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Botta e risposta negli studi di Sky tra Giancarlo Marocchi e Antonio Conte, compagni di squadre per cinque stagioni alla Juventus. Dopo il 4-2 dell’Inter sul Torino, il primo ha chiesto al tecnico salentino se non chiedesse troppe cose ai suoi centrocampisti e se non fosse il caso invece di liberarli da alcuni compiti, “buttando il cappello in aria”.

LA REPLICA - Piccata la risposta: ”Quando butti il cappello in aria può succedere di tutto. C’è sempre un filo conduttore, altrimenti di che parliamo? Di chiacchiere da bar. Se il calcio è cappello in aria, tutti avanti a fare la lotta, non sono io quell’allenatore, magari ne conoscete qualcuno voi così. Io penso di aver vinto qualcosa in carriera, non buttando il cappello all’aria e andando avanti di fisico e di furore. Non posso accettare che venga detta una cosa del genere”.

Però a volte, quando provate a giocare, lo fate con troppa lentezza.
“Diciamo che prima eravamo molto lenti e poi abbiamo alzato il ritmo, così che la palla girava velocemente. Giancarlo, quando giocavano noi erano altri tempi. Ora è tutto diverso, l’allenatore dà un’impronta. Prima era molta improvvisazione, è giusto che lo sappiate e che capite il calcio, che non è cappello in aria e tutti avanti”.

Lo devono capire i suoi calciatori.
“Mah, loro o voi, non lo so”.