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C’era una volta Italia-Brasile. Una sfida di calcio tra due nazionali le quali, per i loro rispettivi popoli, rappresentava l’occasione ideale anche per ripassare le pagine della loro Storia e per confermare la solidità di un grande amore reciproco. Una partita che ci faceva paura e che spesso si concludeva per gli azzurri in maniera sportivamente sanguinosa. Eppure anche il dispiacere per la sconfitta non andava a scalfire minimamente il senso di ammirazione e di rispetto verso gli avversari per ciò che rappresentavano sotto l’aspetto sociale e umano. Un amore reciproco. Un amore storico. Un sentimento autentico e profondo che ora viene infangato e fatto a pezzi da quella specie di sottoprodotto politico che è il presidente Jair Bolsonaro il quale, nell’ennesimo delirio di onnipotenza e con il petto in fuori, straparla alla sua nazione e al mondo affermando che la pandemia del secolo per i brasiliani è una sciocchezza e loro non devono temere il virus poiché possiedono gli anticorpi adeguati ad annullane i devastanti effetti.

Per ribadire il favolistico e scriteriato concetto, Bolsonaro usa un’immagine squallida dicendo che i brasiliani possono anche nuotare nelle fogne e non si ammaleranno. Proprio come le pantegane. Incredibile. Eppure le cifre relative alla pandemia, descritta come un raffreddore dal presidente, nel Paese più grande dell’America Latina dicono di migliaia di contagiati e di almeno un centinaio di morti. E il virus è appena arrivato e punta dritto sulle favelas, dove duecento milioni di persone sopravvivono nell’indigenza. Potranno sempre rifugiarsi nelle fogne. Ma la vergogna non finisce qui. Bolsonaro insinua, infatti, che l’Italia in quanto a comunicazione fa il gioco sporco, gonfiando i numeri dei contagiati e delle vittime e che quindi il dramma nel nostro Paese non esiste. Siamo al totale delirio oltre che alla diffamazione. Roba da richiamare in patria i nostri diplomatici, se ciò fosse possibile. 
La cosa che urta più delle altre è che nelle vene del presidente brasiliano scorre sangue italiano. Quello dei suoi genitori e dei suoi nonni che arrivarono migranti da Verona. Loro come altri milioni di poveri cristi, soprattutto veneti, in cerca di fortuna nel Sudamerica dove praticamente "fondarono" una città come San Paolo e facevano il tifo per il Palmeiras, la squadra dei nostri connazionale. Per approfondire l’argomento basta leggere i preziosi e commoventi libri del giornalista e scrittore Darwin Pastorin, nato in Brasile e figlio di veronesi. Così viene fatta l’eutanasia ad un grande amore intessuto con i fili della musica di Vinicius de Moraes e Toquino e Jobim e Caetano Veloso. Quelli del "Carnaval" e delle scuole di samba. Quelli dei romanzi di Jorge Amado e di Paulo Coelho. Quelli dei film di Bruno Barreto e Nelson Pereira. Quelli dei profumi del Churrasco e della feijoada. Infine quelli dei campioni che vennero a giocare in Italia: da Junior a Edinho, da Socrates a Falcao, da Altafini a Jair, per una lista che finisce mai. Tutti amici oltre che fuoriclasse. Sicchè, pensando allo sciagurato Bolsonaro, dobbiamo essere orgogliosi e fieri di avere un presidente come Mattarella il quale con i suoi "fuori onda" conferma di essere uno di tutti noi e non un buffone travestito da Superman.