partono da sfavoriti rispetto a una Inter con il vento in poppa dopo aver operato il sorpasso?
"Dei miei compagni sono rimasti pochi in realtà (ride, ndr). Forse a un derby è meglio arrivarci con un po' di rabbia derivata dalla sconfitta, dal sorpasso. Ci vuole un po' di sana cattiveria agonistica. E' una di quelle partite, come dicevo prima, molto diversa senza tifosi. Poi era tanto tempo che non si vedeva un Milan-Inter così importante vista l'attuale classifica delle due squadre e il tifoso poteva farti cambiare la partita. Devono giocare sulla voglia di rimettere la freccia sull'Inter, di non accontentarsi, il campionato è ancora molto lungo e può accadere di tutto".

Lei è ambizioso in campo ma anche fuori: questa estate ha conseguito il diploma da geometra. Intende proseguire il suo percorso di studi con l'Università?
"Si, assolutamente. Avevo iniziato a informarmi per il percorso universitario poi sono arrivato qui in Turchia ed è un po' difficile. Il diploma l'ho preso per avere l'opportunità di continuare gli studi anche magari al termine della mia carriera, non è detto che debba farlo per forza durante. Dopo lo farò sicuramente, per me è molto importante. Io non mi fermo, con le mani in mano non riesco a stare".

Ci racconta i due momenti più belli della sua lunga carriera?
"Il gol all'Olanda, me lo ricordo sempre. Era l'Europeo under 21 e la mia rete ci permise di arrivare in finale. Calcisticamente ed emozionalmente è stato un momento molto forte, che sul momento non ricordi bene. Ma se vai scavare un pochino ti fa sentire le formiche alle gambe, non tanto i brividi quanto l'emozione. L'altro è la salvezza con il Sunderland, un momento davvero incredibile. Eravamo in una posizione di classifica quasi impossibile, tutto il percorso è stato forte. Ricordo che quelle sono state le vacanze che mi sono goduto di più perché ero carico da tutta la stagione".

Una scelta, invece, che non rifarebbe?
"Nessuna, sono sincero. La mia carriera sta andando molto bene, sto spremendo ogni cellula per fare il meglio che posso. La mia 'spremuta' la sto dando". 

Considerando il percorso che ha fatto il Milan dopo l'interruzione del campionato nel marzo scorso, ha qualche rimpianto in più di non essere rimasto in rossonero con Stefano Pioli?
"Era giusto sperarsi perché non giocavo. Io sono un professionista che vuole giocare e lì non lo facevo più, semplice semplice".