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Dopo le polemiche di Udine festeggia a modo suo.
Iaquinta torna a fare il bravo ragazzo: segna e dedica una rete agli amici.
Da bravo ragazzo, stavolta Vincenzo Iaquinta segna ed esulta, in eurovisione, senza gesti o urlacci, al massimo mostrando la maglietta con dedica: «Eh no... lo fai tu». Il soggetto sarebbe ovviamente il gol, come da battuta che sempre gli fa l'amico Diego, che con Ruggero gestisce la trattoria Aldente di corso Moncalieri, a Torino. Uno dei rifugi di Iaquinta, che lì ormai ha un personalissimo covo di tifosi. Gliel'aveva promesso: presto vedrete lo spot. Detto fatto, e mica dentro un posto qualsiasi: City of Manchester Stadium, nell'unica sfida di Europa League che pare un duello da Champions.

Gli era bastato poco per prendere le misure, giusto un rasoterra dopo quattro minuti, in fondo alla fuga sulla destra, che Hart aveva fatto fatica a deviare. La prossima sarà la volta buona. Capita al minuto numero undici: ricezione sulla trequarti, qualche passo per accentrarsi e gran botta verso il palo più lontano. «L'ho visto subito che sarebbe entrata, sti palloni appena tiri forte volano». Alla Carlitos Tevez, il gran nemico di ieri sera. Kolo Touré ci mette un pizzico di difficoltà per il portiere, pelando la palla con la testa, ma l'eurogol è tutto di Vincenzo. Che si gira e sprinta verso la panchina, finendoci davanti, seduto sulle ginocchia, in scivolata. Poi mantiene la promessa: alza la maglia a favore di telecamera e si batte il petto sulla scritta. Non c'è bisogno di gesti, questa volta, come fece a Udine, in preda ad animo furibondo per gli insulti alla mamma. E neppure gli scappa una bestemmia, per la gioia della moglie Arianna, che glielo ripete ogni volta: «Vincenzo, cerca di controllarti».

Difficile, sorride lui, perché il gol è una faccenda atavica, una preda cui dar la caccia in modo furente: «La verità è che quando faccio gol non capisco più niente». Capisce, invece, che la Juve si sta assemblando: «Questa è una bell'iniezione di fiducia, quel che ci voleva: abbiamo giocato una gran partita, contro gente tosta». E all'arrembaggio: «La formazione è stata una sorpresa anche per noi, Del Neri ce l'ha detta solo in mattinata». Lui sta diventando un punto fisso, come per ogni allenatore, alla lunga. E se il fisico non lo pianta in asso, può essere di un'efficacia tremenda: la scorsa stagione, per media tra gol fatti e partite giocate fu il miglior bianconero. Riaggiustato dopo l'infortunio al mondiale, sta ridiventando un martello, visto che la rete di ieri sera è la terza stagionale, in 325 minuti sul prato, quasi uno a partita. Irrinunciabile, anche a San Siro.