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Non c’è pace per gli Agnelli e i loro affini. Margherita, la figlia dell’Avvocato, ritorna alla carica sostenuta dai suoi legali per rivendicare quella parte di patrimonio che stando alla lettura delle nuove carte emesse le sarebbe stato negato attraverso un’opera di occultamento da parte dei tre suoi figli (John, Lapo e Ginevra) avuti dal primo marito Alain Elkann. Si tratta di un tesoro assai consistente la cui spartizione, dopo la morte del patriarca, è stata così divisa. Il sessanta per cento di ciò che conteneva la Dicembre, la cassaforte della Famiglia, all’attuale presidente della Exor, il venti per cento equamente distribuito a Lapo e Ginevra. Margherita aveva già ottenuto una consistente liquidazione quando il padre era ancora in vita purché si facesse da parte. Cosa che è avvenuta sino a quando, dieci anni fa, Margherita non si sarebbe accorta di essere stata praticamente “truffata” dai suoi stessi figli. Dopo aver perso la prima causa, eccola tornare a rivendicare i suoi diritti forte di nuove documentazioni a suo favore.

Una vicenda intricatissima e anche parecchio squallida che è impossibile prevedere come si concluderà. Una cosa è certa. Ciò che fu in passato Gianni Agnelli oggi lo è John Elkann, il vero e autentico unico padrone di un impero la cui connotazione principale era quella del marchio Fiat ora praticamente inesistente e rimpiazzato dalla futuristica dicitura “Stellantis”. Del resto questa è sempre stata la filosofia imprenditoriale della Famiglia dove a governare doveva essere uno e uno soltanto. Ieri l’Avvocato, oggi il principe ereditario Elkann. Un’autentica saga che come tutte le storie del genere si sviluppa anche intorno a vicende e personaggi i quali hanno il potere di inquietare. Uno di questi è rappresentato dalla figura di Edoardo Agnelli, primogenito e unico figlio maschio dell’Avvocato, che morì nel 2000, volando da un ponte alto ottanta metri affacciato su un fiume.
Ebbene, qualche mese prima della sua scomparsa, la medesima proposta fatta a sua sorella Margherita gli venne formulata in un pomeriggio di primavera a Villa Frescot, la residenza torinese del padre, che Edoardo raggiunse arrivando da Villa Sole, dove abitava a poca distanza dal castello dei genitori, in quella che ora per volontà di Margherita è una casa-rifugio per ragazze madri. Ad attendere Edoardo c’erano il padre e Gianluigi Gabetti. Un’ora di colloquio sempre più agitato sino a diventare litigio. Edoardo, consapevole che firmando quelle carte avrebbe decretato la sua rinuncia a erede dell’impero, stracciò i documenti e se ne andò furibondo. Già sapeva, comunque, che suo padre aveva indicato il giovanissimo cugino come futuro gestore dell’impero. Finì come finì, ma una domanda ancora oggi viene naturale porsela: come sarebbe andata, soprattutto per la Fiat, se Edoardo non fosse morto volando da quel ponte?