Commenta per primo

E' calato il sipario sulla prima parte della stagione; e l'ultimo atto non è stato tra i più felici. La sconfitta di Cesena conferma il difetto più evidente della squadra rossoblù: la mancanza di continuità. In sede di bilanci provvisori forse è proprio questo l'aspetto principale da mettere in evidenza. La squadra non ha trovato nel tempo una sua precisa identità, una fisionomia ben delineata che le permetta di ottenere maggiore costanza nei risultati. Il nuovo tecnico Roberto Donadoni sta lavorando in tal senso e siamo certi che i frutti arriveranno. Ma facciamo un passo indietro di sei mesi, dal gelo dello stadio Manuzzi di Cesena al caldo afoso del centro sportivo di Assemini.

Fine giugno, inizia una sorta di pre-ritiro voluto dal nuovo tecnico Pierpaolo Bisoli per cominciare a tastare la squadra, ma che ha creato qualche malumore a chi ha dovuto interrompere le vacanze. L'ambiente è comunque galvanizzato: Bisoli è stato da calciatore un idolo dei tifosi (dal 1991 al 1997, 165 presenze e 5 reti in maglia rossoblù) e ora, dopo aver ottenuto due promozioni consecutive (proprio con il Cesena) è stato chiamato dal presidente Cellino a far parte del nuovo progetto. La sua immagine campeggia sui mezzi pubblici della città e sui cartelloni pubblicitari come testimonial della campagna abbonamenti; prima di lui solo Giovanni Trapattoni nel 1995 aveva avuto una tale accoglienza.

Il nuovo tecnico ha in mente un progetto ben definito per 'il suo Real Madrid', come ha definito il Cagliari nella conferenza stampa di presentazione. Un progetto tattico che predilige la fase difensiva e che quindi chiede maggiore sacrificio ai centrocampisti e anche agli attaccanti. Un cambiamento di rotta rispetto alla precedente gestione Allegri, che forse non tutta la squadra ha saputo interiorizzare, ma che Bisoli porta avanti con tenacia e determinazione, allenamento dopo allenamento. Dopo un precampionato che ha avuto momenti difficili (su tutti il caso del portiere Marchetti messo fuori rosa) ma anche piacevoli sorprese (Astori e Lazzari convocati in Nazionale dal nuovo c.t. Prandelli e il tanto sperato ritorno di Robert Acquafresca in rossoblù), la stagione inizia in maniera positiva.

Buon pareggio a Palermo, contro una squadra costruita per obiettivi prestigiosi, e, all'esordio al Sant'Elia, una schiacciante vittoria (5-1) contro la Roma di Totti. Poi due pareggi a reti inviolate con Bari e Sampdoria, che fanno piovere le prime critiche sull'allenatore, al quale viene imputato un atteggiamento troppo difensivista. A Torino contro la Juventus arriva la prima sconfitta, ma è alla vigilia della trasferta di Verona che scoppia una vera e propria bomba all'interno dello spogliatoio: il capitano Daniele Conti e il vice Alessandro Agostini non vengono convocati da Bisoli. L'esclusione dei due 'senatori' non è giustificata né come scelta tecnica né per problemi fisici. Come dire: motivi disciplinari.

La frattura viene ricomposta qualche giorno dopo con l’intervento del presidente Cellino, ma è palese che i rapporti tra allenatore e buona parte della squadra non sono idilliaci. E i risultati si vedono anche sul campo. Le sconfitte casalinghe contro Napoli e Genoa (entrambe maturate nel finale di gara) sono fatali al tecnico emiliano. Cellino, seppur a malincuore, congeda Bisoli e affida la squadra a Roberto Donadoni. Il cambio di allenatore coincide con l’avvento di un clima più sereno nello spogliatoio. Dal sanguigno Bisoli, che mette sotto pressione i giocatori per novanta minuti, al più pacato e riflessivo Donadoni, che trasmette tranquillità.

Donadoni, al suo esordio contro il Brescia, conquista la prima vittoria in trasferta della stagione. Per l'ex commissario tecnico altre due vittorie e altrettante sconfitte. Come accennato all'inizio occorre quindi dare maggiore continuità e un volto ben definito alla squadra. I presupposti ci sono tutti. La difesa è ok. Agazzi sta dimostrando di essere un degno successore di Marchetti, mentre Canini e Astori formano una coppia di centrali giovane ma allo stesso tempo esperta. A centrocampo la sorpresa è Nainggolan, lanciato titolare da Bisoli e ormai intoccabile.

Si aspetta ancora il miglior Lazzari (che nel frattempo è sempre più corteggiato dal Milan). In attacco Matri (autore di otto reti) e Nenè (quattro centri per lui) sono tra le note più positive della stagione; ancora troppe difficoltà per Acquafresca, il fiore all'occhiello del mercato estivo, ma siamo sicuri che non ha dimenticato come si butta dentro il pallone. L'esperienza di Agostini, Conti, Biondini e Cossu e la voglia di riscatto di Pisano dopo i vari infortuni patiti, completano il quadro. Donadoni ha sicuramente ancora molto da lavorare, ma il raggiungimento dell'obiettivo salvezza non si discute. Se poi arriva qualche acquisto importante, come preannunciato da Cellino, il traguardo salvezza potrebbe non bastare.