5
Basta un aneddoto per capire quanto ama il suo (nuovo) lavoro: "L'anno scorso ho viaggiato da solo tra Danimarca, Svezia, Germania, Scozia e Inghilterra". Nicolas Burdisso on the road. L'ex difensore - tra le altre, di Inter e Roma - in questi giorni sta seguendo il corso a Coverciano per prendere il patentino da dirigente ma ha già un passato da direttore sportivo del Boca Juniors. E quei viaggi erano tutti di lavoro: "Al Boca ci sono tanti giocatori che escono dal vivaio, ma è impossibile trovare spazio a tutti - racconta Burdisso a Calciomercato.com - Così alcuni dovevo piazzarli. Sono ragazzi pronti per giocare in campionati di seconda fascia".

Come sta andando il corso a Coverciano?
"Benissimo, mi piace molto. Siamo un bel gruppo. Durante il lockdown abbiamo fatto lezioni online, ma ora per fortuna siamo tornati tra i banchi e tra un paio di settimane dobbiamo presentare la tesi. Venendo dal campo le conoscenze tecniche già ce l'avevo, ma sto riempiendo lacune sui regolamenti, sulla gestione del budget e su tutta la parte amministrativa".

Su cosa farà la tesi?
"Sul ruolo del direttore sportivo nei club sudamericani, dove ci sono 20/30 persone a gestire una società ed è tutto più difficile. Lì, come per esempio anche al Barcellona, non c'è una gerarchia lineare come in Italia".

C'è qualcuno già pronto per il nuovo ruolo?
"Sorrentino, Munari e Calaiò sono molto bravi. In generale tutto il gruppo è competente, siamo una quarantina di persone tra le quali ognuno è migliore in un aspetto o nell'altro".

Come si immaginava, da giocatore, il ruolo del ds?
"Sicuramente come una figura importante, ma per i calciatori la persona di riferimento è l'allenatore. Ora che sono dall'altra parte, mi rendo conto quanto il ruolo del direttore sportivo sia centrale in ogni progetto".

Com'è il Burdisso dirigente?
"Mi piace avere responsabilità, essere molto presente e seguire tutto da vicino. Punto molto a rinforzare l'immagine dell'allenatore agli occhi dei giocatori. Preferisco costruire progetti e pianificare il lavoro sul lungo periodo, cercando ogni anno di migliorare e raggiungere traguardi. Quella al Boca Juniors è stata un'esperienza stupenda nella quale avevo tutto in mano io, anche il settore giovanile. Una sfida bellissima in un club che per me rappresenta molto".

C'è un modello al quale si ispira?
"Ho sempre osservato e studiato i dirigenti che ho avuto quando giocavo, poi chiaramente ci metto anche del mio: per me il ds deve colmare il vuoto che c'è tra società e squadra. Il presidente ha altre cose per la testa, l'allenatore deve pensare alla partita e i calciatori sono i protagonisti. Il direttore è la persona che deve coinvolgere tutte le aree a lottare e lavorare per un traguardo".

Da dirigente del Boca Juniors ha portato in Argentina De Rossi. Com'è nata l'idea?
"Ho sempre messo il piano tecnico davanti a tutto, perché Daniele oltre a essere un leader e un ragazzo di personalità è stato anche un grande calciatore. L'idea è stata la mia: lui ha sempre dato priorità alla Roma, ma quando gli hanno detto che non avrebbero rinnovato il contratto l'ho contattato per proporgli di venire al Boca. In termini economici non possiamo lottare con altri club, ma lui non ci ha pensato molto ad accettare. Per l'entusiasmo che il suo arrivo ha creato nella squadra e tra la gente, è stato un gran trionfo".

Qualcosa però non ha funzionato.
"Era partito bene, poi si è infortunato e ha voluto affrettare i tempi perché avevamo una partita importante. In più aveva un problema familiare e quindi è dovuto rientrare".

C'è un giovane argentino che si sente di consigliare ai club italiani?
"Anche più di uno. Al Boca ci sono Capaldo e Almendra che sono molto bravi (entrambi centrocampisti, il primo classe '98 l'altro è un 2000, ndr), il River ha Julian Alvarez (attaccante, 2000) e Cristian Ferreira (centrocampista, '99). Ma c'è anche Fausto Vera dell'Argentinos Juniors che può diventare forte (centrocampista 2000, lo sta trattando il Torino). Forse non sarebbero pronti fin da subito, ma bisogna aspettarli e dare loro il tempo di ambientarsi".

