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Lo insegna la storia del calcio, quella scritta da decenni di campionati, da centinaia di squadre. Una teoria che vale a tutti i livelli, da quelli nazionali sino alle competizioni più grosse in assoluto: in qualsiasi grande squadra, c’è per forza un mediano con gli attributi così. Chissà da cosa derivano la figura e il ruolo del mediano, storicamente tanto simile a se stessa ma ai giorni nostri con un pizzico di qualità tecnica. Li guardi in faccia, quelli come Davide Biondini, e ti rendi conto che si somigliano tutti; più che nei tratti somatici, nell’espressione, nell’impostazione fisica, nell’approccio mentale. Lo guardi, Biondini, e ti sembra di vedere un po’ Oriali, o Furino. Benetti meno, perché Romeo aveva (e tuttora ha) una stazza da corazziere. Ecco un altro simbolo del mediano: non tracagnotto ma siamo lì, altezza contenuta e muscoli a volontà per dare carburante buono per fare lo scudo, lo stantuffo, il percussore: pensandoci bene, tutte cose che Biondini fa. 

SE N’E’ ACCORTO REJA - Il tecnico atteso domani al Sant’Elia con la sua Lazio, è uno che di calcio ne capisce. Ne ha dato prova rilevando al volo il Cagliari poi accompagnato in serie A con le vele spiegate. D’accordo, c’era Zola, c’era Suazo; Biondini no, lui doveva ancora arrivare ma ciò nonostante Reja lo ha apprezzato al volo appena il rosso di Romagna si è vestito di rossoblù. Tanto da chiedere al suo presidente passi ufficiali per strappare al Cagliari il prezioso cartellino del centrocampista. 

Reja, bravissima persona, ha avuto modo di conoscere il carattere di Massimo Cellino ma non ha fatto in tempo a percepire la “simpatia” che il presidente del Cagliari prova per il suo omologo laziale. Se lo avesse saputo, neanche ci provava. Fra l’altro, Biondini che ha il contratto in scadenza nel 2012 rientra anche per il futuro nei programmi del Cagliari, sicché la possibilità di allenarlo in biancoceleste Reja non ce l’ha. Ma che fra gli Hernanes, i Zarate e i Floccari, il tecnico goriziano sia andato a pescare il nome di Biondini è importante perché certifica, col timbro di un ottimo allenatore, il riconoscimento di una qualità non comune a tanti. 

VERSO L’ALTO - Biondini, inoltre, da qualche tempo sta mandando a pieni giri il suo motore e il Cagliari ne trae puntuali benefici. Sembra di rivedere la para-bola del mediano, cantato poeticamente da Ligabue, cui lo stesso Davide tempo fa ha dato una chiosa: «Una canzone che è stata la colonna sonora della mia carriera, ma non mi sono fermato a quello. Ci ho aggiunto una crescita tecnica di cui vado fiero». 

Vero, anzi verissimo. Roberto Donadoni è sfiorato dall’idea di rinunciare a Biondini soltanto se deve programmare il turn over per risparmiare energie. Tatticamente, il discorso neanche si propone: la quantità e la qualità che ci mette “biondo” parlano da sé. E ci mette - tipico del ruolo - un temperamento niente male. Nel dopo gara del Meazza, Biondini ha preso il microfono e ha descritto la rabbia di tutto lo spogliatoio: segno inequivocabile del suo essere immerso integralmente nello spirito rossoblù. Bravo, tosto e di carattere: degno erede di giocatori che hanno contribuito a rendere grandi e vincenti le squadre che hanno potuto contare su di loro.