Si comincia dalla fine. Da quel 2-2 che è figlio di tante cose buone e tanti, tantissimi, troppi errori. Individuali e di squadra. Questi ultimi, legati ad una coperta che si è resa corta e piena di buchi a centrocampo: Allegri non si è fidato né di Marchisio, né di Bentancur e Sturaro per sostituire Matuidi, preferendo compiere quel passo indietro tattico. A partita conclusa è semplice considerarlo un errore, prima poteva sembrare un azzardo coraggioso: a conti fatti la Juve dopo mesi è tornata al 4-2-3-1 ed è tornata a subire gol e occasioni, evidentemente in questa stagione non può sostenere questo assetto nonostante i pro di una formazione capace di costruire comunque un'occasione dopo l'altra. E così anche a livello individuale. A tratti devastante Higuain, in un senso e nell'altro: due gol segnati e due sprecati, dopo Wembley si capirà quali peseranno di più ma rimane una prestazione da uno contro tutti anche nei momenti più duri. Se si guarda alla prova dei singoli, però, non si può non analizzare la prestazione di Gigi Buffon. Come e più del Pipita, prima delizia e poi croce.

 

ERRORE FATALE – All'inizio è sembrato il solito fenomenale Buffon. Chiude lo specchio al colpo di testa di Kane da due passi, devia con le punte delle dite un diagonale in controtempo del bomber inglese da fenomeno anche se poi la palla magari non sarebbe finita in rete. Come a dire: ecco chi è Buffon. Successivamente però perde sicurezza dopo il gol del 2-1 dove appare il meno colpevole di tutti pur essendo uscito alla disperata, un paio di tiri gestiti con incertezza e infine l'erroraccio sulla punizione di Eriksen. Perché di errore si tratta. Di valutazione in primo luogo: lasciare tutta quella zona scoperta è un azzardo pagato a caro prezzo dopo quel passo verso il palo coperto, che si trasforma nel secondo definitivo errore.

E quelli di un portiere, si sa, pesano sempre di più di quelli di un attaccante. Proprio in Champions, proprio quando gli errori si pagano a caro prezzo e non sempre c'è tempo per rimediare. A Wembley ci sarà una nuova finale anticipata, con un solo risultato a disposizione per la Juve: vincere. In quell'occasione non saranno ammessi errori. In questo caso, quello di Buffon pesa un po' di più. Perché ne ha commessi talmente pochi in carriera, che si fanno sempre notare. E perché la strada verso Kiev rimane fondamentale per la Juve e per lui in particolar modo, nell'avvicinamento a quella decisione sul suo futuro al di là delle voci che lo vorrebbero addirittura intenzionato a rilanciarsi fino a Euro 2020.

@NicolaBalice