Ha provato a prendere qualche altro giocatore dalla Serie A?
"Ho avuto contatti preliminari per qualche giocatore. Con Mauro Icardi c'è stata una chiacchierata per provare a portarlo al Boca quando era in bilico all'Inter. Gli avevo detto che eventualmente avremmo fatto uno sforzo e saremmo andati a parlare con l'Inter".
Che trattativa è stata quella che ha portato Nandez al Cagliari? 
"Ci avevamo già provato nel mercato di gennaio. Io avevo iniziato a lavorare da 20 giorni, ma non c'erano i presupposti e soprattutto il tempo per chiuderla. Poi, durante la sessione estiva, abbiamo portato a termine un'operazione molto importante".

Ora i rossoblù ci stanno provando per Sebastian Villa.
"Qualsiasi giocatore del Boca è pronto per venire in Italia e dire la sua. Anche nel calcio argentino, come in quello italiano, c'è molta pressione e servono giocatori di personalità. Fuori dal campo ci sono molti aspetti simili tra le due realtà, tatticamente però sono due mondi diversi: il calcio italiano è più chiuso, per questo bisogna dare tempo ai giocatori che arrivano di adattarsi a una nuova realtà".

Un anno fa la Sampdoria era a un passo da Jan Hurtado, ma vi siete inseriti voi e l'avete portato al Boca che quest'anno l'ha girato in prestito in Brasile, al Bragantino.
"E' stata una trattativa complicata. Lo seguivamo già da tempo, era la nostra scommessa. Volevamo farlo crescere per promuoverlo titolare tra due o tre anni. Nella prima stagione ha giocato tanto prendendosi responsabilità anche non sue perché era molto giovane. Ha colpi importanti, caratteristiche simili a Duvan Zapata".

La trattativa più complicata?
"Quando ho provato a prendere Palomino dall'Atalanta. Ecco, lui è un altro giocatore della Serie A che volevo portare al Boca. Gennaio scorso, io ero arrivato da cinque giorni: avevamo offerto 7 milioni di euro e non potevamo spingerci oltre, ma il ds nerazzurro Sartori non aveva nessuna intenzione di venderlo. E sono rimasti fermi sulla loro posizione per tutto il tempo della trattativa. Era incedibile. Alla fine abbiamo virato sul'ex Inter e Genoa Lisandro Lopez, che ancora oggi sta facendo molto bene".

La Roma sta seguendo il portiere Andrada in caso di cessione di Pau Lopez.
"L'anno scorso gli abbiamo rinnovato il contratto inserendo una clausola di 25 milioni di euro. E' un portiere top, in Europa potrebbe giocare tranquillamente in un grande club".

A proposito dei giallorossi, è vero che l'hanno cercata per diventare il nuovo ds?
"Ho avuto contatti con la vecchia società dopo la separazione da Petrachi, ma da quando sono cambiati i proprietari non ho più sentito nessuno".

Ha avuto contatti con altre società?
"C'è qualcosa con un club brasiliano, un progetto che potrebbe interessarmi. Per me che sono argentino, lavorare in Brasile sarebbe una bella sfida. E aspetto sempre di tornare in Italia, ma senza fretta".

C'è un club in particolare dove le piacerebbe lavorare?
"No. Come obiettivo personale ho quello di vincere ciò che non sono riuscito a conquistare da giocatore, cioè Champions League e Mondiale. In generale punto a costruire un progetto che vada dal settore giovanile alla prima squadra, per essere competitivo per diversi anni. Bisogna saper aspettare i giocatori e sponsorizzarli al momento giusto al presidente e all'allenatore, facendo capire quando sono pronti".

Nel Boca c'è anche Retegui, l'attaccante rientrato dal prestito all'Estudiantes ed entrato da poco nella scuderia di Totti.
"Gli ho fatto il primo contratto appena sono arrivato, ma con Francesco non ci siamo sentiti per il giocatore. L'ho mandato in prestito all'Estudiantes dove ha fatto molto bene e ha trovato un allenatore che l'ha aiutato a crescere. Da noi sarebbe stato il quinto o sesto attaccante, lì si è sentito importante. E' un giocatore con caratteristiche più europee che sudamericane".

Presente da direttore sportivo, passato da calciatore: qual è stato il momento più bello in campo?
"Il giorno dell'esordio, lo porterò sempre dentro di me. Quando inizi la carriera da professionista, ogni partita e ogni allenamento li vivi in maniera seria e lineare. Il debutto invece è un sogno che si realizza. Io poi l'ho fatto con il Boca, la squadra del mio cuore, in una Bombonera strapiena. Quando oggi c'è un giocatore che deve esordire gli dico sempre di lasciar perdere tutto e godersi il momento, perché se lo ricorderà per tutta la vita".

@francGuerrieri