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Giocano le nazionali ma la federazione non ferma il massimo campionato. Succede in Brasile, non in un paese qualsiasi, e ciò suscita l'irritazione del Flamengo che alla Seleção presta più calciatori di qualsiasi altro club. Nel paese calcisticamente più importante al mondo la locale federazione (CBF) non ferma il massimo campionato quando arrivano le sessioni di gare delle rappresentative nazionali. Una scelta controcorrente che ha suscitato le proteste di Rodolfo Landim, presidente del Fla.

Nel corso della conferenza stampa tenuta ieri, a margine della partita del Brasileirão vinta 3-0 in casa contro l'Athletico Paranaense che ha permesso alla squadra di assestarsi al secondo posto dietro l'Atletico Mineiro, il presidente ha lanciato un attacco alla CBF.

Affiancato dal vicepresidente Marcos Braz e dal direttore esecutivo della sezione calcio Bruno Spindel, Landim ha accusato i vertici del calcio brasiliano di non fare gli interessi dei club e di penalizzare in modo particolare proprio il Flamengo. Che nelle due settimane attraversate dagli impegni della nazionale brasiliana per le qualificazioni a Qatar 2022 ha in cartellone due partite di campionato. Una chiara penalizzazione per la squadra rossonera, che sconterà uno svantaggio competitivo rispetto alle altre squadre del torneo.
Ma nel corso dell'esternazione il presidente del Flamengo non si è limitato alla recriminazione. Ha aggiunto pesanti accuse alla federazione. Che in primo luogo si sarebbe rimangiata un impegno su questo tema. E poi avrebbe agito in rappresaglia (retaliação) contro la sua società. Landim ha aggiunto pepe alle sue dichiarazioni affermando che la volontà di colpire il Flamengo non è della stessa CBF, ma di qualche ambiente a essa interno, mosso da atteggiamenti ostili alla società di Rio.

Questo è quanto relativamente alla polemica. Resta lo sconcerto per una federazione che tira dritto con l'organizzazione del campionato interno mentre la rappresentativa nazionale va in campo.

@pippoevai